mercoledì , 12 dicembre 2018
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Il sindaco Pisapia inaugura il giardino di Piazzale Martini a Francesco Rucci, agente di custodia delle carceri di San Vittore, ucciso dalle brigate rosse il 18 settembre di 30 anni fa

Un giardino per Francesco Rucci
l’area verde di Piazzale Martini è stata dedicata alla memoria dell’agente di custodia di San Vittore caduto per mano delle br il 18 settembre di trent’anni fa

Intervento del Sindaco di Milano, avv. Giuliano on. Pisapia

Oggi questa piazza della nostra città diventa simbolo di pace e democrazia.
Con questa cerimonia, il Comune di Milano dedica i giardini di Piazzale Martini a Francesco Rucci, Brigadiere del Corpo degli Agenti di Custodia.
Trent’anni fa, il 18 settembre 1981, Rucci fu ucciso da un commando di terroristi mentre si recava al lavoro.
Francesco Rucci era un servitore dello Stato. Un cittadino che compiva il suo dovere in nome delle Istituzioni in anni terribili; anni in cui sembravano smarrite le ragioni più profonde del vivere comune della nostra società.
La sua uccisione fu un crimine insensato che merita, oggi come allora, la condanna più ferma e più intransigente.
Un atto odioso che si aggiungeva ad una lunga serie di delitti e attentati che colpirono indiscriminatamente il nostro Paese, minando le fondamenta delle nostre istituzioni democratiche:
nel 1981, l’anno dell’uccisione di Rucci, altre cinque persone caddero vittime del terrorismo nella sola Milano.
Oggi ricordiamo con orrore quella stagione di violenza e vogliamo che rimanga impressa nella memoria di tutti come uno dei momenti più bui della nostra democrazia.
è per questo che nei prossimi anni vogliamo portare a compimento il progetto della Casa della Memoria: un progetto di grande valore civico destinato a diventare il simbolo della memoria condivisa di tutti i milanesi e dell’omaggio di Milano a tutte le vittime del terrorismo e del totalitarismo.
Lo Stato ha reso onore al sacrificio di Francesco Rucci e gli ha attribuito, nel 2007, la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria.
Anche la nostra città vuole ricordarlo e mostrargli la sua riconoscenza con un omaggio forse meno solenne ma altrettanto sincero e di grande valore simbolico.
Dedicargli un giardino significa infatti associare il suo nome a un luogo di pace e di tranquillità dove le famiglie, i bambini, gli anziani si incontrano quotidianamente: un luogo di quella Milano che oggi è libera e democratica grazie anche a lui.
Con l’intitolazione di questo giardino non vogliamo solo ricordare il sacrificio di un uomo, ma vogliamo riaffermare con decisione la fede incondizionata dei milanesi nella democrazia e nella non-violenza quali componenti fondanti dell’anima di questa città.
Milano è una città che rifiuta la violenza in ogni sua forma.
è una città che rifiuta la sopraffazione e l’arroganza di chi vuole imporsi con la forza sugli altri.
Lo ha dimostrato nel corso di tutta la sua storia, lottando per l’Unità e l’Indipendenza nel Risorgimento, combattendo il nazifascismo durante la Resistenza e reagendo con fermezza e determinazione nell’isolare e sconfiggere il terrorismo negli anni di piombo.
Rendere omaggio a Francesco Rucci, e a tutte le altre vittime del terrorismo di quegli anni, significa rinnovare l’impegno di una città intera per la libertà e per la democrazia.
INTERVENTO DI ANTONIO IOSA –
coordinatore Lombardo Associazione Italiana Vittime del Terrorismo


associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione
contro l’ordinamento costituzionale dello stato

SEZIONE LOMBARDIA
via san marco, 49 – 20121 – milano
cell. 3355458438 – 3334552091 – tel./fax 02-39261019
www.vittimeterrorismo.it , www.casamemoriamilano.it

Come Associazione Italiana Vittime del Terrorismo sono grato al Comune di Milano per la continuità con la quale persegue, nell’ambito del progetto della “Casa della Memoria”, il percorso per ricordare le vittime del terrorismo al fine di conoscere e approfondire un periodo storico, durante il quale la nostra città fu protagonista della stagione del terrorismo e dello stragismo.

Milano non dimentica i suoi caduti per dare dignità alla memoria con questi atti significativi, che non vogliono essere commemorazioni pubbliche di semplice retorica. Siamo qui per riflettere e ragionare sulla figura di Francesco Rucci, agente di custodia delle carceri di San Vittore ucciso il 18 settembre del 1980 da un gruppo di fuoco delle brigatiste rosse.

Francesco nasce a Giovinazzo (Ba) in una famiglia di persone lavoratrici e oneste. All’età di 18 anni entra nel corpo degli Agenti di Custodia, dapprima come servizio di leva e in seguito come servizio permanente. Per circa 2 anni presta servizio presso il carcere di Foggia, poi fa domanda per fare il corso il corso di sottufficiale a Parma, ove risulta essere il più giovane sottufficiale d’Italia. Superato l’esame viene trasferito presso il carcere di Marassi di Genova ed in seguito al carcere di S.Vittore a Milano.

E’ vicebrigadiere, agente di custodia speciale, quando alle 7.40 mattina del 18 settembre , mentre si recava al lavoro, quattro terroristi gli tendono l’agguato in via Merula all’imbocco con via Lodovico il Moro. L’agente in auto è costretto a fermarsi e i terroristi gli sparano con lucida freddezza e razionalità, lanciando infine un fumogeno per coprirsi la fuga.
Francesco lascia la moglie e un figlio in tenerissima età.

A Francesco Rucci sono state intestate le Caserme della Casa Circondariale di Trani e della Casa di Reclusione di Bollate. Una via è stata intestata nella sua città natale di Giovinazzo.

INTERVENTO DI ANTONIETTA SCROCE – vedova Rucci

Signore e Signori, colleghi di mio marito, autorità e familiari delle vittime presenti,

Vi ringrazio per la vostra partecipazione a questo giorno così importante per me e per mio figlio.

Ho conosciuto mio marito dopo che aveva preso servizio a S. Vittore nel mese di Agosto 1979.

Francesco era una persona forte e coraggiosa e veniva descritto dai suoi colleghi collaborativo e molto generoso nell’aiuto prestato durante lo svolgimento del loro impegnativo e complesso lavoro.

La sua disponibilità e umanità non era rivolta solo ai suoi colleghi, ma si manifestava anche nell’atteggiamento di comprensione verso i detenuti.

Essendo così benvoluto e apprezzato all’interno della struttura carceraria, mi chiedevo e continuo a chiedermi, con grande dolore e stupore, perché i brigatisti avessero deciso di compiere un omicidio tanto orribile.

Le risposte le ho avuto in seguito al mio rientro in carcere dopo la maternità, dove svolgevo il mio lavoro di dipendente dell’ASL nell’assistere i detenuti.

Certamente la sua uccisione non riguardava lui come persona, ma ciò che rappresentava: il simbolo dello Stato ligio al proprio dovere e, quindi, vittima designata a causa di un atti terroristico. All’epoca Milano e l’Italia erano contrassegnate dallo stragismo e dal terrorismo. Si viveva un clima socio-politico di odio e di violenza, definito come “Anni di piombo”.

Queste considerazioni non hanno mai lenito il mio dolore, anche perché nostro figlio è stato privato per sempre, sin dalla primissima età, di un bene insostituibile come l’amore di suo padre.

Voglio quindi ringraziare tutti coloro che hanno permesso l’intitolazione di questo giardino in memoria di mio marito, un riconoscimento al sua valore come persona e come rappresentante dello Stato. Un ringraziamento particolare al Comune di Milano e all’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo.