venerdì , 24 novembre 2017
Ultime News

Luigi Calabresi



Il corpo martoriato del Commissario Calabresi giace sull’asfalto di via Cherubini


I funerali si sono svolti con la partecipazione di una enorme folla e della maggiori autorità civili


I colleghi della Polizia di Stato non dimenticano il loro Commissario


Le Poste Italiane hanno emesso un francobollo commemorativo di Luigi Calabresi


Gemma Capra la vedova di Luigi Calabresi: “Sofri libero non mi turba!”


Mario Calabresi Direttore de “La Stampa di Torino.”


Quirinale – 9 maggio 2009 – Licia Pinelli e Gemma Calabresi dal Presidente Napolitano in occasione della “Giornata della Memoria”-La riconciliazione umana e cristiana fra due vedove vittime di una tragedia storica


Questo sito non ha scopo di lucro.
Nulla e’ dovuto per la consultazione ed il prelevamento di documentazione.
Se questo sito vi sarà stato utile siete invitati esclusivamente a citare la fonte.

Luigi Calabresi era nato a Roma il 14 novembre 1937 da una famiglia medio – borghese.
Il padre era un commerciante in oli e vini. Da giovane frequentò il Liceo classico “San Leone Magno” ed entrò nel Movimento cristiano “Oasi”, fondato dal padre gesuita Virginio Rotondi. Si laureò nel 1964 in giurisprudenza con una tesi sulla mafia. Alla carriera forense, preferì quella di polizia. Nel 1966 superò il concorso per Vice Commissario di Pubblica Sicurezza e frequentò il corso di formazione nell’Istituto superiore di polizia all’EUR. Fu assegnato alla Questura di Milano, prima quale ufficiale addetto all’Ufficio sezionale e poi all’Ufficio politico per indagare, in particolare, i gruppi maoisti e anarchici con i quali instaurò un buon rapporto dialettico. Nel 1967 conobbe l’anarchico Giuseppe Pinelli, al quale nel Natale del 1968 regalerà il libro “Mille milioni di uomini” di Enrico Emanuelli. Il dono fu ricambiato da Pinelli nell’agosto successivo con ” l’Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, il libro preferito da Pinelli. Nella notte del 16 novembre 1967, Calabresi guida le forze di polizia nello sgombero dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, occupata dal Movimento Studentesco di Mario Capanna. Tale occupazione studentesca fu il primo atto di lotta, che diede inizio alla contestazione del “Movimento del Sessantotto” a Milano. Nel 1968 Luigi Calabresi divenne Commissario capo e si trovò a dirigere le cariche dei reparti di polizia, per garantire l’ordine pubblico durante gli scontri politici delle manifestazioni di protesta, organizzate dal Movimento Studentesco per le vie milanesi. Il 25 Aprile 1969 fu incaricato di condurre indagini relative agli attentati con bombe, avvenuti nel Padiglione Fiat alla Fiera Campionaria e alla Stazione Centrale, dirigendo le sue indagini entro l’area anarchica e di quindici persone della sinistra extraparlamentare, fermate, arrestate e scarcerate, dopo sette mesi, per mancanza di indizi. Tale episodio indusse le persone indagate ad elevare la loro protesta per il trattamento ricevuto, rivolgendosi con una denuncia al Tribunale dell’Aia per i diritti dell’uomo. Il 31 Maggio dello stesso anno si sposa con Gemma Capra dalla quale ha ebbe tre figli: Paolo, Mario e Luigi, quest’ultimo nato dopo l’assassinio di suo papà mentre, la mamma era incinta. Il 19 novembre 1969, ai funerali dell’agente Antonio Annarumma, intervenne in difesa di Mario Capanna, sottraendolo ad un tentativo di pestaggio da parte di agenti incolleriti per la provocatoria presenza alle esequie di un capo della Contestazione giovanile come lui, esponente di spicco che fomentava gli scontri di piazza, tra studenti e Forze dell’Ordine. Il 12 dicembre 1969 scoppiano cinque bombe a Milano, di cui una posta nella filiale della “Banca Nazionale dell’Agricoltura” in Piazza Fontana, che causò 17 morti e 88 feriti. Calabresi fu incaricato di condurre le indagini sulla Strage. Le investigazioni iniziali furono, malauguratamente, indirizzate nell’area politica di estrema-sinistra: anarchici, cinesi, operaisti. Il 17 maggio 1972, Calabresi era anche vice-responsabile della squadra politica comandata da Antonino Allegra, quando cadde vittima del terrorismo. Nel corso della carriera gli furono conferite “Parole di lode” per i suoi servizi di ordine pubblico, per il rinvenimento di materiale esplosivo e per l’arresto di autori di numerosi attentati. Il 17 Maggio 1973, ad un anno dall’assassinio, gli fu dedicato un busto commemorativo nel cortile d’onore alla Questura di Milano. Al termine della Cerimonia, alla quale partecipò l’allora Ministro dell’Interno Mariano Rumor, avvenne la Strage alla Questura di Milano con la morte di 4 persone e di 45 feriti. L’attentato fu opera di Gianfranco Bertoli, un terrorista che si dichiarò “anarchico individualista”. Si scoprirì molti anni dopo che, dal 1966 al 1971, Bertoli era un informatore del Sifar e agente infiltrato agli ordini del Sid poi, col codice “Negro”. Costui rivendicò l’azione dell’attentato da lui compiuto, come vendetta per la morte di Pinelli! Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli conferì la Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria”, il 12 Maggio 2004. Il 26 gennaio 2005 le poste italiane emisero un francobollo commemorativo. Il 15 maggio 2007 un Viale interno a Villa Torlonia in Roma è stato intestato a Luigi Calabresi, alla presenza della massime autorità dello Stato. Il 17 Maggio 2007, il Presidente on. Giorgio Napolitano, depose una targa commemorativa in via Cherubini, sul luogo del delitto. Nel film “Romanzo di una strage” (2012), il regista Marco Tullio Giordano assegnò il ruolo di Luigi Calabresi all’attore Valerio Mastandrea. In molte città italiane sono state dedicate targhe, vie e piazze alla sua memoria. Dalla Chiesa cattolica Calabresi è considerato un “Servo di Dio”, martire per la giustizia, le cui qualità cristiane furono riconosciute da Papa Paolo VI, da Papa Giovanni Paolo II e da molti testimoni, che gli sono stati vicino durante gli anni terribili, che lo hanno visto diventare un capro espiatorio della morte di Giuseppe Pinelli. Da anni è in atto un processo di beatificazione con il consenso dei Cardinali Camillo Ruini e Dionigi Tettamanzi, che considerano il Commissario “Testimone del Vangelo e difensore del Bene comune”. Si ricorda che Luigi Calabresi apparteneva anche all’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Molti sono i volumi pubblicati su Luigi Calabresi, in una ricca bibliografia storica che parla e indaga, soprattutto, sulla Strage di Piazza Fontana e sul caso Pinelli. Ricordo solo, i libri della moglie Gemma “Mio Marito – Il Commissario Calabresi, Edizioni Paoline e quello del figlio Mario, che da alcuni anni è Direttore del Quotidiano “La Stampa” di Torino, “Spingendo la notte più in là – Storia di altre vittime del terrorismo”, pubblicato dall’Editore Mondadori nel 2007. Innumerevoli gli articoli apparsi sugli organi d’informazione nazionale, molte le inchieste radiotelevisive sulla figura e l’attività di Calabresi, che fu uno dei protomartiri della violenza terroristica durante “La Notte della Repubblica”negli anni ’70.


L’ATTENTATO

Alle 9.15 del 17 Maggio 1972, il Commissario Luigi Calabresi, mentre stava raggiungendo la sua auto per recarsi a lavorare alla Questura di Milano, fu assassinato davanti alla sua abitazione in via Cherubini n. 4, a Milano. A sparare fu un giovane a volto scoperto che, dopo il fatto, si allontanò su una vettura guidata da un complice. Il delitto avvenne in quel clima politico torbido di scontri e di odio che diedero origine ad una campagna di denigrazione della quale Calabresi fu oggetto, da parte di tutti i gruppuscoli extraparlamentari di sinistra e, soprattutto, dai militanti e dai dirigenti di Lotta Continua. Si ricorda che il 15 dicembre 1969, l’anarchico Giuseppe Pinelli era rimasto ucciso, precipitando dalla finestra dell’ufficio della Questura di Milano, ove era sottoposto ad interrogatorio nell’ambito delle indagini sulla strage del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana. Le indagini sulla strage avevano, originariamente, privilegiato la “pista anarchica”, che poi si rivelò un tragico errore investigativo. L’anarchico Giuseppe Pinelli fu invitato a seguire, con il suo motorino, il Commissario Calabresi che l’aveva invitato in Questura, per un interrogatorio assieme ad altri 84 sospettati. Pinelli rimase, illegalmente e per tre giorni, in stato di fermo per essere interrogato. Alle ore 23.57 del 15 dicembre 1969, l’anarchico fermato precipitò dalla finestra dell’ufficio di Calabresi, al quarto piano dell’edificio della Questura di Milano. Il Questore Marcello Guida e Antonino Allegra, responsabile dell’Ufficio politico, affermarono che Pinelli si sarebbe suicidato. Tale versione del suicidio risultò non convincente e le formazioni extraparlamentari di estrema sinistra e gli intellettuali di sinistra accusarono Calabresi di avere ucciso Pinelli, gettandolo dalla finestra durante l’interrogatorio. L’odio montante per il linciaggio del Commissario fu tale da inventare assurde accuse contro di lui: di essere agente della CIA, legato al generale De Lorenzo e di essere il torturatore di Pinelli. L’inchiesta conclusiva della Magistratura, condotta dall’insospettabile giudice Gerardo D’Ambrosio, accertò, con sentenza del 27 ottobre 1975, che il Commissario Calabresi non si trovava nella stanza al momento dell’accaduto. La sentenza scagionò anche gli altri appartenenti delle forze di Polizia, che lo stavano interrogando, di non essere responsabili della morte di Pinelli. Nonostante tale sentenza, da più parti si continuò a ritenere che Pinelli fosse stato deliberatamente ucciso o comunque indotto alla morte dai metodi usati nel corso dell’interrogatorio. Le indagini avrebbero escluso la responsabilità di terzi e che la caduta di Pinelli avvenne a causa di “un malore attivo e dalla improvvisa alterazione del centro di equilibrio”, classificando la morte come “accidentale”, quindi nè omicidio, nè suicidio Questo il verdetto del Tribunale di Milano.. Malgrado ciò, le accuse rivolte a Calabresi divennero incessanti, martellanti e minacciose. I militanti e il Giornale di “Lotta Continua”, di estrema sinistra extraparlamentare, si distinsero per una accanita campagna di stampa piena di odio, dai toni violenti e vendicativi. Dopo tre anni di predicazione contro Calabresi, maturò la vendetta con l’esecuzione del delitto. Quella tragica mattina del 17 maggio 1972 il suo omicidio, ad opera di due sicari, sancì la vendetta per la morte di Pinelli. Il Commissario lasciò la moglie Gemma Capra incinta e due figli in tenerissima età: Paolo e Mario. Pochi mesi dopo nacque il terzo figlio, al quale fu dato il nome paterno “Luigi”. L’unione coniugale tra Gemma e Luigi era durata per appena tre anni! Sedici anni dopo la morte del Commissario, un militante di Lotta Continua, Leonardo Marino, condannato a 11 anni di reclusione, confessò di essere stato uno degli autori materiali del delitto Calabresi e fece i nomi del complice Ovidio Bompressi e dei mandanti Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, notissimi esponenti di Lotta Continua, condannati a 22 anni di reclusione. All’esito di una serie di processi, le loro responsabilità sono state accertate con sentenze di condanna divenute definitive.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


Clicca qui per tornare alla pagina precedente

associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione contro l’ordinamento costituzionale dello stato

SEZIONE LOMBARDIA

via san marco, 49 – 20121 milano
cell. 3355458438 – 3334552091 – tel./fax 02-39261019

www.vittimeterrorismo.it
www.casamemoriamilano.it

Inserisci un commento