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“Io, gambizzato, vi racconto la mia vita distrutta dalle Br”

Articolo tratto da Repubblica.it di lunedì 30 marzo 2015
di Concetto Vecchio

A 35 anni dall’attentato Antonio Iosa si confessa a Repubblica.it: “Punito perché avvicinavo la Dc agli operai”

ROMA -“Di quella sera m’è rimasto il ricordo della pistola puntata alla tempia, il terrorista che dice “se reagite sarà una carneficina”, io che lo supplico di risparmiarmi (“ho moglie e figli”), lui mi spinge contro la parete: “Inginocchiati stronzo!”. Poi rivedo solo lo sparo, l’improvvisa vampa alla gamba. Non c’è dolore, solo un calore insopportabile”.

Quanti anni sono passati dall’agguato delle Brigate Rosse di via Mottarone a Milano, quattro democristiani messi contro un muro della sede e gambizzati senza pietà per vendicare i brigatisti uccisi dai carabinieri in via Fracchia a Genova? Trentacinque. Il 1 aprile ricorre l’anniversario. Nessuno ricorda più niente. Uno di loro, il più sfortunato, Antonio Iosa, 82 anni, ora è qui nel suo salotto e sfoglia l’album di una vita rovinata. Trentaquattro operazioni. Il rischio concreto dell’amputazione. Complicazioni a non finire. “Sembrerà incredibile, ma i dolori non mi hanno mai abbandonato un attimo”. Si alza, trascina la gamba: “Anch’io sconto il mio ergastolo, da sciancato”.

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