mercoledì , 22 novembre 2017
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Antonio Marino



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Antonio Marino, agente di PS, muore a 22 anni come vittima del terrorismo di estrema destra e insignito di Medaglia d’Oro al Valore Civile

Antonio Marino, di Puccianiello – Sala di Caserta, era nato il 10 Giugno del 1950.
I suoi genitori poverissimi avevano 7 figli dei quali 4 maschi e tre femmine. Da giovane, questo ragazzo del Sud, emigrò a Milano in cerca di lavoro, adattandosi a fare dapprima il panettiere, anche se sognava di fare il meccanico. Antonio scelse, poi, di fare il poliziotto per aiutare meglio, sul piano economico, la famiglia bisognosa e residente nel lontano paese natio. Cresciuto nel culto del risparmio inviava cinquantamila lire al mese ai genitori, pur guadagnando appena novantamila.
Nel 1970, all’età di 20 anni, si arruolò nella Polizia di Stato dopo avere frequentato le Scuole Allievi Ufficiali di Alessandria e di Nettuno. Prestò subito servizio nel 3° Reparto Celere della Questura di Milano.
Il 12 Aprile 1973, i dirigenti nazionali del MSI, gli onorevoli milanesi Franco Maria Servello e Francesco Petronio, indicono a Milano una manifestazione col senatore missino Ciccio Franco, nome legato alla sanguinosa rivolta di Reggio Calabria, celebre per il motto “Boia chi molla”.
Per motivo di ordine pubblico il comizio non viene autorizzato dalla Questura di Milano. I dirigenti missini Servello e Petronio oltre ad Ignazio la Russa , allora Segretario Regionale del Fronte della Gioventù, decidono di guidare il corteo di protesta contro la sede della Prefettura di Milano.
Durante il percorso il corteo, formato da centinaia di neofascisti arrivati a Milano da ogni parte d’Italia, offre uno spettacolo di squadrismo organizzato che si riversa nel quadrilatero di Viale Piave, Corso Concordia, Piazza Tricolore e Piazza Risorgimento.
Giovani col casco nero, fazzoletto sul viso e tanta voglia di violenza si scontrano con la polizia: assalti, saccheggi, lancio di sassi, atti di vandalismo. All’altezza di via Bellotti un reparto di poliziotti della celere presidia piazza F.lli Bandiera.
Due giovani di estrema destra, appartenenti al gruppo de “La Fenice” e che partecipano alla manifestazione, lanciano 5 bombe a mano contro la polizia, tre esplodono e due no. Una bomba a mano di tipo SRCM colpisce in pieno petto l’agente Antonio Marino, uccidendolo sul colpo.
Il ragazzo steso per terra sull’asfalto, col petto squarciato e la divisa intrisa di sangue, è un figlio del Sud e i colleghi del reparto sono affranti da dolore e dalla disperazione.
L’uccisione del poliziotto, di solo 22 anni, suscita un vastissimo sdegno a livello milanese e nazionale. L’immagine di legalità e di forza d’ordine del Movimento Sociale Italiano è irrimediabilmente incrinata e la sua rispettabilità compromessa. La costernazione, per la morte del poliziotto, porta il partito missino a volere dimostrare la sua estraneità alle violenze e denuncia i due autori dell’attentato, Vittorio Loi e Maurizio Morelli, grazie alla delazione di Gianlugi Radice, segretario provinciale del Fronte della Gioventù.
Nonostante ciò erano ormai noti i legami, a livello nazionale, tra destra missina e destra extraparlamentare di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale per contrastare la sovversione rossa.
A Milano gli estremisti violenti di destra avevano un disegno criminoso ben preciso. La parata di “quel giovedì nero del 12 Aprile” sarebbe stata organizzata e pianificata dal partito con la complicità di gruppi estremisti di destra, che frequentavano il bar di “Piazza S. Babila”, punto di ritrovo negli anni ‘70 dei neofascisti milanesi. Era, comunque, improbo raccogliere prove e potere dimostrare la complicità tra il partito di via Mancini e i violenti sanbabilini.
I due assassini furono denunciati, arrestati, processati e condannati.

La magistratura non ottenne, dalla Camera dei Deputati, l’autorizzazione a procedere nei riguardi dei dirigenti missini locali: gli onorevoli Servello e Francesco Petronio e costoro furono assolti, il 29 Maggio del 1978, dalle accuse di avere deliberatamente organizzato gli scontri.
La Rivista “La Fenice”, fondata da Giancarlo Rognoni durante il periodo della strategia della tensione e degli opposti estremismi, si batteva, negli anni’70, per imporre un ordine nuovo, un ordine di militanti e combattenti teso ad un solo scopo, la conquista del potere.
Dal 1° Marzo 1968, dopo gli scontri a Valle Giulia tra studenti dell’estrema sinistra e poliziotti, i neofascisti erano in prima fila per combattere la rivoluzione comunista in Italia, per inseguire il golpe e la tolleranza zero contro la galassia dei gruppuscoli extraparlamentari di sinistra, trovando la complicità dei servizi segreti, della massoneria, della maggioranza silenziosa, delle teste calde di Piazza San Babila e dei militanti occulti iscritti a “Gladio”.
Sul luogo dell’attentato in via Bellotti, il Comitato Permanente per la Difesa Antifascista e dell’Ordine Repubblicano ha posto una lapide ove è inciso:

“ A perenne memoria di Antonio Marino
caduto per opera di forze eversive il 12 Aprile 1973
mentre in servizio garantiva il rispetto della legge
nella legalità democratica e costituzionale ”

Si ricorda che l’agente Antonio Marino ha ottenuto nel 2009, dal Presidente della Repubblica, la Medaglia d’Oro al Valor Civile.
Il Comune di Milano, su proposta dell’ANPI “25 Aprile – Città Degli Studi” e del Consiglio di Zona 3, il 22 Aprile 2010 ha svolto una Cerimonia di intitolazione dei “ Giardini di Piazza F.lli Bandiera” dedicati alla memoria di Antonio Marino.
Questo figlio del Sud, che voleva costruirsi un futuro a Milano, resta nel cuore di tutti i familiari delle vittime del terrorismo di Milano e della Lombardia e non dimenticano i laboriosi ed umili genitori scomparsi e i fratelli e le sorelle, che uttora vivono nel Meridione d’Italia.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


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