domenica , 20 giugno 2021
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«Un errore delegittimare i magistrati La lezione dal sacrificio di mio padre»

MILANO – C’ è una casa a Milano, a metà strada fra Città Studi e il palazzo di giustizia, dove si respira memoria. È la casa da cui il pomeriggio del 19 marzo 1980 uscì il giudice istruttore Guido Galli, per andare all’università e poi in tribunale; alle 16,50, in un corridoio della Statale, un commando di Prima linea lo uccise mentre si accingeva a tenere la sua lezione di Criminologia. Aveva 47 anni. In questa casa, trentuno anni dopo, la signora Bianca, vedova elegante e fiera del giudice Galli, conserva ancora le riviste giuridiche che compulsava il marito, insieme a tanti altri ricordi. E dice, con una punta di orgoglio discreto: «Tante volte ho potuto constatare, con altri coniugi delle persone colpite, che i nostri figli sono venuti su bene, nel solco di padri che evidentemente avevano seminato qualcosa di buono». All’ora di pranzo arriva Alessandra Galli, 51 anni, giudice a Milano come sua sorella Carla. In queste stanze, nell’estate del 1979, Alessandra preparava l’ esame di maturità mentre suo padre Guido lavorava al rinvio a giudizio di Corrado Alunni e altri capi di Prima Linea: «La sera lo vedevo confrontare con grande…Apri l’allegato pdf per continuare a leggere il contenuto