venerdì , 24 novembre 2017
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Giuseppe Pinelli



GIUSEPPE PINELLI


CON LICIA PER SEMPRE


UN TENERO PAPA’…


…MAMMA LICIA


LA FAMIGLIA AL COMPLETO


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Pino…la diciottesima vittima di Piazza Fontana

Giuseppe Pinelli, detto Pino, nasce a Milano il 21 ottobre 1928.

Lascia gli studi molto presto per aiutare economicamente la famiglia e lavora come garzone e come magazziniere, ma non tralascia la cultura e lo studio e sarà un autodidatta curioso e vivace.

Si avvicina molto presto agli ideali anarchici e a 16 anni partecipa alla lotta partigiana come staffetta.

Finita la guerra il suo bisogno di comunicazione e i suoi ideali di pace e uguaglianza tra gli uomini, lo portano a iscriversi a un corso di Esperanto, lingua che impara molto bene e che vorrebbe insegnare.

Nel 1952, in uno di questi corsi, incontra Licia Rognini. Si sposano nel 1955 dopo che lui ha vinto un concorso ed è entrato nelle Ferrovie. Avranno due figlie, Silvia e Claudia, a un anno di distanza l’una dall’altra.

Pino ha una grande curiosità verso la vita, un grande amore per la lettura; la sua disponibilità verso la gente, verso le idee e le esperienze, lo porta in contatto con moltissime persone degli ambienti più diversi. In breve la loro piccola casa diventa un “porto di mare”, sempre aperta a tutti, frequentata da studenti, che si fanno battere a macchina da Licia le tesi di laurea, da compagni anarchici e non, da assistenti universitari, da molti cattolici del dissenso con cui Pino entra in contatto sui temi comuni dell’antimilitarismo e dell’obiezione di coscienza.

Nella prima metà degli anni ’60 aderisce al gruppo di “Gioventù libertaria” riuscendo a far da tramite tra i giovani della contestazione e i vecchi anarchici, con cui fonda il circolo “Sacco e Vanzetti” in viale Murillo a Milano.

Sono gli anni della contestazione contro la guerra del Vietnam, dei “Beat”, dei “Provos”. La libertà, il pacifismo, la non violenza sono gli ideali che lo accomunano a questi giovani. Organizza la “Conferenza Europea della gioventù anarchica” nel 1966 ed è il promotore di un Campeggio Internazionale a Colico, nel luglio del 1967.

Dopo lo sfratto da viale Murillo è tra i fondatori del circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa” alla Bovisa e di quello “Scaldasole” al Ticinese.

Negli anni tra il 1968 e il 1969 l’impegno politico di Pino come anarchico e nel sindacato cresce sempre di più, è molto attivo, molto conosciuto in diversi ambienti, si espone molto. Lo conoscono bene anche alla Questura di Milano dove si reca per chiedere le autorizzazioni per le diverse iniziative o dove viene convocato come referente del movimento anarchico.

Attraverso la “Croce nera anarchica” organizza sia l’assistenza legale che il sostegno morale, con l’invio di libri e lettere, agli anarchici arrestati ingiustamente per le bombe del 25 aprile 1969 alla Fiera di Milano e per le bombe sui treni nell’agosto di quello stesso anno.

Poi scoppia la bomba di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969. 17 innocenti muoiono.

Parte immediatamente la caccia all’anarchico e anche Pino viene fermato, invitato dalla polizia a seguire la loro macchina con il suo motorino.

A casa non tornerà mai più.

Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, dopo tre giorni di fermo illegale, Giuseppe Pinelli muore, precipitando dalla finestra di una stanza al quarto piano della Questura, dove subiva l’ennesimo interrogatorio.

A questa morte orrenda, si aggiungono le dichiarazioni infamanti del questore di Milano che afferma la tesi del suicidio a dimostrazione della sua colpevolezza.

Pur nel dolore immenso della perdita Licia, con pochi amici, trova la forza e il coraggio di affrontare tutto questo, di ribellarsi alle verità ufficiali e con dignità inizia la sua battaglia per sapere non solo la verità sulla morte del marito, ma per difenderne la memoria così crudelmente distorta.

Chiede giustizia, ma quella giudiziaria non l’ottiene, scontrandosi contro un muro di gomma che le impedisce di entrare in un’aula di tribunale, di sapere quello che è avvenuto in quella stanza, quella notte,.quando in uno Stato che si definisce Democratico, di Diritto, un cittadino innocente, entrato vivo nella questura di Milano precipita da una finestra e muore, dopo tre giorni di fermo illegale.

L’unica inchiesta che venne istruita, in seguito alla denuncia di Licia, affidata al giudice D’Ambrosio, si concluderà nel 1977 archiviando la morte come un “malore attivo”.

A 40 anni da quel 16 dicembre, Licia viene invitata al Quirinale e il 9 maggio 2009, può sentire le parole che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, pronuncia in occasione della Giornata della Memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi, in cui Giuseppe Pinelli viene indicato come vittima,

la 18° vittima di Piazza Fontana.

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oppure leggi le altre biografie delle vittime della STRAGE DI PIAZZA FONTANA:
ARNOLDI Giovanni
DENDENA Pietro
GARAVAGLIA Carlo
MOCCHI Vittorio
PAPETTI Gerolamo
SANGALLI Oreste
SCAGLIA Angelo
SILVA Carlo
PINELLI Giuseppe

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