domenica , 24 settembre 2017
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Vittorio Padovani









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Biografia Raccontata dal figlio Tommy

Nato a Modena il primo di marzo del 1929.

Vittorio Padovani – nato a Modena il 1/03/1929

a) Cenni biografici

Figlio di un avvocato e di una nobildonna, ultimo di cinque figli, si trovò ad affrontare le difficoltà della vita a soli otto anni, quando gli morì la mamma. Di carattere dolce, mite e generoso è sempre andato d’accordo con i fratelli e gli amici. Seguì, con ottimi risultati, gli studi classici e la sua profonda conoscenza del latino e del greco antico, appresi dal padre (allievo del Pascoli, del Carducci e del Flora), gli salvò la vita.
A sedici anni, durante la seconda guerra mondiale, incarcerato dopo un rastrellamento in attesa di essere fucilato, essendo il più giovane dei prigionieri, venne notato dall’ufficiale delle SS in comando, che volle verificare se Vittorio fosse veramente uno studente.
Colpito e turbato dall’erudizione di questo ragazzo e dalla dimestichezza nel dialogare in greco e latino, lo fece fuggire.
L’ironia del destino fece sì che, nel breve periodo di prigionia, conobbe uno zingaro il quale, leggendogli la mano, gli predisse una morte violenta. Nella sua ingenuità ed ottimismo pensò, dopo la fuga, di avere evitato quella sorte crudele. Molti anni dopo non sarebbe andata così. Dopo questo episodio, Vittorio si appassionò alla chiromanzia, ma divenuto molto bravo, non volle mai leggere la mano a nessuno dei suoi familiari.
Durante gli studi di Giurisprudenza prese parte a numerose gare sportive di atletica, nell’ambito dei campionati universitari, conseguendo molti riconoscimenti e medaglie.
Ottenuta, con un anno di anticipo la laurea a pieni voti, fece immediatamente il concorso di Pubblica Sicurezza, che superò brillantemente classificandosi al primo posto.
Passati primi quindici anni in servizio alla Questura di Bologna (1953 – 1968), con una breve parentesi di una anno di lavoro a Lucca, fu trasferito a Imola. Nonostante la breve permanenza di otto mesi, lasciò nella cittadina romagnola una impronta e un ricordo indelebili, al punto che a tutt’oggi il Comune gli ha intitolato una strada e il commissariato: la sezione dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato.
La conoscenza delle lingue straniere, tra cui il tedesco, gli valse il trasferimento a Bressanone (1969 – 1971), in un Alto Adige a quel tempo funestato dal terrorismo indipendentista, dove restò per quasi due anni.
Ottenuti molteplici successi nel contrastare gli eversori, venne promosso e richiesto, data la sua professionalità, dalla Questura di Milano dove lavorò per tre anni (1971 -.1974).
Giunse infine al Commissariato di Sesto San Giovanni (1974 – 1976) con il grado di Vice Questore 1° Dirigente, dove rimase fino al tragico evento che lo strappò alla sua famiglia.

b) la tragedia della sua morte

La mattina del 15 dicembre 1976, durante una perquisizione nell’abitazione di un sospetto terrorista (Walter Alasia), il Vice Questore Vittorio Padovani veniva barbaramente ucciso assieme al Maresciallo Sergio Bazzega. Entrambi, pur mortalmente feriti, rinunciarono a rispondere al fuoco, perché i genitori e il fratello del terrorista erano venuti a trovarsi nello specchio del loro tiro. L’esito della sparatoria vide la reazione dei restanti componenti dell’Ufficio Politico della Questura di Milano. La polizia, in considerazione del fatto che Alasia rifiutasse l’invito alla resa, perseverasse nell’uso della armi, che fosse incurante della presenza nella linea di tiro dei suoi stessi genitori e dei due poliziotti di fatto moribondi, fu costretta a reagire, eliminandolo mentre tentava di fuggire da una finestra.
La vita di Vittorio è sempre stata caratterizzata da una profonda umanità ed un grande altruismo. Anche dopo la sua morte diversi sono stati i riconoscimenti e le testimonianze di gratitudine da parte di molte persone, che aveva aiutato a reinserirsi nella società. La sua sensibilità era rivolta anche agli animali che amava molto. Ha ricevuto, fra l’altro, una medaglia “ad honorem” dall’Ente Nazionale Protezione Animali per averne salvati tanti da morte certa.
Il Vice Questore Vittorio Padovani è stato insignito mentre era in vita, nel 1970, del titolo di “Cavaliere al merito della Repubblica Italiana”; post mortem del titolo di “ Commendatore della Repubblica Italiana” e decorato, con decreto del Capo dello Stato del 24 giugno 1978, con la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.

PER NON DIMENTICARE

Mercoledì 15 Dicembre 2010 – alle ore 15,00 – il Sindaco di Milano, on. Letizia Moratti, ha intitolato il” GIARDINO DI VIA STENDHAL” in memoria del Maresciallo SERGIO BAZZEGA (1944-1976) e del Vice Questore VITTORIO PADOVANI ( 1929 – 1976) uccisi nel conflitto a fuoco col terrorista Walter Alasia

Nota storica sulla tragica morte di Sergio Bazzega di anni 32 e di Vittorio Padovani di anni 47 caduti per la legalità, per la giustizia, per la democrazia e per il compimento del proprio dovere

Walter Alasia, figlio di operai di Sesto San Giovanni, nasce il 16 settembre 1954. Da giovane milita nel movimento operaio studentesco, poi diventa operaio meccanico in una industria sestese e, successivamente, passa a scaricare pacchi alle Poste Italiane alla stazione Centrale di Milano.
Da studente aderì presto a gruppi della sinistra extraparlamentare degli anni ’70, entrando in Lotta Continua. Dopo alcuni anni di militanza in questo movimento, passò a far parte di circoli più o meno scopertamente fiancheggiatori delle brigate rosse, organizzazione terroristica nella quale, in seguito, entrò definitivamente, come clandestino, col nome di battaglia “Luca”.
Alle prime luci dell’alba del 15 dicembre 1976 reagì ad un tentativo di arresto da parte delle forze dell’ordine, barricandosi in casa e sparando sui poliziotti. Nel conflitto a fuoco il terrorista uccise per primo Vittorio Padovani Vice – Questore di Sesto San Giovanni.
Sergio Bazzega, maresciallo dell’Antiterrorismo, armato di mitra, penetrò in casa dell’Alasia per arrestarlo, ma si trovò di fronte, nella traiettoria del suo mitra, il padre, la madre e il fratello a protezione di Walter.
Bazzega, per non colpire i membri della famiglia ed evitare una carneficina, depositò il mitra per terra e si diresse, con un balzo, ad arrestare il terrorista.
Di ciò ne approfittò il giovane armato, che ferì mortalmente il maresciallo Bazzega., che morì in ospedale per la gravità delle ferite riportate.
Gli agenti colleghi dei due agenti caduti, appostati fuori dell’abitazione, riuscirono a uccidere Walter Alasia, nel momento in cui fece il tentativo di fuga dalla finestra di casa.
Si voleva evitare una strage, ma che c’è stata con 3 morti a terra.
Si ricorda che Sergio Bazzega e Vittorio Padovani furono tra i primi poliziotti “carbonari” che vissero anche la comune esperienza di una lunga e sofferta battaglia per la “riforma democratica della Polizia”.
Trascorsero oltre 5 anni, prima che le forze dell’ordine ottenessero il loro riconoscimenti.
Solo con la legge 121/81 maturò, di fatto, la democratizzazione delle forze di Polizia con la nascita dei Sindacati di Polizia e che oggi è, purtroppo, parzialmente disapplicata.
Al nome di Alasia fu intitolata nel 1977 la colonna delle brigate rosse, che operò a livello nazionale commettendo 83 omicidi, 8 dei quali commessi nella città di Milano, ove, solo le brigate rosse, fecero anche 25 ferimenti di cittadini innocenti ed inermi.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


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