mercoledì , 22 novembre 2017
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Lino Ghedini



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Ghedini, Maresciallo di Pubblica Sicurezza, nasce il 17/09/1926 a Villanova di Camposampietro (Padova e, dopo l’infanzia e la giovinezza vissuta nella campagna veneta, entra in polizia. Nel 1950 frequenta la Scuola Allievi di Roma. Alcuni anni dopo dal reparto Celere passa a quello Stradale. Presta servizio in varie città, tra le quali Modena, Foggia, Alessandria e, infine, Milano presso la Caserma della Polizia Stradale di via Jacopino da Tradate. A Milano, nel 1957, conosce la futura moglie Elisa Cozzi con la quale celebra le nozze nel 1958 nella chiesa dei SS. Nereo e Achilleo, sita nel quartiere Città Studi. Nel 1961 nasce il primo figlio Giacomo. Nel 1964 la famiglia si trasferisce nel quartiere della periferia Nord: Quarto Oggiaro in una casa popolare di via Pascarella, n. 18. Qui, nel 1966 gli nasce il secondo figlio Alberto. La vita di Lino è caratterizzata da varie esperienze professionali con la partecipazione, in pattuglia motociclistica stradale, a molti ” Giri d’Italia” e alle principali gare ciclistiche italiane. Altri importanti impegni lavorativi riguardano il suo lavoro di “scorta” a importanti personaggi politici italiani e internazionali. Notevole fu il suo impegno lavorativo di pattugliamento per sventare atti criminosi dagli “anni’60 ai’70”, sino alla fatidica sera del 19 febbraio 1977. Lino era di pattuglia sulla Strada provinciale per Novara in località Cascina Olona, frazione di Settimo Milanese, per il consueto controllo di traffico assieme al collega, l’appuntato Adriano Comizzoli. I due poliziotti bloccano un autista e chiedono i documenti. Il conducente dell’autovettura fermata, per evitare il controllo, si sottrae alla perquisizione e alla identificazione ingaggia un conflitto a fuoco. Ghedini viene mortalmente colpito da numerosi colpi di proiettili, mentre il collega Comizzoli rimane ferito. Subito dopo lo scontro a fuoco l’uccisore viene arrestato e si scopre che, in realtà, è Enzo Fontana, un militante latitante del Gruppo di Azione Partigiana, un affiliato alle brigate rosse che, tra il 1969 e il 1984, era l’organizzazione terroristica più sanguinaria d’Italia, responsabile di ben 89 atti omicidi, di cui 22 perpetrati a Milano, avendo come obiettivi mirati numerosi rappresentanti delle Forze dell’Ordine. Il maresciallo Ghedini, al momento della sua uccisione, lascia la moglie Elisa Cozzi e due figli Giacomo di 16 e Alberto di 11 anni, che sono qui presenti. Una morte emblematica di un fedele servitore dello Stato, ucciso mentre svolgeva la sua attività lavorativa, convinto di potere contribuire alla Sicurezza del cittadino e alla Difesa dello democrazia. Non si sentiva in guerra con nessuno e non avrebbe mai immaginato che la sua vita di agente di pattugliamento e di scorta, sarebbe stata stroncata da un terrorista indottrinato all’odio e alla violenza politica, nel delirio sul trionfo della rivoluzione armata in una Italia civile e democratica. Lino viveva la sua quotidianità di vita, col suo lavoro, di padre di famiglia per mantenere la moglie e due figli. Era un uomo che sapeva stare in mezzo alla gente semplice, ai cittadini comuni, ai suoi amici sportivi. Noi lo dobbiamo considerare un “eroe della quotidianità” della periferia milanese. Ghedini è stato insignito di Medaglia d’Argento al Merito Civile il 13 giugno 1978. Il Comune di Milano gli ha conferito l’Attestato di Benemerenza Civico con la consegna dell’Ambrogino d’Oro. Nel 1980 il Comune di Voghera gli ha dedicato una strada cittadina. In suo ricordo l’Associazione Nazionale dei Poliziotti di Stato e il Comune di Magenta hanno organizzato, sabato 17 marzo 2012, una Cerimonia per l’intitolazione del Parco di via Maddalena di Canossa e nel contempo è stata inaugurata una “Stele” commemorativa in memoria dei caduti della Polizia di Stato. Il 16 febbraio 2013 il Comune di Milano intitola il giardino di Piazza Prealpi a Lino Ghedini, Vittima del terrorismo.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER

Lettera di Giacomo a suo padre Lino Ghedini – 20-2-2017


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