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La reazione di Antonio Iosa alla serata dell’ex brigatista al Magazzino Parallelo

Cesenatico, 24 luglio 2016 – Una delle vittime del terrorismo delle Br è di casa a Cesenatico. E’ Antonio Iosa, 83 anni, il quale è stato gambizzato dalle Brigate Rosse il 1° aprile 1980 ed ancora porta le conseguenze di quel giorno di follia da ‘anni di piombo’. In città lo conoscono in tanti e quando ha visto pubblicato sul Carlino l’articolo sulla presentazione del libro dell’ex brigatista rosso Renato Curcio al Magazzino Parallelo, non ce l’ha fatta a tenersi tutto dentro, come lui stesso racconta: «E’ uno scandalo, lo Stato italiano prevede la rieducazione dei carcerati per inserirli nella società, ma questa integrazione non significa che possono diventare degli educatori. Curcio non si pente e non si dissocia, è stata una cattiva persona ed un cattivo maestro». Tuttavia Curcio è stato invitato a Cesena solo per parlare del suo nuovo libro. «Non sono d’accordo perché si corre il rischio di legittimare gli anni di piombo e di condividere le motivazioni che in quel contesto storico lo hanno portato alla lotta armata e alla clandestinità. Lui non rinnega, anche se parla d’altro lui è uno e vuol dire che a lui le cose vanno bene così, ma a noi no».

Cosa direbbe agli organizzatori dell’evento?

«Dico che c’è molta leggerezza e troppa superficialità, queste cose non si devono fare. Non si deve offrire alle nuove generazioni un modello di personaggio negativo. Si parla di non violenza, rispetto della vita umana e poi si chiamano i terroristi in cattedra per fare audience.».

Però Curcio ha scontato la sua pena in carcere ed ora si dedica ad altro.

«Lui è un uomo pericoloso ed ingiusto. Quello Stato che voleva abbattere lo ha reinserito nella società, quindi come minimo poteva e doveva dire qualcosa contro la violenza terroristica. Invece fa il missionario sociologo ma la credibilità è zero ed i giovani devono ricevere altro».

Lei ha conosciuto Curcio?

«Ho avuto un rapporto privilegiato, perché nel 1970 mi chiese di organizzare un incontro al circolo culturale Carlo Perini. Nessuno voleva ospitare questi giovani e io gli misi a disposizione la sala riunioni. Il giorno dopo la polizia di Milano telefonò e senza mezzi termini voleva sapere perché un democristiano come me aveva ospitato questi rivoluzionari. Gli spiegai che uno dei motivi per cui nel 1962 era nato il circolo, era proprio il dialogo fra cattolici e marxisti».

Gli ha parlato dopo la scarcerazione?

«Non ho avuto l’occasione, con altri ex terroristi invece sì. Sono quelli che hanno riconosciuto di aver sbagliato e ora sono persone migliori e contro la violenza».

Crede che sia possibile un perdono per chi ha commesso reati di terrorismo politico?

«Si, dobbiamo perdonare chi si è pentito sotto il profilo umano e cristiano. Sono pienamente d’accordo nel perdono, ovviamente non nella condivisione».

Lei comunque è positivo…

«La maggioranza del popolo italiano si è ribellato e ha scelto la democrazia e non l’estremismo. Questo è importante e va difeso con la non violenza, il dialogo e il confronto».

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