sabato , 23 settembre 2017
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Arnoldi Giovanni



LA FAMIGLIA AL COMPLETO


SUL CARRO IN CAMPAGNA


LA SUA CARTA D’IDENTITA’


GIOVANNI ARNOLDI


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Biografia Raccontata dal figlio Carlo

Nato a Peschiera Borromeo il 03/04/1927 da una famiglia di agricoltori formata dal papà Carlo, di origini bergamasche, e dalla mamma Giuseppina, di origini milanesi, insieme a quattro sorelle Clotilde, Maria, Santina, Ancilla tutte più anziane di lui e da un fratello Ambrogio di tre anni più giovane.

A quindici anni perde il padre in un incidente drammatico causato da una caduta dello stesso dal carro con cui stava rientrando in cascina lasciando così la famiglia tra mille difficoltà.

Con l’aiuto di tutta la famiglia l’azienda continua a funzionare anche se il lavoro è molto pesante e le responsabilità sempre più grandi anche per un giovane come mio padre Giovanni.

Mio padre aveva un solo ma grande hobby “il cinema”, e appena poteva si infilava in qualche sala per vedere i film dell’epoca e il suo sogno era quello di avere un Cinematografo tutto suo.

Verso la fine degli anni quaranta conosce mia mamma Costantina Ferrari più giovane di lui di tre anni e se ne innamora perdutamente fino a portala all’altare il 2 luglio del 1951.

Vanno a vivere in affitto a Melegnano, e qui comincia a maturare l’idea di lasciare l’azienda per realizzare il sogno della sua vita “Avere un Cinematografo”.
Nel 1952 decide di farsi liquidare la sua parte di azienda e acquista a Magherno, paesino di circa 1.500 abitanti in provincia di Pavia, un cinematografo e lo chiama “Cinema Nuovo”, realizzando il suo sogno: avere una sala cinematografica e fare l’operatore (dopo avere avuto il patentino) del suo cinema.

Nel frattempo nasco io, e vengo chiamato Carlo (come il nonno) il 17/8/1954.

Per i primi anni il cinema funziona bene poi con l’avvento della televisione il lavoro comincia a diminuire e dopo la nascita di mia sorella Giuseppina (come mia nonna) il 9/7/1961 mio padre decide di affiancare al cinematografo ancora il suo vecchio amore “l’agricoltura”.

Affitta una stalla e dei terreni a Magherno e comincia a comprare e vendere bestiame, mucche, vitelli, tori, e comincia anche a fare il mediatore essendo molto esperto in materia.

Tutto questo fino al fatidico pomeriggio di venerdì 12 dicembre 1969.

Quel giorno io ero a scuola anche il pomeriggio e mio padre dopo aver pranzato e fatto i suoi lavoretti in stalla stava riposando sul divano in quanto non sarebbe andato a Milano perchè c’era una fitta nebbia e non si sentiva tanto bene e aveva rimandato i suoi appuntamenti al venerdì successivo.

Verso le 15 mia madre riceve una telefonata di un agricoltore di Lodi ( che non voglio citare per riservatezza) che cerca mio padre e lo invita ad andare a Milano in Piazza Fontana perchè c’è da chiudere un affare su una vendita di una cascina nel milanese e c’è bisogno della sua presenza in quanto conosce bene tutta la trattativa.

Mio padre cerca in qualche modo di rimandare ma l’agricoltore insiste e a malavoglia accetta,saluta mia madre prende la sua autovettura e si dirige a Milano. Per mia madre sarà l’ultima volta che vede vivo mio padre. Arriva a Milano parcheggia la macchina a porta Ticinese (la ritroveremo dopo circa un mese) e con i mezzi si dirige in piazza Fontana all’appuntamento con la morte. Arriva in piazza Fontana verso le 16,30 e davanti all’entrata della Banca Nazionale dell’Agricoltura incontra un altro agricoltore di Magherno il signor Morstabilini (rimasto ferito) che gli chiede come mai è venuto al mercato quando alla mattina gli aveva comunicato che non sarebbe andato, mio padre di fretta gli chiede se ha visto l’agricoltore di Lodi e quando il Morstabilini gli risponde negativamente lo saluta ed entra nel salone della Banca, dopo pochi minuti avviene lo scoppio della bomba e mio padre purtroppo è coinvolto e non muore subito ma dopo circa mezzora all’ospedale milanese Fatebenefratelli.

Lascia la moglie Costantina di 39 anni casalinga e due figli Carlo di 15 anni studente alle superiori e Giuseppina di 8 anni studentessa alle elementari.Noi veniamo a saperlo tramite il medico di famiglia (avvertito a sua volta dalla Questura di Milano) verso le 19,30 qundo ci racconta di avere appreso dai Carabinieri di una caldaia scoppiata in Banca a Milano e che mio padre era tra i feriti, e di andare subito a Milano.

Mia madre non avendo la patente chiamò suo fratello Sergio che abita a Milano di andare a verificare cosa fosse realmente successo in piazza Fontana.

Mio zio dopo aver girato diversi ospedali a Milano arriva anche al Fatebenefratelli e quì pur invitato a riconoscerlo non riconosce mio padre tra i morti poi convinto dal personale ritorna indietro e dalle scarpe che avevano comprato qualche tempo prima insieme scopre l’orribile verità.

Ci chiama al telefono verso le 21 e purtroppo ci comunica la morte di mio padre. Tutto quello che avviene dopo è un incubo continuo, riconoscimento il giorno successivo e poi i funerali in piazza Duomo con quella atmosfera grigia e cupa ma soprattutto silenziosa che non dimenticherò mai, e nel pomeriggio i funerali al nostro paese a Magherno con tutto il paese partecipe al nostro dolore.

Da quel giorno la mia vita e la vita di tutta la mia famiglia è cambiata ci siamo trovati (come aveva fatto lui a 15 anni quando è morto suo padre) ad affrontare delle difficoltà enormi, ma grazie all’abnegazione di mia mamma che non ringrazierò mai abbastanza oggi seppur segnati da una ferita che non si rimarginerà mai siamo ancora quì a vivere e lottare per lui per far avere ai nostri figli e alle future generazioni le VERITA’ storiche che i tanti processi non sono riusciti a darci in modo definitivo.

Ancora oggi molte volte mi domando come sarebbe stata la mia vita senza quella telefonata.

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