giovedì , 21 settembre 2017
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Domenico Bornazzini



1968 – DOMENICO MILITARE


PRIMA DEL LANCIO COL PARACADUTE


DOMENICO CON LE SORELLE


AD UN PRANZO DI FAMIGLIA


A SPASSO TRA I BOSCHI


DOMENICO, ELENA E LA PICCOLA DEBORA


CON IL FIGLIO PIETRO


TUTTI INSIEME AL MATRIMONIO DELLA SORELLA WANDA


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Bornazzini Domenico

Luogo e data di nascita: nato a Bologna il 25/10/1948

Luogo e data dell’attentato: Alle 3:40 del 1 dicembre 1978 una volante della Questura di Milano intervenne in via Adige, ove era stata segnalata una sparatoria. Sul posto si trovavano tre uomini, poi identificati in Domenico Bornazzini, Carlo Lombardi e Piero Magri. Erano stati feriti con colpi d’arma da fuoco: due di essi si erano riversi al suolo, l’altro all’interno del veicolo. Nonostante i soccorsi i tre uomini morirono poco dopo presso il Policlinico. A seguito di indagini, degli omicidi furono imputati due appartenenti all’organizzazione “Prima Linea”. Durante il processo emerse che le tre vittime avevano espresso in un bar della zona di Porta Romana opinioni politiche radicalmente contrastanti con quelle degli imputati e che furono da questi ritenute offensive e intollerabili perchè espresse in un “quartiere popolare”. Gli imputati furono condannati ma non furono mai arrestati. La Corte di Assise d’Appello di Milano stabilì che i fatti, pur se non voluti dall’organizzazione cui appartenevano gli imputati, erano comunque riconducibili alla militanza dei loro autori e non estranei al “clima” e alla “logica” della pratica eversiva.

Biografia: nato a Bologna si trasferisce a Milano con la famiglia da bambino. Nel 1970 conosce Elena, una giovanissima torinese dalla cui relazione nasceranno nel 1971 Debora e nel 1974 Pietro. Trasferitosi a Torino per lavorare nell’azienda del padre di Elena, Domenico era tornato a Milano per aiutare le sue sorelle cui era molto legato, a chiudere l’attività commerciale della madre Irma precocemente scomparsa, solo due mesi prima, a causa di un tumore.

Stato processuale: Gli autori del triplice omicidio, Oscar Tagliaferri e Maurizio Baldasseroni, furono identificati solo nel 1981, grazie alla collaborazione di due ex esponenti di Prima Linea. Nel 1984, la Terza Corte d’Assise di Milano, nel processo che vide coinvolti 207 imputati, emise condanna di ergastolo a carico di entrambi i responsabili latitanti contumaci. Nel 1988, la Terza Corte d’Assise d’Appello di Milano, confermò la condanna e riconobbe la “natura terroristica e l’ispirazione politico-eversiva di quel triplice omicidio anche se non strettamente riconducibile all’organizzazione terroristica di appartenenza del Tagliaferri e del Baldasseroni”. “Il clima in cui il fatto in questione ebbe origine è del resto ammesso dallo stesso Tagliaferri il quale, secondo quanto riferito dagli ex compagni, tentò di giustificare la propria condotta con la frase – non si può mettere in discussione l’autorità dei comunisti… fra gli avventori di quel bar c’era gente di destra” il quale fa buona copia con lo slogan corrente all’epoca “uccidere un fascista non è reato” tipico delle formazioni della sinistra estremista. Tagliaferri e Baldasseroni sono tuttora latitanti. Nel 2010, la figlia Debora, dopo un lavoro di ricerca e di ricostruzione degli atti e delle sentenze durato due anni, chiede il riconoscimento per sè e per il fratello Pietro, riconoscimento che entrambi otterranno nel maggio del 2012. La legge non prevede tuttora il riconoscimento in favore dei conviventi more-uxorio.













Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


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