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Il caso Battisti eterno fuggitivo eroe dei due mondi?

                                                                                                                              Milano 15/04/2017        

                                                                                                                                             1645/2017

                                                           Comunicato Stampa

Antonio Iosa, ferito dalla br. il 1°/04/1980, non crede all’estradizione in Italia  di C. Battisti

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge!”

Cesare Battisti, nasce a Cisterno di Latina il 18 dicembre 1954, è un terrorista fuouscito, diventato scrittore di romanzi gialli.

Nel 1968 si scrive al liceo, che abbandona nel 1971. Inizia così a vivere la sua adolescenza e gioventù nel teppismo e nella illegalità. Protagonista di una vita difficile  è  arrestato, per la prima volta nel 1972, per  rapina con sequestro di persona, compiuta a Sabaudia.

Nel 1977 è maggiorenne  e si rende colpevole di atti delinquenziali ed è rinchiuso nel carcere di Udine, ove conosce Arrigo Cavallina, l’ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo e ne diventa un fanatico affiliato.

Nel 1978, uscito dal carcere, il delinquente si trasferisce a Milano. Nel 1979 è arrestato e detenuto nel carcere di Frosinone per scontare una prima condanna  per partecipazione a banda armata.

Il 4 ottobre del 1981, il volgare assassino Battisti  riesce ad evadere, in modo rocambolesco,  dal carcere di Frosinone e si dà alla latitanza. 

Dapprima ripara a Porto Escondito (Messico). Dopo pochi mesi ripara  in Francia in ragione della “dottrina Mitterand”, che accoglie tutti i fuorusciti terroristi dei gruppuscoli  rivoluzionari, prevalentemente, di estrema sinistra.

Al contrario i terroristi di estrema destra trovano più facile accoglienza in Inghilterra, ove approda anche una minoranza rivoluzionaria comunista. 

Nel 1988, anche la Corte d’Assise di Milano processa  Battisti in contumacia e lo condanna come responsabile, talora per essere stato esecutore materiale, talora mandante o concorrente morale,  di quattro omicidi,  nelle persone di Antonio Santoro, Agente di custodia di Udine, ucciso il 6/06/1978; Lino Sabbadin, Macellaio, di Santa Maria di Sala in provincia di Venezia,  assassinato il 16 febbraio 1979; Pierluigi Torregiani, Orefice, ucciso a Milano nel quartiere “Bovisa” sempre il 16 febbraio del 1979;  Andrea Campagna, Agente di Pubblica Sicurezza, ucciso il 19 Aprile 1979, nel quartiere “Barona”.

La sentenza con condanna all’ergastolo diviene irrevocabile, dopo la pronuncia della Corte di  Cassazione nel 1991, ad eccezione che per quanto riguarda l’omicidio di Torreggiani per il quale si deve attendere il 1993.

Infatti dopo ben  7 processi, a seguito anche di annullamenti  con rinvio,  la Cassazione conferma anche la condanna per concorso nell’omicidio di Torreggiani. ma la sua latitanza ne impedisce la carcerazione e l’espiazione della pena.

Nel 2004, dopo ripetute richieste di estradizione da parte del Tribunale di Milano di tutti i  terroristi fuorusciti  in Francia, a seguito del superamento della “dottrina Mitterand”, la Francia concede l’autorizzazione alla richiesta di estradizione, per trasferire Battisti in Italia.

Il terrorista  è molto noto in Francia come scrittore giallista e gode della protezione e della solidarietà di molti intellettuali e del mondo politico di sinistra, che si adoperano per  evitargli l’estradizione in Italia. 

Grazie a tali protezioni politiche e coadiuvato anche dai Servizi segreti francesi, è facile a Battisti lasciare, furtivamente, la Francia per trovare riparo in Brasile.

Nel 2007 , il terrorista viene scoperto e  arrestato, come clandestino, sulla spiaggia di Copacabana a Rio De Janeiro. La Giustizia Italiana ne chiede, invano,  l’estradizione per i delitti commessi e la condanna giudiziaria a quattro ergastoli per omicidi efferati.

Il Governo brasiliano arresta Battisti e lo detiene in carcere a Brasilia sino al 9 giugno del 2011.

Il 13 gennaio del 2009 Battisti ottiene,  lo status di “rifugiato politico”, grazie al  provvedimento definitivo della  Avvocatura di Stato Brasiliana, la quale espresse parere sfavorevole  al rientro.

Il 31 Dicembre del 2010, l’allora  Presidente uscente del Brasile: Luiz Inacio Lula da Silva annuncia il rifiuto della estradizione in Italia e convalida il provvedimento non di rifugiato politico, ma “d’immigrato con visto permanente”.  La vicenda Battisti suscita reazioni e sdegno nell’opinione pubblica italiana e divampa la polemica internazionale nei riguardi del comportamento delle autorità brasiliane  sia per il diniego dell’estradizione e  sia per l’affronto al sistema giudiziario italiano.

L’Italia gioca l’ultima carta della protesta per la mancata estradizione ed investe della questione la Corte costituzionale brasiliana, che l’8 Giugno 2011 nega definitivamente l’ estradizione.

Battisti viene, pertanto, scarcerato e rimesso in libertà.  Il terrorista ha continuato a  fare la “bella vita” in Brasile, beffando la giustizia italiana e i familiari delle 4 vittime.

A commento della grave decisione della Corte Suprema Brasiliana, già nel 2009, il nostro Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, esprime la sua amarezza e perplessità per la concessione dello “status di rifugiato politico” ad un assassino, dichiarato tale dalla Giustizia italiana e ribadisce delusione e contrarietà del popolo italiano per la decisione incomprensibile.

La vicenda sembrava chiusa  e  non rimaneva che la macerazione interiore per la sconfitta dello Stato e il dolore dei familiari delle vittime, per l’impunità concessa a chi fu protagonista e complice  di simili spietati delitti.

Il 4 ottobre el 2017, però, balza sulla stampa la notizia che Battisti è stato nuovamente arrestato dalla polizia brasiliana a Corumbà sul confine con la Bolivia e con migliaia di dollari in tasca nel tentativo di fuga dal Brasile per riparare in Bolivia.

Il mutato quadro politico brasiliano ha allarmato il terrorista Battisti consigliato a fuggire, perché  potrebbe rischiare la estradizione in Italia, qualora il nuovo Presidente brasiliano Michel Temer annullasse  la decisione dell’ex Presidente Lula.

Il pluriomicida ha cercato di fuggire, informato che il Governo italiano aveva inoltrato alle Autorità e alla Giustizia braziliana la reiterata richiesta d’estradizione.

Stavolta la fuga di questo eroe della vigliaccheria, non è stata fortunata ed è stato arrestato dalla polizia brasiliana con l’accusa di esportazione illegale di valuta.

Dopo pochi giorni di carcerazione Battisti ha riacquistato la libertà, sostenendo che non di fuga si trattava, ma di semplice gita di pesca per  andare in Bolivia a comprare vino.

Scarcerato  ha brindato in un bar dell’aeroporto di Campo Grande, prima di tornare festeggiante  nella casa di Cananeia, una cittadina sul litorale dello Stato di San Paolo, ove è ospitato da un amico sindacalista, che ha preso a cuore il suo caso. 

Un anno fa Battisti, padre di un figlio di quattro anni, si è separato dalla moglie lasciandole la casa  di Sao José do Rio Preto, ove viveva.

Il terrorista si considera perseguitato politico non solo dalla Giustizia italiana, ma dalla polizia brasiliana che lo ha sorpreso con 8 mila euro alla frontiera con la Bolivia. Battisti giustifica la fuga, come una  gita per recarsi a pescare  e a  comprare vino, a 1.500 chilomeri da dove ora abita, facendosi  accompagnare in macchina da due suoi amici sindacalisti.

E viene pure creduto dal Tribunale brasiliano che lo ha rimesso in libertà e il terrorista ha dichiarato di  sentirsi sicuro e protetto dal decreto emesso a sua favore dall’ex Presidente Lula, non come rifugiato politico, ma come “immigrato con visto permanente”.

Battisti sa che rischia, però, di essere veramente estradato in Italia per scontare la pena sia pure simbolica e  ridotta  per i 4 omicidi commessi ed ha la faccia tosta di proclamarsi innocente.

Tutti sappiamo che in Italia l’ergastolo è  virtuale.

Nessun terrorista ha mai scontato la pena del carcere a vita, al massimo la quasi totalità degli ex terroristi pluriomicidi  ha scontato una media di 13 anni di pena.

Gli irriducibili, al contrario ne hanno scontato 21, ma tutti da 20 anni  sono beatamente liberi.

Il dossier governativo sulla sua estradizione porrebbe definitivamente fine ad una telenovela, con la revoca del visto di residenza permanente.

Dopo quasi 37  anni di latitanza Battisti, ritornerebbe in Italia, per scontare in carcere al massimo 5 anni di pena, ma  farà solo pochi giorni o qualche mese di galera  per essere rimesso presto in libertà. 

Si scatenamento infatti polemiche e  nasceranno Comitati e Movimenti per la liberazione di Battisti. Stuoli di politici, magistrati, mediatori penali  ed uomini di chiesa  chiederanno l’incontro, il perdono e la pacificazione nazionale, coadiuvati da qualche mosca cocchiera di familiare di vittima in cerca di pubblicità.

Non si tratta di assolvere il compagno che ha sbagliato o la pecorella smarrita, tornata all’ovile, ma di valutare se sia meglio brindare alla sua immediata scarcerazione o affermare il principio che almeno qualche anno di pena, debba pure scontare, come l’hanno scontato gli altri ex terroristi autori dei 4 omicid del Pac  con i quali fu  mandante partecipe nel compiere gli  omicidi.

Non mancheranno, poi, registi che faranno film  storici e romantici su  “Battisti eroe fuggitivo dei due mondi”; un secondo film dal titolo“Estradarmi significa condannarmi a morte”; il terzo film strappalacrime “L’orrore del carcere italiano spezza il  cuore di Battisti o  Brindiamo ai lieti calici” ed altri film educativi sulla lotta armata e la radicalizzazione della violenza!

I revisionisti  e iperdonisti  riscriveranno la “storia degli anni di piombo e della Notte della Repubblica”, per legittimare la lotta armata e la guerra civile dei rivoluzionari  del Pac.

I vetero nostalgici gruppettari organizzeranno  manifestazioni di piazza, raccogliendo consensi tra 10 partitini della sinistra estremista, antagonista, rumorosa e polverizzata, pronta ad accusare lo Stato infame, complottista, vendicativo, oppressivo e detentore della violenza istituzionale con l’abominio del  carcere. Lacrime e solidarietà al “compagno che, da giovane, ha sbagliato” e ora  simbolo dell’eroe capace di beffare da 37 anni lo Stato italiano”.

Ci sarà chi giudica ingiusta la condanna all’ergastolo e accusa di azione persecutoria la giustizia italiana politicizzata, che nega la  lettura degli anni di piombo come guerra civile, alla quale non seguì mai la pace e l’amnistia.

Si griderà  all’orrore che, dopo 37 anni di latitanza,  sia stato estradato un uomo con moglie e un bambino per  condannarlo a  morte, per il semplice fatto che scontando un solo giorno di pena potrebbe essere fatto fuori nelle patrie galere.

E allora?

Se dovesse rientrare in Italia, niente carcere per il martire Battisti. L’ex terrorista  merita un rapido reinserimento nella società, in quanto rinomato scrittore giallista, intellettuale, abile  travisatore della realtà, meritevole di coccole, bene culturale da tutelare dell’Italia, più utile alla società stando fuori e non dentro il carcere, così l’Italia darà un esempio di civiltà giuridica. 

Si griderà, inoltre, all’infamia dei familiari delle 4 vittime, animate di odio, rabbia  e vendetta contro un uomo ormai anziano, condannato in contumacia e che non ha potuto difendersi nel processo penale. Individuati i guerriglieri della memoria, rappresentati dai familiari delle quattro vittime e dall’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, si spalancaranno le porte del carcere per la liberazione immediata del terrorista estradato.

Già  prevedo l’esultanza dei fanatici nostalgici della lotta armata, che celebreranno la legittimazione storica degli anni di piombo, richiamandosi alle nobili motivazioni ideali che hanno ispirato migliaia di giovani alla guerra civile, contro l’ordinamento costituzionale dello Stato democratico.

Ora che la revoca della residenza è stata effettivamente decisa dal presidente brasiliano, si è in attesa della decisione della Alta Corte federale  che emetterà il verdetto d’estradizione  sulla richiesta di “habeas corpus” (istituto a tutela delle libertà individuali) invocata dai legali del reo. L’ex terrorista ridiventerà un cittadino italiano e sconterà la giusta pena?

Non lo credo.

Battisti, ben protetto nel suo fortino dai militanti della sinistra brasiliana, non avrà un sì alla riconsegna al nostro Paese ed è già pronto per un nuovo brindisi.

Ai familiari delle vittime non rimarrà che continuare a leccarsi le ferite mai rimarginate.

A me, come gambizzato più iellato d’Italia, rimarrà l’amarezza di non poterlo incontrare dentro o fuori dal carcere per fargli prendere coscienza del male commesso. Solo l’assunzione di responsabilità dei 4 omicidi perpetrati, potrà riscattarlo innescando un percorso di giustizia riparativa nel rispetto della dignità umana.  Riabilitare e perdonare un ex terrorista  significa solo fargli prendere coscienza del male fatto ed integralo nella società.

Il resto è fuffa politica e becero perdonismo!