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Mocchi Vittorio



MOCCHI VITTORIO


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Biografia Raccontata dai figli Giovanni e Antonio

Vittorio Mocchi nasce a Milano il 27 luglio del1936.

Frequenta le scuole nella stessa città dove si diploma in ragioneria al Collegio San Carlo nell’anno 1955.
Presta il servizio militare nei carristi e terminata la leva si avvia al lavoro nell’azienda agricola di famiglia, situata nella provincia sud-est di Milano.
L’azienda agricola è ad indirizzo zootecnico ed è condotta da Vittorio unitamente al fratello Raffaele.
Nel 1965, Vittorio sposa Anna Maria Maiocchi.
Nei successivi 24 mesi Vittorio diventa papà di Giovanni (1966) e Antonio (1967).

Vittorio amava lo sport. Appassionato di ciclismo, di calcio e di motori. Amava viaggiare e conoscere culture diverse. Seguiva la vita politica con grande interesse e con elevato senso critico.
Religioso e democratico.

Altruista, rispettato e considerato per l’intelligenza e la capacità di intuire l’evoluzione delle cose. Dimostrava grande sagacia nella conduzione dell’azienda agricola. Era fortemente spinto all’innovazione ed attratto dalle migliorie tecnologiche.
Trascorreva molto tempo con i figli cui dedicava attenzioni e che supportava nella crescita umana e scolastica.

Il 12 dicembre 1969, all’età di 33 anni, Vittorio si trovava in piazza Fontana a Milano presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura al fine di concludere l’acquisto di due trattori Ford. Era d’uso tra gli agricoltori che il venerdì pomeriggio ci si ritrovasse con mediatori venditori e commercianti per la conclusione di affari inerenti l’attività.
Anche quel giorno, Vittorio e suo fratello Raffaele erano presenti all’appuntamento.

Ciò che accadde è noto.

Vittorio sopravvisse all’esplosione. Morirà solo 14 anni dopo, ad ottobre del 1983 a causa di una delle tante implicazioni dell’attentato.

L’esplosione ha cambiato tutta la sua vita e quella della sua famiglia ed in particolare quella della moglie Anna Maria.

Dopo i primi 100 giorni di ospedale, le decine di terapie per la cura delle innumerevoli fratture e delle ustioni riportate, per Vittorio è continuato un vero e proprio calvario fatto di cure, miglioramenti, ricadute. La perdita di buona parte dell’udito, le sofferenze agli arti inferiori, le infezioni dovute alle schegge. Su tutto lo shock psicologico per il dramma subito; Vittorio era un uomo sano e non riusciva ad accettare le menomazioni subite.

Per Raffaele, il fratello, le cose vanno meglio. Anche lui è rimasto coinvolto ma ha subito traumi un po’ meno gravi. Si rimetterà in un paio d’anni.

Nel 1973 Vittorio diventa nuovamente papà. Nasce Pierluigi, il terzo figlio.
Nel 1976 un grave incidente toglie la vita dell’ultimo arrivato. Pierluigi muore a soli 3 anni, durante la raccolta del granoturco.
Per Vittorio è un ulteriore colpo alla sua stabilità. Inizia un periodo di crisi depressive sempre più intense e frequenti.

Le conseguenze dell’attentato per Vittorio sono quindi tragiche e si protraggono negli anni.

La vita della sua famiglia ne risulta condizionata. Anna Maria trascorre anni alla rincorsa di medici e di cure in grado di ristabilire un minimo di equilibrio psicofisico nella vita del marito.
I figli risentono della situazione. I continui ricoveri ospedalieri del papà. La sua assenza e spesso l’assenza della mamma impegnata ad assistere il marito. La completa perdita di serenità nel contesto familiare.

L’assenza di Vittorio dall’azienda agricola nei periodi di malattia incide moltissimo anche sugli affari. Già nei primi anni 70, Vittorio ed il fratello Raffaele decidono di vendere il bestiame. Uno degli allevamenti più moderni della Lombardia scompare così: impossibile andare avanti senza l’apporto di Vittorio.
Gli anni successivi sono dedicati a mantenere ciò che resta. I fratelli hanno perso gran parte dello spirito di iniziativa e della voglia di fare.

La vita si trascina in queste condizioni sino al 1983. Vittorio muore all’età di 47 anni in un letto d’ospedale. Uno dei tanti ricoveri.

Così finisce di soffrire.

La sua famiglia rimpiange ancora oggi il marito e il padre meravigliosi, ne conserva il ricordo, ne segue l’esempio.

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