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“Le verità nascoste”

Il libro di Gianfranco Di Santo “Le verità nascoste”, presentato alla Biblioteca Centrale Comunale di Palazzo Sormani, il 15/10/2010 ”

1 – La prima parte inizia il lungo viaggio della storia del terrorismo in Italia partendo dagli inizi degli anni ’60, sino ad esaminare l’esplosione del “Movimento del ’68, della contestazione studentesca con i conseguenti scontri politici; delle lotte civili e democratiche del Movimento operaio per ottenere lo Statuto dei Lavoratori. Il Libro inquadra, con un’attenta analisi, i punti occulti della strategia della tensione messi in atto dall’eversione neofascista di destra estrema, in combutta con la Loggia massonica della P2 e spezzoni dei servizi segreti deviati. Si pensi ai tentativi di golpe del “Piano Solo” e di Junio Valerio Borghese. Sono stati bene evidenziati i tanti intrighi piduisti sullo stragismo in Italia, soprattutto, alla luce dei depistaggi di uomini del SID, che hanno quasi sempre inquinato le prove e impedito l’accertamento la verità sulla stragi a cominciare da quello di Piazza Fontana a Milano, di piazza della Loggia a Brescia e delle stragi sui treni, in particolare, quella 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna.
Altre verità nascoste riguardano il terrorismo rosso si riferiscono, in particolare, al sequestro e alla uccisione dell’on. Aldo Moro e proprio per occultare tale verità il carceriere di Moro, Mario Moretti, che condannò a morte lo statista, gode da 15 anni, privilegi per il suo omertoso silenzio. Vorrei ricordare il grande lavoro svolto dalla Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi, che indagò sullo sfondo di grandi complotti, di poteri occulti, di truffe colossali, di arditi progetti politici eversivi e contro l’ordinamento democratico dello Stato. Basta citare i nomi di Miceli – Mario Foligni (un cattolico che sognava di scalzare la DC con un “golpe bianco”) e la Libia. Si rifletta sulla Gladio di Kossiga, dei Servizi segreti deviati e dell’ inquietante sezione Gladio siciliana collusa con la criminalità mafiosa).
Vorrei citare anche i lavori della Commissione Parlamentare, presieduta dal sen. Pellegrino, per dipanare la matassa degli intrighi sui “tanti misteri o verità nascoste”, riguardanti l’assassinio dell’on. Aldo Moro e di tante altre vittime uccise dei nuclei armati rivoluzionari rossi e neri. Noi conviviamo con la storia di molte “verità nascoste”, ma che misteri non sarebbero se, con l’abolizione del Segreto di Stato, gli studiosi potessero accedere agli archivi a distanza ormai di oltre 30 anni dai fatti delittuosi dello stragismo e del terrorismo eversivo di destra e di sinistra. L’autore passa ad un esame storico della nascita dei movimenti di lotta politica e sociale che parte dagli inizia degli anni ’60 e si protrae sino alla nascita del ” Movimento del Sessantotto” e alla sua deriva di gruppi, che scelsero la lotta armata, a seguito dell’indottrinamento alla guerra civile predicata dei “cattivi maestri” che la teorizzarono, mentre migliaia di giovani furono indotti ed inviati allo sbaraglio per praticare la rivoluzione con il richiamo alla ideologia marxista – leninista. Ben 22 furono i gruppi rivoluzionari comunisti più importanti presenti in Italia. Ecco le sigle dei principali: Gruppo dei comunisti combattenti, Avanguardia operaia, Potere Operaio, Lotta Continua, Collettivo Politico Metropolitano, XXII Ottobre, Gruppi Azione Partigiana (GAP), Nuclei Armati Proletari (NAP), Autonomia Operaia, Prima Linea e Brigate Rosse.
Quest’ultima organizzazione terroristica fu la più diffusa e sanguinaria a livello nazionale con 83 omicidi di obiettivi mirati e oltre 150 gambizzazioni. Il libro presenta interessanti schede biografiche sui capi storici e i protagonisti più pericolosi dell’antagonismo armato. Sono indicati una miriade gruppi di fuoco. 250 sono le sigle di gruppi d’ispirazione della sinistra comunista eversiva e 55 sono i gruppi eversivi di destra estrema. Seguono poi altre significative capitoli sulle “verità nascoste” dedicate alle stragi e ai servizi segreti deviati. Notevoli poi sono le biografie dedicate alle “vittime innocenti per non dimenticare”. Altrettanto significativi i capitoli dedicati alla risposta dello Stato per combattere e sconfiggere il terrorismo attraverso “la riorganizzazione dei servizi di sicurezza nazionale” (NOCS) e all’azione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa per sconfiggere i terroristi ( si pensi ai successi ottenuti dai nuclei speciali nella cattura di tutti i terroristi e nel successo delle forze dell’ordine nei sequestri di Sossi, Cirillo, Dozier).

La seconda parte del libro è tutta dedicata alla ponderosa raccolta della documentazione storica, molto utile e interessante, più per gli studiosi, che per il pubblico che fatica a leggere tutti i documenti scritti su pagine fitte e in carattere più piccolo. Si tratta di una documentazione importante per capire lo storia di ieri e di oggi, il brodo culturale in cui è nato e cresciuto il terrorismo e il linguaggio delirante dei proclami rivoluzionari. Preziosi risultano i documenti su:
– l’ampia Risoluzione Strategica della Direzione delle B.R. e sugli 8 comunicati emessi durante i 55 giorni del sequestro e della prigionia di Aldo Moro;
– le rivendicazioni di alcuni omicidi delle neobrigate rosse di Massimo d’Antona e Marco Biagi;
– alcune delle 96 lettere scritte dall’on. Moro prima del suo assassinio;
– l’elenco dei caduti.
Un lavoro fatto da uno storico e da un fedele servitore dello Stato, che ha vissuto da protagonista “gli anni di piombo in quella strategia della tensione, che ha visto le forze di sicurezza in piena offensiva per sconfiggere il terrorismo”.

Una sola osservazione di dissenso profondo rilevo nella presentazione di Antonio Capitella, sulla Commissione del sen. Pellegrino, per me giustamente caduta in silenzio. Ogni componente di questa Commissione, in base al suo orientamento politico, si creò una sua verità storica, che non portò ad un accertamento della verità, ma a tante verità non condivise.
Quanto poi alla linea del processo di pacificazione nazionale avanzata dal sen. Pellegrino, per me è sempre stata assurda sia perché riguardava esclusivamente il terrorismo di sinistra, sia perché l’accertamento della verità storica è stata compiuto, quasi integralmente dalle sentenze della Magistratura italiano sul terrorismo rosso, salvo alcune zone d’ombra.
Sappiamo anche che il sen. Pellegrino coltivava il progetto di “amnistia generale per chiudere gli anni di piombo”, proponendo “Verità in cambio di pacificazione nazionale”, analogamente a quando avveniva in Sud Africa.
E’ storicamente assurdo paragonare l’Italia all’apartheid del Sud Africa, o all’Ira irlandese o all’Eta spagnolo, o ad altre esperienze esistenti in Europa o in altre nazioni del mondo.

“Le verità nascoste” sollevano quattro interrogativi senza risposte

1)Progetto Metropoli e il Superclan di “Potere operaio”, tra il 1970 e 1971, decise di darsi una struttura diversa. Non più soggetto che doveva difendersi dalla Polizia, dai fascisti, dai padroni, ma organizzazione offensiva strategica per contrastare il nemico di classe, con l’idea della lotta armata. L’obiettivo era quello dell’insurrezione generale per la presa del potere attraverso una guerra civile. Gli ideologi erano Franco Piperno, Oreste Scalzone, Toni Negri, Lanfranco Pace, Corrado Simioni.. che costituivano un nucleo d’intellettuali dotato di strutture, finanziamenti, armi. All’inizio con il sostegno di Feltrinelli, poi attraverso il Cerpet, uno studio legato al PSI, la rivista “Metropoli” di Roma collabora col Cerpet tra il 1973 e il 1974. Nel 1974 la lotta armata compie il primo salto di qualità, attraverso il rifornimento di armi per l’egemonia ideologica del terrorismo. Nel 1971 comincia a prendere corpo il progetto “Metropoli”, mentre Corrado Simioni prospettava un identico disegno nelle neonate Brigate rosse. Nel 1972 Potere Operaio si sciolse per confondersi in Autonomia e Br. Autonomia non era assimilabile alle br, ma si inserisce nel progetto “Metropoli”, nato ai tempi di Potere Operaio, che aveva l’obiettivo di conquistare la direzione strategica di tutta la struttura della lotta armata con i “fuochi di guerriglia”. Corrado Simioni proveniva dal PSI e fu espulso dalla Federazione di Milano per indegnità morale. Costui costituiva l’anello di congiunzione con stuoli di intellettuali e giornalisti di area socialista e azionista. Simioni ebbe intensi rapporti c on le università della Germania occidentale e con strutture di agenti segreti della DDR, ove aveva iniziato la sua esperienza di “volontariato”. Il progetto metropoli di Simioni fu elaborato da intellettuali rivoluzionari al fine di egemonizzare e guidare l’organizzazione dell’eversione armata o partito della guerriglia ed era in contatto con il livello clandestino che guidava la lotta.

2) L’Hyperion la centrale europea del terrorismo con sede a Parigi L’Istituto linguistico Hyperion è l’altra verità nascosta, sulla quale non è stato possibile effettuare una seria indagine internazionale. Tale istituto aveva sede a Parigi sotto la protezione del Governo francese, che si è sempre rifiutato di collaborare per risolvere il ruolo svolto da questo Istituto, che di fatto era una “Centrale del terrorismo europeo e internazionale”. Accusato di essere terrorista l’intero gruppo di Simioni accettò l’offerta di radicarsi nella scuola di lingue di Parigi, cioè l’Hyperion, che era uno strumento di egemonia sull’intera lotta armata in Europa. A livello italiano a tale scuola erano legati Mario Moretti e Prospero Gallinari, dopo l’arresto di Renato Curcio e Franceschini e del nucleo storico delle br. Il ruolo terroristico di tale Istituto di lingue fu descritto con sufficiente precisione dai pentiti Antonio Savasta e Michele Viscardi, membri dell’ esecutivo delle br, rivelando che l’Hyperion agiva a livello internazionale e teneva contatti con le formazioni di guerriglia europea, i movimenti di liberazione del Terzo mondo ed esponenti dell’Olp. Quelli che lavoravano all’Hyperion si sentivano sicuri della protezione della Francia, che si serviva di questo istituto per egemonizzare tutta la rete eversiva europea. L’Abbé Pierre era non solo simpatizzante e collaboratore di tale istituto linguistico, ma anche uomo di spicco della storia politica francese con cariche pubbliche nei rapporti con i Paesi del Nord Africa, tanto da essere accreditato come rappresentante del governo francese presso il sovrano del Marocco e rivestiva anche la carica di grande elemosiniere di Stato. L’Abbé Pierre fu uno dei grandi protettori francesi di Simioni e intervenne anche nell’affare del sequestro di Aldo Moro in veste di mediatore e incontro a Roma anche Benigno Zaccagnini e altri uomini della segreteria della DC. Si ricorda che l’Hyperion aprì sedi a Roma e a Milano e le chiuse dopo un mese dall’assassino di Moro; le aprirono infatti nell’autunno del 1977 e le chiusero a giugno del 1978. I francesi non collaborarono per chiarire la pista Hyperion e dei suoi protettori a livello di classe politica e governativa della Francia. Dopo l’arresto del capo militarista delle br, Mario Moretti, avvenuto nel marzo del 1981, gli subentrò Giovanni Senzani dell’ala movimentista delle brigate rosse.

3) Il mistero del traffico e rifornimento di armi ai gruppi terroristici Maurizio Folini, uno dei fondatori di Prima Linea, era stato incaricato da Oreste Scalzone di procurare un arsenale di armi. Folini era conosciuto come “Corto Maltese” e riforniva di armi le brigate rosse. Le armi: mitra, bombe a mano, lancia granate, bazooka, razzi a fonte calorica. venivano consegnate tramite “Metropoli” alle seguenti formazioni combattenti: – Comitati Comunisti Rivoluzionari Combattenti (Cocori) di Oreste Scalzone; – Prima Linea di Sergio Segio; – Proletari Armati per il Comunismo (Pac) di Cesare Battisti erano di provenienza sovietica che erano state consegnate all’Olp e dal Medio Oriente passavano in Italia via Mare (Libano), via Cipro e via terra (Bulgaria). Folini, fermato in Bulgaria, fu rilasciato mostrando un lasciapassare o documento del Kgb. perché l’Hyperion forniva assistenza non solo alle br, ma anche ad Autonomia. – la Stasi (spionaggio della Germania Orientale) gestiva e riforniva armi alle singole formazioni terroristiche europee e anche alle brigate rosse italiane.

4) Il teorema di Pietro Calogero giudice di Padova: contiguità fra “Autonomia e Terrorismo”. Calogero partiva dalla convinzione che ci fosse uno stretto rapporta tra Autonomia e Terrorismo sia all’interno del mondo universitario, sia nelle fabbriche, sia nella società civile, cioè di quel vasto mondo della società italiana che recitava lo slogan “Né con lo Stato, né con le brigate rosse”. All’epoca si scatenò una indegna campagna degli intellettuali, dei giornalisti e di un vasto coro di simpatizzanti per negare la contiguità dell’area dell’Autonomia con la rivoluzione armata comunista. Tutto contribuì a fare terra bruciata attorno all’inchiesta del magistrato Calogero accusato di dare la “caccia alle streghe”. Vanificate le possibilità d’indagine giudiziaria sui collegamenti di Autonomia con il partito armato, ne scaturì un danno incalcolabile alla verità e all’accertamento delle complicità dei “cattivi maestri” teorici della guerra civile, che i terroristi dichiararono unilateralmente contro lo Stato democratico. Questi intellettuali della rivoluzione da salotto e fiancheggiatori della lotta armata avevano alimentato, un anno prima del sequestro Moro, una martellante propaganda contro la “repressione in Italia”, facendo della ipotesi di Calogero “un capro espiatorio” Il giudice padovano fallì per individuare prove e complicità dell’area dell’autonomia con il brigatismo rosso.

Antonio Iosa