mercoledì , 20 giugno 2018
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IL TERRORISMO DI QUALSIASI MATRICE NON FU LOTTA ARMATA, MA LOTTA POLITICA CRIMINALE ED EVERSIONE CONTRO L’ORDINAMENTO COSTITUZIONALE DELLO STATO DEMOCRATICO

PARTE II

IL TERRORISMO DI QUALSIASI MATRICE NON FU LOTTA ARMATA, MA LOTTA POLITICA CRIMINALE ED EVERSIONE CONTRO L’ORDINAMENTO COSTITUZIONALE DELLO STATO DEMOCRATICO

1 – NESSUNO TOCCHI CAINO, MA NESSUNO DIMENTICHI ABELE

In Italia non è bastato il dolore delle vedove e dei feriti: c’è voluto anche quello dei figli delle vittime, ormai cresciuti, per ottenere attenzione e per dare voce a chi ha sofferto e soffre nello scrivere la storia del terrorismo dal proprio punto di vista.
Prima di allora, una decina di anni da quando uscì il libro di Giovanni Fasanella ‘I silenzi degli innocenti’, la storia degli anni di piombo era stata narrata da giornalisti, da accademici (rari), da politologi (spesso di parte) e soprattutto dagli ex terroristi con il proliferare di studi, ricerche, interviste quasi sempre dirette a giustificare e a comprendere le motivazioni politiche di quanti avevano scelto la sovversione armata, praticando odio e violenza e seminando distruzione e morte.
Le vittime non avevano voce, poiché lo Stato doveva trovare una soluzione politica per sconfiggere il terrorismo, come ha fatto agli inizi degli anni ‘80 con leggi premiali.
Questo comportamento è stato una somma ingiustizia storica, poiché ha lungamente ignorato la sofferenza quotidiana delle vittime, tanto che l’opinione pubblica è stata orientata più a capire le ragioni dei terroristi che a schierarsi dalla parte delle vittime.

Le vittime sono state considerate dallo Stato come un ingombro e sopportate come un fastidioso fardello.
La stessa cultura politica e religiosa, dominante all’epoca, pensava più al recupero…Apri l’allegato pdf per continuare a leggere il contenuto