giovedì , 23 novembre 2017
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Felice Maritano



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FELICE MARITANO

Il maresciallo dell’Arma dei Carabinieri Felice Maritano era nato a Gioveno provincia di Torino.
Nel 1938 si arruolò nell’Arma. Nel 1941 conseguì la promozione di Appuntato per “meriti di guerra” nei Balcani prima dell’8 Settembre 1943 e meritò diverse onorificenze fra cui una “Croce di guerra al Valor Militare”. Si comportò con valore anche durante la Guerra di Liberazione e per questo fu internato in Germania. Dopo la Liberazione, operò in Piemonte e in Liguria. Dal 1963, fu Comandante della Stazione di Genova – Rivarolo dove lavorò per 10 anni ed ottenne ben 10 encomi solenni. La gente del posto lo conosceva ed ammirava con l’affettuoso nomignolo di “sceriffo.” Fu insignito della medaglia d’oro al Valor Civile “alla memoria”, il 9 novembre 1974 e insignito della medaglia d’oro al Valor Militare, il 22 aprile 1975.

LA STORIA DELLA SUA MORTE
Dopo 35 anni di servizio e all’età di 55 anni, prossimo alla pensione, passò, il 17 maggio del 1974, al Nucleo Speciale Antiterrorismo della Polizia Giudiziaria che fu costituito dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Questo primo nucleo di lotta contro il terrorismo era composto da 9 ufficiali, 22 sottufficiali e 9 militari. Fra questi il maresciallo maggiore Felice Maritano fu non solo una figura di spicco per capacità investigative, ma anche una delle prime vittime della battaglia condotta dall’Arma dei Carabinieri nei confronti del terrorismo militante, che dal 1° Maggio 1972 si era dato alla clandestinità. Maritano, uomo di comprovata esperienza, contribuì in modo determinante alle indagini che portarono alla cattura di Renato Curcio e di Alberto Franceschini, due leader storici delle brigate rosse. Attraverso il materiale rinvenuto nel loro covo, Maritano riuscì a scoprire un altro “covo caldo” nella frazione di Robbiano di Mediglia e facendovi irruzione lo trovò vuoto. Dopo giorni di appostamento, il 15 ottobre del 1974 i terroristi si presentarono alla spicciolata. Il primo Pietro Bassi fu catturato dal nucleo speciale alle ore 13 e il secondo Pietro Bertolazzi alle ore 21. All’appello mancava solo Roberto Ognibene, che arrivò alle 3.30 del mattino e che, accortosi della trappola, iniziò a scappare, inseguito dai carabinieri che gli intimarono di fermarsi. Per tutta risposta Ognibene rispose al fuoco e colpì il maresciallo Maritano, che si era offerto volontario in questa rischiosa operazione ricognitiva notturna. Benchè colpito dai colpi d’arma da fuoco, Maritano reagì sino a ferire con quattro colpi l’aggressore, che stramazzò al suolo, consentendone l’arresto. Quasi contemporaneamente anche il Maresciallo si accasciò al suolo. Mentre Ognibene si salvò, Maritano morì durante il trasporto in ospedale, lasciando la moglie e quattro figli. Il funerale dell’eroico Maresciallo si svolse nella Basilica di Carignano a Rivarolo. Fu una cerimonia funebre blindata, con la presenza delle massime autorità dello Stato e con il saluto del suono delle sirene delle navi ancorate nel Porto di Genova. I muri della Chiesa e delle strade adiacenti erano sporcate di scritte ingiuriose e minacciose, ma le Forze dell’Ordine avevano dato una forte ed efficiente risposta per combattere l’eversione del terrorismo, che minacciava l’ordinamento costituzionale dello Stato.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


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