martedì , 26 settembre 2017
Ultime News
Home » Vittime di stragi – Milano » Dendena Pietro

Dendena Pietro



PRIGIONIERO IN UN LAGER


IL MATRIMONIO CON LUIGINA


RITRATTO DI FAMIGLIA


LA LICENZA DI MEDIATORE


Questo sito non ha scopo di lucro.
Nulla e’ dovuto per la consultazione ed il prelevamento di documentazione.
Se questo sito vi sarà stato utile siete invitati esclusivamente a citare la fonte.

Biografia Raccontata dalla figlia Francesca

Nato a Casaletto Ceredano (località Passarera Corta) in Provincia di Cremona, il 4/11/1924. Deceduto a causa della bomba esplosa presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana Milano, il 12/12/1969 alla giovane età di 45 anni.

Mio padre nasce da una famiglia molto povera. Il padre Antonio fa il “Cavalant” ossia si occupa dei cavalli da soma all’interno delle fattorie presso le quali trova lavoro. La madre Francesca Zambonelli si occupa della numerosa famiglia, ma non vive a lungo: muore nell’anno 1927 a causa della gravidanza in corso. Era difatti incinta di circa otto mesi di un bimbo al quale se maschio sarebbe stato dato il nome di Gesuino.

La famiglia era così composta: la prima è una figlia di nome Maria, il secondo un maschio di nome Paolo, il terzo era mio padre Pietro, l’ultima tra i viventi una femmina di nome Rosetta. Solo per diritto di cronaca, ma anche per la giusta memoria di chi non è più, anche lo zio Paolo è deceduto molto giovane e a causa di tragico incidente con la sua vespa, strumento di lavoro in quanto era rappresentate e non solo, come secondo lavoro, controllava nella zona dove viveva che non avvenissero furti di energia elettrica.

Non saprei dire con precisione l’età in cui mio padre iniziò a lavorare, sono però certa che lo abbia fatto agli albori dell’adolescenza, perchè so che prima dei 18 anni fu deportato in Germania in un campo di concentramento.

Un giorno, mentre era sul portone della fattoria presso cui lavorava come mungitore, per vedere transitare sulla statale Lodi /Crema un colonna di tedeschi, fu dagli stessi preso e deportata a causa del grande bisogno di forza lavoro per la guerra in corso.

Trascorre circa un anno prigioniero presso il campo di Hildesheim subendo torture e patimenti, che noi tutti ora conosciamo, per essere poi vilmente assassinato da una mano italiana.

Al suo ritorno riprende a lavorare presso la fattoria di proprietà del signor Egidio Vailati in località Benzona frazione di Crespiatica. Grazie al signor Vailati impara la sua futura professione di mediatore di bestiame e di aziende agricole. Ma non solo, il signor Vailati offre a lui e a Corbellini Luigina, che nel 1952 sarebbe diventata sua moglie, la gestione della trattoria con stazione per il rifornimento della benzina sempre nel complesso della fattoria.

Da questo matrimonio nascono due figli: Francesca nel 1952 e Paolo nel 1959. Ed è proprio per favorire il buon esito di questa seconda nascita che lasciano la gestione della trattoria e si trasferiscono dapprima a Crespiatica paese originario della moglie e poi, nei primi anni 60, grazie anche al buon andamento della sua attività di mediatore, si trasferiscono a Lodi in un moderno appartamento.

Da questo appartamento si muove quel lontano 12 dicembre del 1969, dapprima per recarsi a Chieve in provincia di Cremona per assistere al funerale di un parente prossimo con la moglie. Moglie che non riaccompagna a casa, ma lascia con i parenti in quanto ha veramente fretta di recarsi al consueto mercato agricolo provinciale del venerdì, che si teneva presso il salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Piazza Fontana Milano.

Ci hanno raccontato i diversi testimoni che papà arriva trafelato sia nel parcheggio a pagamento dietro palazzo Giustizia dove lascia la macchina e le chiavi al parcheggiatore mentre scende e sia avvia quasi correndo verso Piazza Fontana. Quando arriva nel salone un amico gli offre il suo posto al grande tavolo ottagonale; tavolo sotto il quale una mano assassina aveva già depositato la borsa contenente la bomba.

Ci raccontano ancora che appena seduto si appresta a prendere dalla tasca interna il suo famoso taccuino delle mediazioni in corso. Questo particolare è riscontrato dal fatto che la giacca era intatta, ma sul maglione all’altezza del cuore c’era un piccolo foro come di bruciatura, probabilmente il punto dove passò una scheggia che fu la causa della morte

…mentre prendeva il taccuino disse di sentire un forte odore di bruciato.

Noi familiari lo ritroveremo presso l’ospedale Fatebenefratelli nella tarda serata, ma non potremo rivederlo che il giorno seguente presso l’obitorio. Anche i suoi vestiti non ci verranno consegnati, ma dovremo seguirne noi le tracce per poterli riavere.

Da questo momento inizia una storia che non è solo dei famigliari delle vittime e dei feriti.

Questo terribile evento non trova nemmeno la giusta e doverosa risposta di giustizia e verità, che, non ultimo, avrebbe anche potuto evitare le future stragi, dato che i nomi degli imputati, per altro mai condannati, erano sempre appartenenti agli stessi gruppi di neofascisti, che uno stato di diritto doveva doverosamente fermare e processare, ma non per ‘assolverli’.


TRATTATIVA BEN RIUSCITA


…IN MEMORIA

Clicca qui per tornare alla pagina precedente

oppure leggi le altre biografie delle vittime della STRAGE DI PIAZZA FONTANA:
ARNOLDI Giovanni
DENDENA Pietro
GARAVAGLIA Carlo
MOCCHI Vittorio
PAPETTI Gerolamo
SANGALLI Oreste
SCAGLIA Angelo
SILVA Carlo
PINELLI Giuseppe

Inserisci un commento