sabato , 23 settembre 2017
Ultime News
Home » Le vittime del terrorismo milanesi » Emilio Alessandrini

Emilio Alessandrini
















Questo sito non ha scopo di lucro.
Nulla e’ dovuto per la consultazione ed il prelevamento di documentazione.
Se questo sito vi sarà stato utile siete invitati esclusivamente a citare la fonte.

Emilio Alessandrini nacque a Penne (Pescara) il 30 agosto 1942. Nel 1946 la famiglia si trasferì a Pescara, dove Emilio portò a compimento i suoi studi scolastici, fino alla maturità classica conseguita nel luglio 1960 presso il Liceo “Gabriele D’Annunzio”. Iscrittosi alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli, vi conseguì la laurea il 14 dicembre 1964 con il massimo dei voti e la lode. Assolti gli obblighi militari, nel novembre 1967 iniziò la sua carriera in magistratura con l’incarico di uditore giudiziario presso il tribunale di Bologna. Il 16 dicembre 1968 assunse le funzioni di Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano. Nell’attività giudiziaria si distinse in particolare nelle indagini sul terrorismo di destra, sì da meritare il 14 febbraio 1972, insieme con il collega Luigi Rocco Fiasconaro, un encomio da parte del Procuratore della Repubblica De Peppo “per la prontezza, la sagacia, l’energia, lo zelo di cui hanno dato prova”. Nello stesso anno, sempre insieme all’altro Pubblico Ministero Fiasconaro e al Giudice Istruttore Gerardo D’Ambrosio, ereditò le indagini sulla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, aperte presso la Procura di Treviso e poi trasferite a Milano per competenza territoriale. L’istruttoria si rivelò ben presto fra le più difficili del dopoguerra coinvolgendo, oltre ad ambienti dell’estrema destra neofascista, anche uomini legati ai servizi segreti militari. Superando difficoltà e intralci di varia natura, il 6 febbraio 1974 egli depositò una lunga e ponderosa requisitoria, successivamente pubblicata. Alessandrini continuò a interessarsi di eversione, che nel periodo successivo fu rappresentata soprattutto dal terrorismo di sinistra. Egli fu uno dei primi magistrati che tentò di comprendere le radici e le motivazioni del fenomeno, non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche e soprattutto da quello sociale. La sua attività, il suo scrupolo professionale e il suo impegno fecero sì che egli ben presto attraesse l’attenzione dei gruppi eversivi di sinistra, che identificarono in lui, a ragione, un uomo che, per il suo impegno culturale e la sua capacità professionale, era in grado di individuare le menti direttive e le finalità dei gruppi terroristici. La mattina del 29 gennaio 1979, alle ore 8 e 30, cinque persone attesero il magistrato all’incrocio di due strade di Milano, dove egli transitava giornalmente dopo aver accompagnato il figlio Marco a scuola. Fu raggiunto da otto colpi di pistola e morì immediatamente. L’assassinio fu rivendicato dal gruppo terroristico “Prima Linea”. Lo sdegno di magistrati, uomini politici e semplici cittadini fu immediato e enorme. Duecentomila persone parteciparono ai funerali. Il giornalista Walter Tobagi, che poi sarebbe stato a sua volta ucciso da terroristi di sinistra, scrisse: “Sarà per quella faccia mite, da primo della classe che si lascia copiare i compiti, sarà per il rigore che dimostra nelle sue inchieste, Alessandrini è il prototipo del magistrato di cui tutti si possono fidare, che non combina sciocchezze, […] era un personaggio simbolo, rappresentava quella fascia di giudici progressisti ma intransigenti, nè falchi chiacchieroni nè colombe arrendevoli.” (Corriere della sera, 30 gennaio 1979) Il prefetto Achille Serra, all’epoca giovane funzionario di Polizia a Milano, ha scritto: “Era il punto di riferimento non solo di tutta la magistratura, ma anche delle forze dell’ordine. Se volevamo un consiglio saggio su come agire in situazioni difficili, senza essere additati come i persecutori, i fascisti, ci rivolgevamo a lui. […] Era anche un ‘compagnone’, una di quelle persone così intelligenti da riuscire a fare amicizia con tutti, trasformando in una serata piacevole anche quella che sarebbe potuta essere mortalmente noiosa”. (Achille Serra, Poliziotti senza pistola, Bompiani 2006) Il magistrato Luigi Fiasconaro in un libro-intervista ha detto: “Questo interesse per gli altri rendeva Emilio molto generoso e anche molto equilibrato nel giudizio, una dote, quest’ultima, piuttosto rara nella nostra professione. In altre parole, il suo modo di trattare le persone era anche il suo modo di fare il magistrato, di esercitare il potere che gli veniva dalle funzioni: […] Fare il magistrato gli piaceva. Era solito dire: <>“. ( in: Giampaolo Pansa, L’utopia armata. Come è nato il terrorismo in Italia, Mondadori 1992)

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


Clicca qui per tornare alla pagina precedente

 

associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione contro l’ordinamento costituzionale dello stato 

SEZIONE LOMBARDIA

via san marco, 49 – 20121 milano
cell. 3355458438 – 3334552091 – tel./fax 02-39261019

www.vittimeterrorismo.it
www.casamemoriamilano.it

Inserisci un commento