giovedì , 21 settembre 2017
Ultime News
Home » Le vittime » I feriti » Tito Berardini

Tito Berardini


Questo sito non ha scopo di lucro.
Nulla e’ dovuto per la consultazione ed il prelevamento di documentazione.
Se questo sito vi sarà stato utile siete invitati esclusivamente a citare la fonte.

Tito Berardini ferito, a Milano il 12 maggio 1978

Io, la politica …le brigate rosse – 31 anni dopo

Ho settantadue anni e sono coniugato con Silvana Magnani e padre di due figli Giorgio e Barbara.
Il 12 maggio del 1978, alle 7,50 del mattino (tre giorni prima era stato trovato, in via Caetani a Roma, il cadavere di Aldo Moro), uscivo di casa per recarmi in Ufficio, alla Cariplo.
Il giorno prima, nella Sala della Circoscrizione “Sei” a Milano, come capogruppo della DC al Consiglio di Zona, avevo commemorato il grande statista democristiano. La sala era piena zeppa di estremisti di sinistra,che non perdonarono il mio discorso commemorativo e la condanna mia esplicita del terrorismo rosso.
Quel mattino avevo percorso una ventina di metri dalla mia abitazione, quando un commando di terroristi,appartenenti alla colonna Walter Alasia “Luca”, mi gambizzò con sei colpi di pistola. Cinque delle sei pallottole mi trapassarono le gambe; una mi lacerò l’arteria femorale della gamba sinistra.
Sarebbero bastati otto minuti per morire dissanguato se un operaio della Borletti, tale Sig. Borrelli che si trovava a passare, non mi avesse soccorso riuscendo a fermare, con la mia cravatta, legandomi il polpaccio, l’emorragia.
In quel drammatico momento pensai di morire e vidi subito, come in un fi lm, le immagini di mia moglie,
dei miei figli e dei miei cari.
La solidarietà, dopo il tragico attentato, fu vastissima: dalle forze politiche e sociali a quelle civili e
professionali sia di Milano, sia dell’Abruzzo (essendo io un abruzzese, nato a Città S. Angelo in provincia di Pescara).
Non ero un uomo di potere; non uno che viveva nel “Palazzo”; anche se ero un Dirigente della DC, mi
scelsero per il rigore morale, per l’onestà intellettuale, per il comportamento corretto che contrassegnavano la mia vita politica, professionale e familiare.
Il volantino di rivendicazione delle Brigate Rosse così rivendicava l’attentato:
“…un nucleo armato delle Brigate Rosse ha colpito con colpi di pistola alle gambe Tito Berardini, uomo di punta della DC milanese. Responsabile dei Gruppi di Impegno Politico (GIP) nella Segreteria Cittadina della DC; Segretario della Sezione “Filippo Meda”.
Questa Sezione è una delle più attive a Milano, promuovendo continui dibattiti e iniziative nell’ambito della propaganda e vari altri impegni, che si inseriscono nel progetto di rinnovamento del Partito.
Tito Berardini raffi gura il quadro nuovo della DC che, seguendo la linea della Segreteria Centrale, assume fino in fondo il suo ruolo …”
Per le br. io rappresentavo un valore, un architrave, un esempio di comportamento leale e costruttivo nel Partito, abbattendo il quale avrebbero potuto “convincere” altri militanti, come me, ad abbandonare la DC, mettendola in crisi, nella logica del motto brigatista: “colpire uno per educarne cento”!
Io invece continuai a militarvi, contrariamente a quanto accadde ad un amico che, gambizzato come me, cadde nel tranello e si ritirò dalla vita politica, eclissandosi all’estero.
La mia, invece, fu una scelta naturale di fedeltà per il patrimonio di idee e di valori che la Democrazia Cristiana
portava in sè, non tradendo mai la speranza nell’uomo; difendendo sempre la libertà; rispettando,
certamente, la diversità degli individui; praticando il pluralismo come valore democratico e civile; condannando ogni tipo di violenza; salvaguardando sempre la difesa della natura inviolabile della vita umana.
In quegli anni, peraltro, pur detti “anni di piombo”, non c’è mai stata una guerra civile, ma solo un tentativo di eversione antidemocratica che, insidiava e offendeva la Costituzione italiana e le conquiste sociali di una democrazia partecipata con libere elezioni.
Nel corso degli anni gli eventi luttuosi del terrorismo, lentamente e inesorabilmente, hanno emarginato le vittime che hanno vissuto nell’oblio. Lo Stato e tutte le altre Istituzioni locali, partiti politici compresi, hanno cominciato a dimenticare, perchè le vittime creavano imbarazzo ed era preferibile lasciarle sole, anche quando il dibattito politico metteva in evidenza i comportamenti dello Stato, troppo prodigo di indulgenze verso i terroristi.

Per le vittime l’unico luogo ricco di affetti, di comprensione, di sostegno morale e umano è stata la famiglia e gli amici più autentici, che hanno condiviso l’esperienza di sofferenza e di disagio psicologico.
Per decenni, a poco sono valsi l’impegno, la determinazione, le denunce per ottenere verità, giustizia e diritti delle varie Associazioni rappresentative per tutelare la memoria storica dei caduti e dei feriti.
Gli organi d’informazione dai giornali alle televisioni invertirono i ruoli dando prevalentemente voce pubblica ai carnefi ci, esaltandoli come protagonisti della storia e confi nando nell’ oblio le vittime.
Dopo tanti anni, però, la determinazione, la costanza e la convinzione delle Associazioni dei familiari
delle Vittime del terrorismo e delle stragi sono riuscite ad ottenere una legge di nuove norme che assicurano signifi cativi benefi ci, come la più famosa e recente legge n. 206 del 3 agosto 2004 che, per la prima volta riconosce vastissime provvidenze assistenziali ed economiche anche alle vittime civili, ai feriti e ai loro famigliari, analogamente a quanto avviene per i familiari dei caduti (orfani e vedove).
Vorrei ricordare che tali benefi ci sono stati contrastati da una miope, insensibile e arrogante burocrazia che, oltre a ritardare l’applicazione dei benefi ci di legge, è riuscita a renderli, parzialmente, impraticabili tanto da costringere molti di noi a rivolgersi alla Magistratura per vedere riconosciuti i diritti!
Dopo 40 anni dalla strage di piazza Fontana e dopo oltre 35 anni dalla nascita del terrorismo rosso e nero,
il Parlamento italiano ha istituto, dal 2008, la celebrazione del “Giorno della memoria”, che si tiene il
9 maggio di ogni anno. Il Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, sia l’anno scorso che
quest’anno 2009, ha voluto rendere solenne questo evento, invitando al Quirinale i feriti e i famigliari
dei caduti, ridando dignità, rispetto e riconoscimento a tutti coloro che hanno vissuto la stagione del
terrorismo, per dare sia un segno di grande solidarietà ai familiari delle vittime, sia per dare una maggiore visibilità ai feriti, schierandosi dalla parte dei colpiti, che hanno diritto a non essere dimenticati.
In tale ricorrenza il Presidente della Repubblica riequilibra, a livello mediatico, la presenza delle vittime e dei feriti che sono gli autentici protagonisti della storia del nostro Paese.
A distanza di tanti anni e dopo un’esperienza così terribile, sono convinto che la politica è un’arte affascinante, forse la più alta e, certamente, la più importante azione di risarcimento morale svolta dall’uomo per l’uomo.
Nessuno, dico nessuno, dovrebbe praticare la politica per interessi di parte o personali, in quanto ritengo che essa possa e debba essere praticata con spirito di servizio ai cittadini italiani. L’obiettivo della politica non è il bene personale, ma il bene dell’uomo. Senza lo sviluppo dell’uomo, non vi è sviluppo economico.
Ecco perchè la politica dovrebbe essere, per me, una vocazione socio-economica per essere al servizio del “Bene Comune” e non un mestiere di gente malavitosa, privi di etica, che intreccia la politica con gli affari, per arricchirsi alle spalle dei cittadini onesti.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


Clicca qui per tornare alla pagina precedente

associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione contro l’ordinamento costituzionale dello stato

SEZIONE LOMBARDIA

via san marco, 49 – 20121 milano
cell. 3355458438 – 3334552091 – tel./fax 02-39261019

www.vittimeterrorismo.it
www.casamemoriamilano.it

Inserisci un commento