sabato , 25 novembre 2017
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William Vaccher

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William Vaccher, di 26 anni nato a Battipaglia il 27/05/1954 da genitori veneti e immigrato con la famiglia a Milano in cerca di pane, lavoro e di un futuro era da tutti conosciuto e benvoluto come il “ragazzo del Quartiere Ticinese”. William è stato un giovane troppo sfortunato, vittima di un conflitto esasperato del terrorismo e merita di essere ricordato, con compostezza.
Non importa se era un militante di Prima Linea, ma William, subì una feroce rappresaglia da parte dei suoi ex compagni e a lui va la fraternità dei familiari delle vittime milanesi e lombarde.
A distanza di oltre 31 anni è possibile onorare civilmente i morti, per non dimenticare le vittime della spaventosa violenza politica, che ha indelebilmente macchiato gli anni ‘70. Siamo per una riconciliazione nazionale, seppellendo l’odio politico e le faziosità irriducibili.
Occorre rendere omaggio ai ragazzi di destra e di sinistra come modo migliore di evitare una grottesca gerarchia tra assassinati di serie A e di serie B. Sono qui a rievocare la figura e il profilo di un giovane di PL, pensando anche allo studente Sergio Ramelli e al poliziotto Antonio Annarumma, guardando la nuda e cruda realtà della “Milano degli anni spietati”.
Impariamo ad ascoltare, osservare e discernere il messaggio della vita e della storia; per camminare, alzarci, muoverci, affrontare, con coraggio, il “dovere della memoria”; ad attraversare il buio della notte, “spingendolo più in là”; a elaborare il lutto, raccoglierci, radunarci e vivere attorno ai deboli, agli esclusi, alle persone fragili; a ricordare che l’Italia ha conosciuto un periodo fosco e lugubre, durante il quale si giocò una tragica partita di scontro politico: agguati, sprangate, pistolettate, attentati in cui lasciarono la vita circa 50 giovanissimi, vittime di destra e di sinistra, infiammati di fede politica opposta e che fecero scelte estreme di lotta incandescente, in quel clima politico tossico di resa dei conti negli anni della paura.
Rivedo i volti di alcuni giovani milanesi vittime come William:, Sergio Ramelli, Fausto Tinelli , Lorenzo Iannucci, tanti giovanissimi poliziotti e studenti manifestanti caduti in scontri politici: Saverio Saltarelli, Roberto Franceschi, Claudio Varalli, Giannino Zibecchi, Alberto Brasili, Luca Rossi e altri 15 giovani. A tutti vada la nostra vicinanza e solidarietà!
Il passato deve passare! Basta guardare indietro con la parodia dell’odio di una volta, ch’è sintomo di una malattia politica interminabile. Non possiamo perpetuare un clima di inconciliabilità assoluta e insanabile tra nemici politici, che continuano ad odiarsi per sempre.
Oggi non è tempo della rassegnazione alla sofferenza, della lamentala al dolore, della tristezza cimiteriale, ma della gioia e della festa, perchè fare rivivere la memoria delle vittime e come farle risorgere. E arriverà il tempo, in cui durante gli anniversari, sarà lecito cantare, esultare, ballare, come gli schiavi e gli esuli di ogni stagione hanno affrontato le avversità con il canto, capace di esprimere tutta la sofferenza e il dolore, ma anche capace di aprire, dilatare, motivare, chinarsi ad abbracciare e a non dimenticare le vittime, nella semplicità e delicatezza dei gesti.
E’ giunto per noi il tempo aprire il cuore alla speranza, sfidare il futuro e credere nell’impegno di educare i giovani alla legalità, alla non violenza, al rispetto della vita umana; per generare vita, idee, sogni, speranze; per cercare verità e giustizia e sacrificarsi nel dovere“memoria collettiva”; per rivivere gli ideali, i valori e la normalità di vita dei caduti, che non sono eroi in
quanto non hanno compiuto nessun gesto eroico, ma sono stati semplici uomini comuni, privati della speranza e della gioia di vivere un futuro da giovani o da padri di famiglia.
William, negli anni settanta, come studente aderì ai movimenti della sinistra extraparlamentare e trovò, poi, un impiego di lavoro alla SNAM Progetti. Nel 1976, con la nascita di Prima Linea, optò per la lotta armata. Il giovane fu giustiziato mentre si trovava per strada in mezzo ad amici.
William tentò di fuggire alla vista di tre uomini e una donna, che conosceva e dei quali aveva paura. I 4 terroristi lo raggiunsero e, a volto scoperto, lo crivellarono di colpi.
Erano le 8 del mattino del 7/02/1980, quando il giovane trovò la morte, colpito al capo, alla gola, al torace, sotto la sua abitazione del Ticinese, in via Magliocco n.3. L’omicidio fu rivendicato il giorno dopo con un lungo volantino, una sorta di risoluzione strategica, del gruppo di fuoco Prima Linea , che inizia:“ Rivendichiamo l’esecuzione del delatore William Vaccher a opera dei nuclei operativi del commando di PL. Vaccher ha fatto parte della rete di sostegno della nostra organizzazione. Ha partecipato a momenti di dibattito legati al nostro progetto politico ed era in discussione, il rafforzamento del suo rapporto con la nostra organizzazione”.
Vaccher conosceva, quindi, una vasta area di militanti eversivi e fu sospettato di tradimento perchè, nei mesi in cui era detenuto in carcere nel 1979, era stato interrogato dai giudici, che indagavano sugli omicidi del gioielliere Pierluigi Torreggiani e del giudice Emilio Alessandrini.
Il giovane aveva avuto il grave torto di non essersi dichiarato prigioniero politico al momento dell’arresto e questo bastò per accusarlo di tradimento e delazione. Bisognava dare, secondo la logica rivoluzionaria, una lezione a quei compagni che avessero intenzione di collaborare con la giustizia e le forze dell’ordine e William fu il capro espiatorio per dimostrare a che tipo di punizione andava incontro chi aveva intenzione di pentirsi o di fare l’infiltrato, esponendosi a rappresaglia, tipicamente mafiosa. Non esito a dire che William fu vittima innocente d’ una vendetta fratricida e d’ un regolamento di conti.
Vanno rispettati gli ex terroristi pentiti o che hanno parlato fuori verbali o hanno trattato in segreto con le forze dell’ordine e i magistrati, contribuendo a salvare vite umane, mentre i veri infami sono coloro, che per “la purezza dei principi rivoluzionari”, si sono divertiti ad uccidere e sono stati sconfitti come politici e come uomini, macchiandosi di sangue di uomini innocenti.


Il terrorismo va considerato un crimine politico per il suo comportamento illegittimo ed eversivo contro l’ordinamento costituzionale dello Stato. L’eversione di estrema destra e di estrema sinistra si è manifestata come antistato con la ferocia stragista e con una giustizia sommaria. Basta pensare alla viltà e all’orrore della corte marziale, che ha condannato a morte l’on. Aldo Moro e al Tribunale del Popolo di Giovanni Senzani che, con rappresaglia mafiosa, ha condannato Roberto Peci, certamente innocente dei capi di imputazione ascrittigli durante la farsa del processo, immortalando la tragica esecuzione con un raccapricciante filmato, accompagnato dall’inno dell’Internazionale. Altrettanto squallidi furono i processi intentati ai docenti universitari, ai sequestrati e, persino, a 4 democristiani condannati a morte, colpevoli solo perchè i carabinieri avevano ucciso 4 terroristi in via Fracchia a Genova e, poi, graziati, con il rito della gambizzazione in una sezione periferica della Dc milanese.
L’ esecuzione di William Vaccher, innocente che non ha mai tradito o scritto un verbale o trattato in segreto per accusare i suoi compagni di Prima Linea, è la dimostrazione che il processo proletario ha portato sempre ad una ingiustizia, senza giusto processo e ad una stagione di terrore, che nulla aveva in comune con la militanza antifascista o la guerra civile.
L’ideologia e la logica rivoluzionaria esercitano sempre una giustizia spietata, che sospende le garanzie istituzionali e non ammette pietà. Le vite umane non contano, quando l’atto di uccidere è guidato da una ragione superiore, che diventa freddezza razionale totalizzante e disumana.
Volere giustificare ad ogni costo, sul piano storico, una presunta lotta armata fatta per nobili ideali, significa dare oggi dignità e nobiltà agli assassini politici. Noi crediamo nel cammino di conversione interiore di molti ex terroristi, che riconoscono che uccidere è stato un male e ha cancellato la speranza. Quello che è stato un male ieri, non può essere un bene oggi.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


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