venerdì , 17 agosto 2018
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Svelata la graphic novel su Piazza Fonatana di Barilli e Fenoglio

Quando il fumetto fa cronaca: due matite per Piazza Fontana – svelata la graphic novel su Piazza Fontana

“Prima di parlare di perdono occorre avere qualcuno da perdonare “: è una frase secca e carica di dolore quella con cui si è chiuso, sabato pomeriggio a Lodi, l’incontro organizzato dalla libreria Liberitutti per presentare il libro a fumetti Piazza Fontana (edizioni Becco Giallo) di Francesco Berilli e Matteo Fenoglio.

“Abbiamo pensato – ha detto Berilliche il fumetto fosse uno strumento narrativo abbastanza adulto da essere pronto per raccontare anche vicende terribili e cariche di storie come quella del 12 dicembre del 1969”. Una storia che tutti sanno,ma che nessuno conosce sino in fondo, “come un libro a cui manca il finale” e che rischia di essere imenticata, tranciata via dalla pigrizia intellettuale, dalle mancanze della scuola (molti adolescenti pensano che a mettere la bomba
siano state le Br, o addirittura al Qaeda) e, quel che con più forza denunciano come un oltraggio i parenti delle vittime,
dalla mancanza di una verità giudiziaria.

“Esiste una verità storicaha detto il presidenze dell’Associazione dei parenti delle vittime Carlo Arnoldi chiara e onfermata dai fatti e dalle prove, a cui però non corrisponde una verità giudiziaria, una sentenza”. Così visto che nessuno è stato condannato per la strage, Piazza Fontana è finita di diritto nel calderone fumoso dei “misteri d’Italia” anche se mistero è solo parzialmente:

“Il quadro che ha portato alla strage è assolutamente chiaro: un alveo di destra eversiva e di tentazione di deriva totalitaria che condusse agli anni terribili della “Strategia della tensione”. Però la sentenza del 2005 ha messo fine,
insieme al tempo che sta facendo morire uno dopo l’altro i protagonisti di quegli anni, alla possibilità di arrivare a una verità, che ci spetta di diritto. E questa è una sconfitta dello Stato”.

Di sconfitta dello Stato parla anche Silvia Pinelli, figlia dell’anarchico morto in circostanze mai chiarite nelle ore successive alla strage, cadendo dall’ufficio della polizia. “Io e mia madre abbiamo giocato secondo le regole. Non ci
sentiamo sconfitte, anche se la verità non si saprà mai”. La stessa verità che anche Francesca Dendena, la lodigiana a lungo presidente dell’associazione dei parenti delle vittime, ha cercato per anni senza che le venisse mai riconosciuto
il diritto a conoscerla.

Sabato la sua figura, dignitosa e ,instancabile è stata ricordata dai suoi cari, da Paolo e dalla nipote Federica che, giovane universitaria, ha scritto la tesi di laurea sul colpo di spugna del 2005, la sentenza che costituì un affronto ulteriore ai morti di quel giorno e la cui gravità è stata rimarcata anche dall’assessore Andrea Ferrari responsabile della cultura del Comune di Lodi, che ha voluto concludere l’incontro con un breve saluto sottolineando come “il valore della testimonianza e del ricordo gravi tutto sulle spalle dei parenti delle vittime, che si assumono, una volta di più un ruolo cui lo Stato sta venendo meno”.

Luciana Grosso – Il Cittadino di Lodi – 23 maggio 2011