martedì , 26 settembre 2017
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Erminio Vittorio Carloni





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Biografia

NOTA: Erminio purtroppo non ha eredi/parenti e negli anni la sua memoria si era persa quasi completamente. Grazie al giudice Guido Salvini siamo riusciti a trovare nuovamente il filo di questa storia e ci piace pensare che riusciremo a tenere, assieme anche alla sua associazione, vivo il ricordo d’ora in poi.

Erminio Vittorio Carloni, nato a Padova il 3 novembre del 1945, aveva soltanto quattro anni quando perse il padre. La mamma, rimasta da sola, decise di trasferirsi con il figlioletto in Belgio dopo un anno della scomparsa del padre. Ma anche lei morirà dopo due anni ed Erminio resterà da solo.

Gli sono rimasti in famiglia gli zii, Albina e Costanzo, la coppia non ha figli e vive in Argentina. Albina e Costanzo si prendono cura di Erminio che li raggiungerà all’età di dieci anni. Albina e Costanzo diventano da quel momento i suoi genitori. Erminio farà poi ritorno in Italia e dopo qualche tempo torneranno anche gli zii-genitori per raggiungerlo a Milano.

All’età di ventisei anni si arruola in polizia e il 17 febbraio 1975 sarà assunto in Mondialpol come guardia giurata.

In quei tempi Erminio risiede a Cinisello Balsamo, in via Cornaggia, in pochi intimi, amici e colleghi, sanno del suo difficile passato da orfanello.

Erminio conosceva bene i segreti dell’antirapina, la capacità di intuire e anticipare situazione di potenziale rischio. In quegli anni, il banditismo di ogni fazione imperversava a Milano. I banditi che nella primavera del 1979 assaltarono il Banco di Napoli di piazza Piola ignoravano che la loro rapina avrebbe innescato la miccia di una ribellione sicuramente storica alla Mondialpol con il delegato Antonio Perna, la guardia giurata vittima di tale rapina, la vertenza è per la questione del costo dell’arma in dotazione. Il licenziamento di Perna fermò la Mondialpol per tre giorni.

Carloni, anche lui delegato della Filcams Cgil e caro amico di Perna, si mobilitò nella lotta per il rientro al lavoro di quest’ultimo.

Assunto nel giugno del 1981, il collega Bruno Lombardi aveva ripetutamente chiesto il giubbino anti proiettile, lui assieme ad altri colleghi che svolgevano in prevalenza i servizi antirapina, come Erminio Carloni.

Nei primi del 1982, Lombardi fu assegnato nella filiale della Banca di Napoli in viale Zara a Milano. Lì lavorava Erminio che conosceva molto bene quel pezzo di strada: l’aiuola, una striscia interminabile di verde interrotta solo dai crocicchi, serviva anche come parcheggio.

Oltre che colleghi, diventarono subito amici.

Il 18 novembre del 1982, Erminio aveva trentasette anni e con Bruno erano in servizio quella mattina di autunno nella filiale di viale Zara. Arrivarono vicino l’aiuola due giovanotti, quello che portava una borsa con un soprabito ripiegato sul braccio, si avvicina a Erminio: “stai fermo” gli dice. “Bruno attento a quell’altro!” urlò Erminio.

Bruno si capovolse piroettando all’indietro al ripario dal cofano di una Fiesta. Il secondo bandito spara un colpo ferendo Erminio al ventre. Bruno risponde al fuoco da dietro la macchina. Uno dei due banditi estrae un mitra e colpisce Erminio che si affloscia a terra. In quel momento arriva il tram, i due banditi cercano di fuggire, scappano.

La rapina è stata sventata, ma a terra, colpito a morte resta Erminio. Arriveranno i soccorsi ma Erminio muore lì, in quel pezzo di verde che conosceva così bene.

Due carabinieri in alta uniforme, reduci di qualche cerimonia si erano avvicinati per dare una mano per far scorrere il traffico. Quando Erminio se ne andò con l’ambulanza, i due porsero un saluto sugli attenti con i loro pennacchi rosso e blu che luccicavano come una promessa di giustizia.

Dei due banditi si saprà dopo l’identità. Il giorno dopo al telefono, la rivendicazione del MPRO (Movimento Proletario di Resistenza Offensiva) sigla che si affianca alle Brigate Rosse. Il messaggio è “Abbiamo ucciso noi il cane da guardia Carloni”.

Tentativo di depistaggio grossolano, poichè daranno indicazioni sbagliate per quanto riguarda le armi usate nel tentativo di rapina. Ma il filone è quello giusto; la ferocia con la quale si è svolta il tentativo di rapina è quella lì, è quello di un gruppo armato, del terrorismo.

Qualche tempo dopo si saprà la verità: la rapina è stata tentata da un nucleo dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) gruppo armato d’ispirazione neo-fascista. Avevano bisogno di soldi, tentativo di rapina per autofinanziamento. A uccidere Erminio è stato Pasquale Belsito, terrorista dei NAR, condannato in contumacia, latitante per 20 anni e arrestato a Madrid nel 2001. Belsito, assieme a Stefano Soderini, sono gli autori della tentata rapina con l’uccisione di Erminio Carloni, membri dei NAR, di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


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