martedì , 26 settembre 2017
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Sergio Bazzega







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Sergio Bazzega

nato a Gemona (Ud) il 7 agosto 1944

a) cenni biografici

Il maresciallo Bazzega Sergio nasce a Gemona del Friuli (Ud) il 7 agosto 1944.
Giovanissimo, all’età di appena 20 anni, il 28 dicembre 1984 si arruola nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, dopo avere frequentato il corso presso la Scuola di Polizia di Nettuno.
Il 1° dicembre 1965, viene inviato al XV Reparto Mobile di Peschiera per circa 10 mesi. Il 28 ottobre 1966 viene trasferito alla Scuola Allievi Guardie di P.S. di Roma, dove ci resta sino al 7 luglio del 1967, data in cui viene trasferito al Gruppo P.S. di Alessandria.
Dopo 2 mesi e, precisamente, il 9 settembre 1967 viene trasferito, sempre d’Ufficio, nella Squadra Mobile di Cagliari e nel locale Centro Criminalpol, distinguendosi con notevoli successi nella lotta al banditismo e nelle indagini per i sequestri di persona di quella regione, dove ci resta fino alla data del 5 maggio 1968; data nella quale viene trasferito alla Scuola Sottufficiali di Roma per la frequenza del corso di Vice Brigadiere.
Ultimato il corso, il 30 aprile 1969, viene trasferito ancora al gruppo di Cagliari, dal quale dopo circa un mese, il 22 maggio 1969, viene trasferito al Raggruppamento Guardie P.S. di Milano.
Per la sua non comune preparazione ed esperienza di investigatore fu segnalato e trasferito alla Sezione Antiterrorismo della Questura di Milano nel 1975.
In questa sede si distingue sia come sottufficiale sia come poliziotto.
Dalla fine del 1970 fino al 1976 è un continuo ripetersi di premi in denaro, lodi ed encomi sia semplici che solenni: ben 8 premi in denaro, 1 parola di lode, un encomio semplice per arresti di pericolosi malviventi responsabili di rapina a mano armata ed 1 encomio solenne per l’arresto di numerosi partecipanti ad organizzazioni eversive, nonchè del sequestro di numerose armi e di altro materiale di determinante importanza.
Il 12 maggio 1973 sposa la signora Luciana Santangelo, nata a Milano il 22 dicembre 1947.
Dopo circa un anno il 20 aprile 1974 nasce il figlio Giorgio Paolo.

b) L’episodio della sua morte

Nel frattempo il giovane sottufficiale Bazzega continuava ad essere impegnato nella Sezione Politica della Questura di Milano fino al fatidico giorno del 15 dicembre 1976.
Nella notte di questa data si recò presso l’abitazione del ventenne Walter Alasia per effettuare una perquisizione ed eseguirne l’arresto a seguito di mandato di cattura per reati di terrorismo.
Nel tentativo di sfuggire all’arresto il brigatista aprì il fuoco inizialmente contro il Dirigente del Commissariato di P.S. di Sesto San Giovanni, il Vice Questore Vittorio Padovani, ferendolo mortalmente. Quindi, rinunciando all’uso del mitragliatore per eseguire il mandato di cattura nei confronti del brigatista, unitamente da altro personale della Pubblica Sicurezza, il maresciallo Bazzega veniva colpito vilmente e mortalmente da colpi di arma da fuoco esplosi dal suindicato brigatista, che poco prima aveva già ferito gravemente il Vice Questore Dirigente Padovani. Nella circostanza si evidenziava l’estremo spirito di sacrificio ed umanità del Maresciallo Bazzega. Infatti anzichè rispondere al fuoco con il fucile mitragliatore e, quindi, colpire oltre il brigatista, anche i suoi familiari, genitori e fratello, preferiva cercare di disarmarlo gettandosi addosso all’Alasia.
Il criminale, purtroppo, non esitava a far fuoco più volte, colpendo mortalmente anche il maresciallo Bazzega che è deceduto in ospedale, durante un’operazione chirurgica, condotta nel tentativo di arrestare l’emorragia in corso.
Lasciava la moglie Luciana e il figlio Giorgio di appena due anni e mezzo.
Con decreto del Capo dello Stato del 24 giugno 1978, unitamente al Vice Questore Padovani Vittorio, gli è stata concessa la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.
Il 5 maggio 2010, Luciana Santangelo, vedova del maresciallo Bazzega, ha ritirato la “medaglia d’oro di Vittima del Terrorismo” alla memoria, consegnata dal Prefetto di Milano rilasciata dal Presidente della Repubblica Italiana e consegnata, in una pubblica cerimonia, dal Prefetto di Milano.

c) La sua figura umana e familiare nel ricordo della moglie Luciana Santangelo

Sergio è stato certamente un poliziotto abile e preparato. Lo dicevano tutti, ma per me era un uomo onesto, generoso, sensibile e gioioso, amante della famiglia della quale andava fiero e degli amici dai quali era circondato.
La nostra vita insieme, purtroppo, è stata solo un flash, un anno e mezzo di fidanzamento, tre anni e mezzo di matrimonio. Un periodo breve, ma felice, che ci ha regalato un figlio, Giorgio, del quale Sergio era innamorato e orgoglioso.
Come tutti i giovani eravamo pieni di entusiasmo e avremmo desiderato formare una bella famiglia con più figli. Il suo lavoro è sempre stato molto impegnativo e di responsabilità.
Quando ci siamo conosciuti, lavorava alla Criminalpol.
Indagare su rapine, falsari, sequestri di persone, era la sua principale occupazione.
Già allora la nostra vita non si presentava facile: gli orari impossibili, spesso venivano penalizzati anche i giorni di festa, i rientri dalle vacanze potevano essere anticipati o le partenze rimandate senza preavviso, ma questa era la vita (“la missione” dico io) che Sergio si era scelto e di questo era così soddisfatto e appagato, tanto che, insieme, eravamo riusciti a trovare equilibrio e serenità.
Il lieto evento si attuò il 20 aprile 1974 con la nascita di nostro figlio Giorgio Paolo e la felicità si era completata col frutto del nostro intenso amore.
Nello stesso periodo è arrivata la triste stagione del terrorismo: strategia della tensione e opposti estremismi.
Nell’estate del 1974, Sergio è stato chiamato a far parte della squadra dell’Antiterrorismo. Dopo qualche giorno la disputa tra il capo della Criminalpol (che non voleva rinunciare alla sua collaborazione) e il capo dell’Antiterrorismo dr. Plantone, che lo voleva nella sua squadra. Vinse Plantone.
Un grande uomo per il quale nutrivamo una sincera stima e profondo affetto.
La nostra vita ebbe una svolta decisiva! Le assenze di Sergio andarono intensificandosi, la tensione cresceva di giorno in giorno.
Ogni squillo del telefono, del citofono, del campanello della porta, era una, per me, una fitta al cuore. Ogni volta che usciva, mi domandavo se sarebbe tornato. Facevo di tutto per non farlo pesare a lui.
Non volevo che avesse anche il problema di lasciare una moglie in ansia (anche se sapevo bene che Lui, sicuramente, lo immaginava). Per parte sua Sergio sminuiva tutti i “casi” per non preoccuparmi, ma poi leggevo gli articoli sui giornali o vedevo un servizio alla televisione e questo bastava per avere la conferma della mia mai sopita paura.
Sono andata avanti così per più di due anni, tra un’indagine, un pedinamento, un arresto; abbiamo tentato di assaporare ogni attimo della nostra vita, col figlio Giorgio che volevamo crescere sereno e senza “vuoti”.
Sembrava quasi che Sergio cercasse di goderselo il più possibile, come se presagisse di non vederlo crescere. Molti colleghi e molti civili erano caduti per mano dei brigatisti e nel suo cuore sicuramente aleggiava la paura.
Una volta mi disse: “ Ti ho scelta come madre dei nostri figli, perchè so che saresti in grado di crescerli benissimo anche da sola!”
La mattina del 15 dicembre 1976 la Sua Luce si è spenta.
Un assassino brigatista ha distrutto per sempre la nostra bella famiglia, i nostri sogni ed il futuro che, con impegno, fatica e onestà, avevamo tentato di costruire. Con Sergio se ne è andata una parte di noi, che non tornerà mai più.
Una vita recisa, un cuore spezzato e un giorno ed un’ora in cui la mia vita familiare è stata distrutta, psicologicamente scompaginata.
Per mio figlio Giorgio e per me, quel giorno sono arrivati il “vuoto, la solitudine, il silenzio”, che sono diventati parti integranti e angoscianti della nostra vita… di ogni istante della nostra vita.

PER NON DIMENTICARE

Mercoledì 15 Dicembre 2010 – alle ore 15,00 – il Sindaco di Milano, on. Letizia Moratti, ha intitolato il” GIARDINO DI VIA STENDHAL” in memoria del Maresciallo SERGIO BAZZEGA (1944-1976) e del Vice Questore VITTORIO PADOVANI ( 1929 – 1976) uccisi nel conflitto a fuoco col terrorista Walter Alasia

Nota storica sulla tragica morte di Sergio Bazzega di anni 32 e di Vittorio Padovani di anni 47 caduti per la legalità, per la giustizia, per la democrazia e per il compimento del proprio dovere

Walter Alasia, figlio di operai di Sesto San Giovanni, nasce il 16 settembre 1954. Da giovane milita nel movimento operaio studentesco, poi diventa operaio meccanico in una industria sestese e, successivamente, passa a scaricare pacchi alle Poste Italiane alla stazione Centrale di Milano.
Da studente aderì presto a gruppi della sinistra extraparlamentare degli anni ’70, entrando in Lotta Continua. Dopo alcuni anni di militanza in questo movimento, passò a far parte di circoli più o meno scopertamente fiancheggiatori delle brigate rosse, organizzazione terroristica nella quale, in seguito, entrò definitivamente, come clandestino, col nome di battaglia “Luca”.
Alle prime luci dell’alba del 15 dicembre 1976 reagì ad un tentativo di arresto da parte delle forze dell’ordine, barricandosi in casa e sparando sui poliziotti. Nel conflitto a fuoco il terrorista uccise per primo Vittorio Padovani Vice – Questore di Sesto San Giovanni.
Sergio Bazzega, maresciallo dell’Antiterrorismo, armato di mitra, penetrò in casa dell’Alasia per arrestarlo, ma si trovò di fronte, nella traiettoria del suo mitra, il padre, la madre e il fratello a protezione di Walter.
Bazzega, per non colpire i membri della famiglia ed evitare una carneficina, depositò il mitra per terra e si diresse, con un balzo, ad arrestare il terrorista.
Di ciò ne approfittò il giovane armato, che ferì mortalmente il maresciallo Bazzega, che morì in ospedale per la gravità delle ferite riportate.
Gli agenti colleghi dei due agenti caduti, appostati fuori dell’abitazione, riuscirono a uccidere Walter Alasia, nel momento in cui fece il tentativo di fuga dalla finestra di casa.
Si voleva evitare una strage, ma che c’è stata con 3 morti a terra.
Si ricorda che Sergio Bazzega e Vittorio Padovani furono tra i primi poliziotti “carbonari” che vissero anche la comune esperienza di una lunga e sofferta battaglia per la “riforma democratica della Polizia”.
Trascorsero oltre 5 anni, prima che le forze dell’ordine ottenessero il loro riconoscimenti.
Solo con la legge 121/81 maturò, di fatto, la democratizzazione delle forze di Polizia con la nascita dei Sindacati di Polizia e che oggi è, purtroppo, parzialmente disapplicata.
Al nome di Alasia fu intitolata nel 1977 la colonna delle brigate rosse, che operò a livello nazionale commettendo 83 omicidi, 8 dei quali commessi nella città di Milano, ove, solo le brigate rosse, fecero anche 25 ferimenti di cittadini innocenti ed inermi.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


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