giovedì , 23 novembre 2017
Ultime News
Home » Le vittime » I feriti » Patrizia ed Enrico Pizzamiglio

Patrizia ed Enrico Pizzamiglio


Questo sito non ha scopo di lucro.
Nulla e’ dovuto per la consultazione ed il prelevamento di documentazione.
Se questo sito vi sarà stato utile siete invitati esclusivamente a citare la fonte.

Patrizia ed Enrico Pizzamiglio i due ragazzi feriti nella strage di Piazza Fontana.

Siamo Patrizia ed Enrico Pizzamiglio che in quel tragico 12 dicembre 1969 siamo rimasti feriti nella strage di Piazza Fontana.
All’epoca io Patrizia ero una studentessa di Liceo scientifico ed avevo 15 anni. Io Enrico ero uno studente delle scuole medie ed avevo 12 anni.
Come tutti i figli di commercianti venimmo incaricati dai nostri genitori di recarci alla Banca Nazionale dell’Agricoltura per effettuare alcuni pagamenti di bollette relative alle nostre attività. Proprio nell’istante in cui eravamo allo sportello scoppiò la micidiale bomba che ha sconvolto per sempre la nostra giovane esistenza.

Alle 16.37 il boato tremendo e l’inizio del nostro calvario di ragazzi feriti, sommersi da un cumulo di macerie dalle quali si sprigionavano urla strazianti di voci di dolore, mentre attorno regnavano la devastazione e la morte.

Io, Patrizia riportai ustioni su molte parti del corpo e tuttora vivo con le cicatrici diffuse, soprattutto, agli arti inferiori. Le schegge metalliche, con inesorabile precisione, si conficcarono nelle gambe e provocarono ustioni e lesioni del tendine estensore dell’alluce. Ho fatto lunghi mesi di ricovero ospedaliero per curare le mie ferite.

Io, Enrico, sono rimasto più gravemente ferito tanto da essere ricoverato d’urgenza al Policlinico di Milano in via Francesco Sforza e lì subire l’amputazione del 2° inferiore del piede sinistro e l’amputazione del 1°, 2° e 3° dito del piede destro in presenza di numerose schegge metalliche e di necrosi al piede.

Da allora ho vissuto tra ricoveri vari nel reparto di ortopedia e da anni sono costretto a convivere con le protesi ortopedici, che sono anche troppo costose.
Patrizia ed io all’epoca, eravamo ragazzi e tale condizione ci aiutò molto per ottenere una grande solidarietà ed affetto sia da parte della cittadinanza milanese, sia, soprattutto, da parte di parenti e amici.
I medici si attivarono per darci il massimo delle cure e la loro affettuosa assistenza.
Io Enrico ricordo la grande attenzione che mi fu riservata durante il periodo di ricovero, di adattamento della protesi al piede e delle cure riabilitative effettuate presso l’INAIL di Vigorso di Budrio.

Siamo quindi cresciuti sotto il segno del dolore e della convivenza del trauma da 40 anni ed abbiamo impresso nella mente tutte le tappe della tragedia che ha contrassegnato la nostra crescita di vita: adolescenti, giovani e adulti e con una esperienza di vita lavorativa, familiare e di coesione sociale.
Per quanto riguarda me, Patrizia, dopo avere conseguito la maturità scientifica ed essermi iscritta all’Università, dovei interrompere gli studi per motivi familiari.

Oggi svolgiamo l’attività di nostro padre che, come commerciante, gestiva un’edicola in Milano e noi da 35 anni svolgiamo tale lavoro.

Lo sconvolgimento interiore che non passa

Malgrado tante difficoltà per questa nostra esperienza di vita, abbiamo cercato di trascorrere tutti questi anni nella ricerca di una normalità familiare, difficile da costruire e preservare.

Il fatto che eravamo bambini e avevamo una famiglia solida alle spalle, ci ha aiutato sicuramente a crescere e a farci responsabilmente maturare negli anni.
Le conseguenze, però, sul piano fisico, sull’attività pratica, sullo sconvolgimento psichico, sono state tremende e continue. Non siamo, tuttora, in grado di superarle o di dimenticare.

Il nostro disagio morale e politico si è accentuato nel corso degli anni e di fronte al dibattito politico, sempre attuale sulla strategia della tensione e i delitti di strage.

Anche noi abbiamo vissuto momenti di grande umiliazione e rabbia sui risultati delle inchieste giudiziarie alla ricerca della verità. Dopo ben 7 processi che ci hanno dato una “verità processuale monca sugli autori della
strage”, senza risalire ai mandanti. Tanto più ignobile una sentenza processuale che individua gli assassini con decenni di ritardo e poi rimangono impuniti.

E’ proprio vero che “Nessuno è Stato?”

Ci conforta, sul piano assistenziale, il tardivo riconoscimento, da parte del Parlamento Italiano, di alcuni diritti e provvidenza concesse con le nuove norme a favore delle vittime di terrorismo e di strage con la legge n. 206 del 3 agosto 2004.
E’ un aiuto concreto che ci fa vivere una condizione meno precaria sul piano economico, anche se le nostre cicatrici rimangono aperte.
Per tali motivi ci sentiamo riconciliati con lo Stato, che non ha dimenticato, sia pure tardivamente, le vittime di terrorismo e di strage degli anni di piombo, non solo i caduti e i feriti, ma anche i loro familiari.

Siamo anche grati al Comune di Milano che vuole ricordare tutti i caduti con la nascita di una “Casa della Memoria” che aiuti ad educare i giovani alla democrazia e alla legalità.

Sono passati 40 anni, ma per noi, Patrizia ed Enrico, ogni giorno è motivo di rielaborazione del lutto e del dolore di quel lontano 12 dicembre 1969.

Per non dimenticare!

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


Clicca qui per tornare alla pagina precedente

associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione contro l’ordinamento costituzionale dello stato

SEZIONE LOMBARDIA

via san marco, 49 – 20121 milano
cell. 3355458438 – 3334552091 – tel./fax 02-39261019

www.vittimeterrorismo.it
www.casamemoriamilano.it

Inserisci un commento