martedì , 4 agosto 2020
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Giorno della memoria di tutte le vittime di terrorismo e di strage 9 Maggio 2013 “Giorno della memoria di tutte le vittime di terrorismo e di strage”- S. Messa del 9 maggio – ore 9 – Chiesa S. Fedele Milano

9 Maggio 2013 Giornata della memoria delle Vittime di Terrorismo e di Stragi di tale matrice

Preghiera S. Messa del 9 maggio – ore 9 – Chiesa S. Fedele Milano
Dio misericordioso, Tu ci hai salvato dalle bufere della vita e Ti rendiamo grazie! Noi tuoi figli, in lacrime, siamo ai piedi del tuo altare ancora increduli per la rapidità con la quale sono state spezzate le vite dei nostri cari in pellegrinaggio verso Dio. Le nostre ferite sono, tuttora, aperte e sanguinanti e Tu le conosci. A noi non resta che il loro ricordo fatto di coraggio, di amore, di fatica, di sudore. Dopo la loro scomparsa si è spenta la Luce e, per noi, manca anche un pezzo del nostro cuore, che raccoglieva i nostri affetti più cari. Tu, Gesù di Nazareth e Signore della vita eterna, hai accolto nella “Casa del Padre”, i nostri caduti: l’on Moro e i 5 uomini della sua scorta; i 18 morti per la strage di piazza Fontana, i 4 della Questura di Milano, gli 8 di piazza della Loggia a Brescia e i 48caduti della nostra Milano e della Lombardia colpiti dal piombo del terrorismo eversivo. Raccomandiamo alla tua misericordia tutti i 547 caduti in Italia e all’estero per atti di terrorismo e di stragi. Mani omicide del terrorismo hanno prodotto delitti eversivi, frutti velenosi di una ideologia di odio e di violenza politica, che hanno insanguinato per oltre un decennio la storia del nostro Paese. Siamo ai piedi del tuo altare e Ti chiediamo, o Signore, che gli orfani e le vedove inconsolabili, non vivano nella rassegnazione, ma nel coraggio di affrontare il futuro e di credere nella speranza cristiana della Resurrezione. No! Noi non vogliamo dimenticare gli innocenti “Figli di Abele! “. Ricordiamo i loro ideali, i valori, il senso di giustizia, l’attaccamento al dovere, l’impegno di lavoro e la loro dedizione agli affetti familiari. Siamo certi che per noi tutti familiari delle vittime innocenti e dei feriti superstiti, giungerà il giorno della Luce per svelarci verità nascoste e per ottenere giustizia, spesso, negata. Gesù, Tu che sei la Resurrezione e la Vita, prendici per mano e accompagnaci nella quotidiana sofferenza. Perdona i nostri peccati e donaci un cuore più grande della nostra miseria umana, nello spirito della vera riconciliazione cristiana.

A.d. VII Idus Majias. Dies sacer omnibus iis qui tromocratia et strage sunt interfecti.
O misericors Deus, nos, filiae filiique tui, quos e vitae tempestatibus incolumes servare voluisti, grates tibi agimus et habemus. Nunc vero lacrimantes ac supplices ante altaria tua confitemur vix credi posse propinquorum vitas nostrorum, ad Te peregrinantium, tam rapide tamque immature esse abruptas. Sed tu nosti vulnera nostra cruorem adhuc hiantia! Nobis enim nihil aliud restat, quam propinquorum memoria et recordatio, nihil nisi cujusque eorum recolere virtutem, caritatem, laborem, sudorem. Propinquis ademptis, ademptum est nobis lumen, adempta pars intima nostri, qua caritas quae est inter amicos continetur. O Jesu Nazarene, aeternae vitae domine, Tu domi Patris excepisti homines immaniter in Italia interemptos, quos aequum est hic memorare: interierunt Romae Aldo Morus clarissimus vir ejusque corporis quinque custodes; Mediolani duodeviginti cives juxta aream a Fonte quattuorque apud Quaestorium; Brixiae octo in platea porticibus insigni: omnino in Langobardia duodequinquaginta homines glandibus plumbeis territatorum transfossi, in tota Italia ac peregre quingenti quadraginta septem manu ac vi ad internecionem adducti. Pro quibus omnibus misericordiam Tuam imploramus et exposcimus. Territatores, quorum manus sanguine sunt respersae, scelera infanda admiserunt eo consilio, ut everterent Civitatem, sed eorum seditio conflata est odio opinionum perversitate concepto ac vi propter factionum studia allata, quibus cruentata diutius est decem annis natio haec nostra. Ante altaria tua supplices te quaesumus, Domine, ut qui conjugibus, parentibus, filiis, propinquis orbati sunt, quorum dolor vicit omnem consolationem, iidem vitam non trahant animo abjecto timidoque, sed fidenti ac forti vivant, neque amplius metuant futura, sed spe christiana ducantur fore ut mortui resurgant aeque ac resurrexit Christus. At nullo nos pacto obliviscemur insontes Abelis filios! Immo recolemus qua quisque fuerit voluntate alta spectandi, quae bona valere putaverit, quid de justitia senserit, quatenus satisfecerit officio, quam strenue operam navarit, quam ardenter dilexerit suos. Non dubitamus quin cunctis nobis, quorum propinqui caesi sunt vel vulnerati, fulgeat aliquando dies lucidissima, qua verum, tam diu suppressum, aperiatur, jus reddatur, tam diu petitum. O Jesu, qui es Resurrectio et Vita, dextera tua porrecta comitem te nobis adjunge in aerumnis cotidie perferendis, et peccata nostra nobis ignosce! Praesta quaesumus ut pectus nostrum hominis debilitate fortius sit, et concede benignus ut Tuo nomine alii aliis invicem reconciliemur. Amen.

Intervento Giuliano Pisapia – Sindaco Comune di Milano

Cari amici, cari ragazzi, sono passati ormai sei anni da quando, nel 2007, il Parlamento decise di dedicare una giornata in onore delle Vittime del Terrorismo e sono sempre più convinto della bontà e dalle validità di quella decisione. Oggi sono particolarmente felice di vedere qui in sala Alessi, in un luogo simbolo della vita politica e istituzionale della nostra città, tanti ragazzi riuniti per discutere, parlare e ricordare cosa è stato veramente il terrorismo e cosa ha rappresentato quella stagione terribile per tante donne e tanti uomini che hanno vissuto e subito in prima persona quella violenza assurda. Anche oggi stiamo vivendo un momento difficile per il nostro Paese, inutile nasconderlo. I fatti, anche violenti, di questi giorni come il ferimento di 2 carabinieri davanti a Palazzo Chigi ci dimostrano che, anche in un Paese civile e democratico come è oggi l’Italia, c’è sempre il rischio che qualcuno cerchi di imporsi con la violenza, con le armi e con la sopraffazione. è importante quindi ricordare, come facciamo oggi, tutte le vittime del terrorismo e impegnarci a non abbassare mai la guardia contro il ritorno della violenza: io sono convinto che la conoscenza, la memoria e la consapevolezza siano il primo indispensabile passo per conservare la pace e la libertà di cui godiamo. Non dimentichiamo che le grandi tragedie del secolo scorso, le dittature, l’olocausto, le persecuzioni razziali sono state possibili perché tante, troppe persone non sapevano o hanno finto di non sapere, scegliendo di rimanere indifferenti di fronte all’ingiustizia. E sono state proprio la presa di coscienza e la risposta consapevole di tutti gli italiani a isolare e sconfiggere i piani di chi con il terrorismo voleva rovesciare la Repubblica negli anni di piombo. Oggi abbiamo bisogno più che mai di quella determinazione e di quella unità per combattere qualsiasi forma di violenza e per condannare ogni tentativo di giustificarla. Certo è compito della politica saper ascoltare e comprendere le ragioni del malcontento, della frustrazione e anche della rabbia che si levano nel nostro Paese. Ed è soprattutto compito della politica saper dare risposte costruttive, saper indicare una via d’uscita che non ci faccia tornare indietro, ma che accompagni l’intera società verso l’obiettivo del bene comune. è un obbligo nei confronti di chi oggi fatica ad arrivare a fine mese e non riesce a mantenere decorosamente una famiglia, una casa, i propri figli; nei confronti di chi ha perso il lavoro senza avere più nemmeno la sicurezza della cassa integrazione. è un obbligo nei confronti di voi ragazzi che rischiate di vedere compromesso il diritto ad una educazione di qualità a causa dei continui tagli imposti dal risanamento dei conti pubblici e nei confronti di tanti giovani ai quali, terminati gli studi, troppo spesso non viene offerto altro che un futuro di precarietà e di disoccupazione. Questi sono i problemi degli italiani e a questi problemi dobbiamo dare, subito, delle risposte concrete e incisive. Risposte che però non possono e non potranno mai venire dalla violenza. In questo senso la violenza e il terrorismo sono la negazione della politica, della buona politica. Non esistono delitti politici, ma solo delitti: l’uccisione o il ferimento di un essere umano, la violenza contro un’altra persona non hanno nulla a che fare con la politica che deve essere confronto, dialogo, capacità di sostenere il proprio punto di vista e, perché no, di avere la saggezza di ascoltare e accettare proposte diverse dalle proprie. La politica deve tornare ad essere infatti partecipazione, responsabilità verso la collettività, ricerca del bene comune e fondarsi sulla consapevolezza e la conoscenza e la cultura di tutti i cittadini, soprattutto di voi giovani. Il Comune ha avviato un percorso di costruzione di una vera e propria memoria collettiva diffusa su tutto il territorio cittadino con decine di monumenti, di vie e soprattutto di luoghi pubblici dedicati alle vittime del terrorismo: probabilmente molti di voi hanno notato che il giardino o il parco sotto casa hanno ha recentemente cambiato nome e oggi è dedicato a una persona che è caduta vittima di quella violenza. è per lo stesso motivo che nonostante la crisi e i problemi di bilancio completeremo entro il 2015 la costruzione della Casa della Memoria. La memoria si crea anche in questo modo; si crea e si rafforza continuando a parlare in modo semplice e diretto di quello che è successo e del dolore che quei crimini hanno provocato. è un percorso che dobbiamo continuare insieme, coinvolgendo le persone, le associazioni, le realtà culturali ed economiche, le organizzazioni del lavoro e del volontariato e soprattutto le scuole e i giovani come voi. Voi giovani che con l’ottimismo e la voglia di fare che è proprio della vostra età siete la migliore garanzia per un futuro diverso, un futuro di pace e solidarietà.

Grazie.
Giuliano Pisapia
Sindaco di Milano

Intervento On. Guido Podestà – Presidente della Provincia di Milano

Attraverso la legge n. 56 del 4 maggio 2007 la Repubblica italiana ha istituito il 9 maggio quale “giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”. Proprio in questo giorno, trentacinque anni fa, veniva ritrovato a Roma il cadavere di Aldo Moro. L’immagine del ritrovamento delle spoglie del presidente della Democrazia cristiana ha segnato nell’immaginario e nella coscienza degli italiani una stagione, quella dei cosiddetti “Anni di piombo”, estremamente controversa. Risulta sempre difficile fornire un giudizio distaccato, costruire un punto di vista comune sulle vicende che riguardano gli anni Settanta senza farsi travolgere dall’onda dei ricordi con il loro carico di coinvolgimento emotivo non rituale. Una stagione, incominciata alla fine degli anni Sessanta con la Strage di Piazza Fontana, e proseguita sino alla Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto del 1980, destinata a modificare non solo l’evoluzione politica e istituzionale del Paese ma anche il suo tessuto sociale e collettivo. Questa giornata permette di ricordare non solo le vittime di ieri, ma di interrogarsi sui rischi di una nuova rinascita del terrorismo e della violenza politica. Proprio lo scorso anno, in questa stessa circostanza, ricordavo, infatti, il violento atto intimidatorio che vide, a Genova, sfortunato protagonista l’amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. In quell’occasione Benedetta Tobagi, che è stata anche brillante consigliere di questa Amministrazione, disse una cosa che mi colpì particolarmente: “Sembra un incubo, l’eterno ritorno dell’uguale. L’Ansaldo di Genova negli anni settanta fu teatro di una serie di azioni e ferimenti o meglio “gambizzazioni” neologismo coniato per i ferimenti alle gambe in cui si specializzarono i brigatisti rossi, una modalità di attentato che massimizzava il dolore e l’umiliazione delle vittime costringendole a strisciare..” Quello di Adinolfi è solo l’ultimo, in ordine di tempo, di più gravi eventi registrati in Italia nell’ultimo decennio (Massimo D’Antona 20 maggio 1999, Marco Biagi 19 marzo 2002, Emanuele Petri agente della Polfer assassinato il 2 marzo 2003 durante l’arresto della “brigatista rossa” Nadia Desdemona Lioce all’altezza di Arezzo sul treno Roma-Firenze) e dalla crescita del nuovo terrorismo internazionale come evidenziato dalle recenti bombe di Boston. Il terrorismo globale, d’altra parte, punta sempre a importanti eventi di richiamo internazionale per acquistare quanta più risonanza possibile. In passato s’era applicato lo stesso disegno con l’attacco del ’72 portato da Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco che costò la vita a 11 atleti israeliani, oppure, con l’attentato alle Olimpiadi di Atlanta del ’96. Quello di matrice islamica, per esempio, continua a mietere vittime tra i nostri militari impegnati nelle missioni di pace. Mi limito a ricordare la Strage di Nassirya (certamente l’episodio più grave che ha coinvolto le nostre Forze Armate, consumato il 12 novembre del 2003, allorché lo scoppio di un “camion bomba” provocò la morte di 28 persone, 19 soldati italiani, 2 civili e 9 iracheni). Un ricordo sentito, colmo di gratitudine, desidero rivolgerlo, soprattutto, ai magistrati e agli uomini delle Forze dell’ordine caduti negli anni per difendere le Istituzioni democratiche (Guido Galli ucciso a Milano il 19 marzo 1980 e Emilio Alessandrini ucciso, sempre a Milano, il 29 gennaio 1979). Dobbiamo, tutti insieme, essere coscienti dell’importanza che riveste la magistratura e riconoscenti a tutti quei magistrati che si battono per l’affermazione del principio di legalità senza paratie ideologiche. La Provincia La Provincia di Milano aderisce alle celebrazioni per il 9 maggio, non solo per ricordare tutte le vittime di ieri e di oggi, ma anche per contribuire a costruire un percorso di convivenza civile democratica e di cittadinanza consapevole, in particolare tra le nuove generazioni. Fra pochi giorni, proprio nella sede dell’Ente, consegneremo le borse di studio della terza edizione del premio intitolato “’69-80: Riflessioni sugli anni dell’odio Mai più giovani uccisi per un’idea”. A presiedere la giuria composta dai direttori delle maggiori testate nazionali, l’amico Mario Calabresi. Ho voluto promuovere, raccogliendo una proposta arrivata dall’Assemblea, l’istituzione di un attestato teso a sensibilizzare i giovani sull’esigenza di approfondire la storia relativa ai cosiddetti “Anni di piombo”. Ho avvertito, per la prima volta da presidente della Provincia di Milano, il rischio che intolleranza e violenza stessero, di nuovo, costituendo il brodo di coltura del terrorismo il 12 dicembre 2009. Ossia quando, durante la commemorazione del quarantesimo anniversario della Strage di Piazza Fontana, ragazzi e adulti impedirono, anche ingaggiando scontri con le Forze dell’ordine, di prendere la parola non solo alle Autorità ma pure al presidente dell’associazione di familiari delle vittime della Strage di Piazza della Loggia. E ancora i disordini registrati dal 2010 al 2012 nell’ambito delle celebrazioni della Liberazione, di cui, purtroppo, sono stato sia testimone oculare sia, in parte, bersaglio. è necessario, dunque, evitare a tutti i costi il ritorno allo stesso clima da “guerra civile a bassa intensità” (definizione dello storico Mimmo Franzinelli) che, nel decennio ’69- ’80, i cosiddetti “cattivi maestri” sfruttarono per convincere giovani di sinistra e di destra a sostituire il confronto democratico delle idee con la demonizzazione e l’annientamento fisico dell’avversario da attuare attraverso l’adesione a gruppi terroristici o con il ricorso indiscriminato alla violenza nelle strade, nelle piazze, nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Bisogna passare al setaccio, senza approcci di parte, gli errori e gli orrori consumati in nome dell’ideologia nel colpo di coda di un ‘900 segnato dall’azione di regimi totalitari che hanno innescato genocidi, conflitti etnici e guerre nazionalistiche. Sono convinto, lo voglio ribadire ancora una volta, che l’approfondimento e la conoscenza della storia sono i migliori deterrenti all’insorgere di nuovi terrorismi. Con un monito fondamentale: ricordare le vittime vuol dire educare alla non violenza, poiché la violenza stessa ci impone il dovere del ricordo e della condanna unanime verso tutte le forme di terrorismo. Difendere le Istituzioni democratiche attraverso la memoria storica condivisa significa riconoscere il ruolo e la responsabilità che abbiamo come persone ma soprattutto come popolo italiano, come appartenenti alla stessa comunità.

Cerimonia della Provincia di Milano, alle ore 14.30 presso il monumento “L’UOMO DELLA LUCE” in Largo 11 Settembre 2001 ingresso Provincia di Milano

Nel 35’ Anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, siamo qui a ricordare, da cinque anni, la “Giornata della Memoria” istituita dal Parlamento Italiano per ricordare tutte le Vittime del terrorismo e di strage di tale matrice, interne e internazionali.
Siamo qui in Largo 11 Settembre 2001, ai piedi di un monumento “l’Uomo della Luce” opera significativamente simbolica dello scultore spagnolo Bernard Roig, per allargare l’orizzonte sulla storia del terrorismo non solo in Italia, ma anche in Europa con la morte dei 191 cittadini nella strage alla stazione di Madrid. L’inizio del nuovo secolo è coinciso con l’attentato terroristico, a livello internazionale, alle torri gemelle di New York con quasi 3.000 morti dei quali 270 italo – americani con cognomi squisitamente italiani. Il nostro Paese, che conosce il terrorismo da oltre 40 anni, celebra oggi 9 Maggio “la Giornata della Memoria” anche a Milano con questa Cerimonia per sottolineare il legame indissolubile che l’Italia Repubblicana ha sostenuto, con tante vittime innocenti assassinate, per difendere la democrazia e le Istituzioni in quegli anni di follia stragista e di violenza terrorista. Milano e la Regione Lombardia non vogliono dimenticare i fatti dolorosi, che hanno segnato la storia negli anni bui e spietati del terrorismo e dello stragismo, perché hanno pagato il più elevato contributo di sangue in Italia con 36 morti e 250 feriti nelle tre stragi di Milano e in quella di piazza della Loggia a Brescia. Con eguale violenza, numerosi gruppi di fuoco del terrorismo rivoluzionario di estrema sinistra e di estrema destra hanno causato 46 morti e 58 gambizzati prescelti come obiettivi mirati da annientare o punire. In totale le Vittime del terrorismo e di stragi ammontano ad 89 unità e circa 500 feriti . Negli anni di piombo, ci furono anche 19 morti per scontri politici con oltre 4.000 feriti durante le manifestazioni di piazza. Se poi aggiungiamo i caduti lombardi in teatri di guerra, il totale dei morti sale 115 unità. Fu proprio il sangue versato da tanti innocenti e il dolore delle famiglie distrutte a dimostrare da che parte stava la ragione; a condannare senza appello la violenza insensata; a ricostruire il valore autentico della libertà, fondata sulla pace, sulla non violenza e sulla legalità democratica. Da questi tragici fatti nasce il nostro “dovere della memoria” sulla cronistoria della strategia della tensione e degli opposti estremismi, che ebbe a Milano e in Lombardia la sua massima espressione di conflittualità, dal 1969 al 1983. Non si tratta a questo punto di assolvere i terroristi dai crimini commessi, né di piantare una propria bandiera su di un pezzo di storia per favorire, come succede spesso, una retorica di parte quando si celebrano queste cerimonie. Vogliamo precisare che la misericordia, il perdono e la pietà sono attributi di Dio e delle coscienze di ogni singolo uomo e tali atti di perdono non si trascrivono sui giornali e non esigono pubblicità. Non ci sentiamo i mistificatori della “memoria” e tanto meno ci sentiamo “i guerrieri della memoria da disarmare”, se chiediamo di distinguere gli innocenti dai colpevoli, le vittime dai carnefici, gli eversori terroristi dai servitori dello Stato. Siamo convinti che chi ignora il passato è costretto a riviverlo e la “memoria” non solo vince l’indifferenza dei vivi, ma anche il silenzio della morte, perché riesce a tramandare alle nuove generazioni la storia di ieri e di oggi, guardando al domani e costruendo un futuro migliore. L’atto del ricordo è, quindi, una manifestazione nazionale condivisa di pietà; è carità, giustizia, ricerca della verità per le vittime del male e del dolore; è resistenza alla violenza e al terrorismo che annientano i deboli calpestati e cancellati; è il senso della coralità di tutti gli uomini, che fa rivivere i morti con un gesto d’amore; è, infine, un momento di raccoglimento e di condivisione, non di divisione. Per i morti non esiste risarcimento possibile, ma solo costruzione del “dovere della memoria e della coscienza civile”, che siano sempre dalla parte delle vittime, di quanti si sono sacrificati e di chi, oggi, continua a difenderci e rischia la propria vita per mettersi a servizio della comunità con alto senso del dovere.
Ricordiamo, ora, tutte le vittime del terrorismo perite in Milano e in Lombardia.

Il coordinatore Aiviter Lombardia
Antonio Iosa