martedì , 21 agosto 2018
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In cella da Battisti, digiuno totale «Mai in Italia, è meglio morire»

Brasilia — Lo chiama il suo «atto estremo». La morte, piuttosto che la galera italiana, racconta ai brasiliani come l’anticamera dell’inferno. Cesare Battisti è smagrito, ma in buona forma, dopo 5 giorni di sciopero della fame. Elegante, in camicia e pantaloni bianchi stiratissimi, infradito ai piedi. Un ritocco vanitoso persino ai capelli, perfettamente scuri per i suoi 55 anni. Lo incontriamo nel carcere di Papuda a Brasilia, con un gruppo di parlamentari brasiliani, mancano poche ore alla sentenza sull’estradizione in Italia. I primi giorni di digiuno non sono stati difficili, ci spiega, perché gli davano del siero…. Apri l’allegato pdf per continuare a leggere il contenuto