lunedì , 6 aprile 2020
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“Giorno Della Memoria Delle Vittime Del Terrorismo – 18,30 CERIMONIA DEPOSIZIONE CORONA AL MONUMENTO “L’UOMO DELLA LUCE”

9 Maggio “Giorno Della Memoria Delle Vittime Del Terrorismo –
18,30 CERIMONIA DEPOSIZIONE CORONA AL MONUMENTO “L’UOMO DELLA LUCE”

L’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo esprime il suo riconoscente pensiero alla Provincia di Milano per avere istituzionalizzato il “ 9 Maggio, quale Giorno della Memoria di tutte le vittime del terrorismo e di stragi di tale matrice”. Non siamo di fronte ad un rituale, che si ripete da cinque anni, ma ad una cerimonia partecipata sul dovere della memoria, che ricorda tutti i caduti degli anni di piombo e dello stragismo, che hanno insanguinato l’Italia. Milano ha pagato un elevato contributo di sangue: 34 morti per stragi e 48 morti per omicidi mirati da parte di gruppi di fuoco di estrema destra e di estrema sinistra. Questo monumento “l’uomo della luce” sintetizza i percorsi didattici e i luoghi sparsi sul territorio milanese e regionale, dove sono avvenuti stragi e delitti, senza dimenticare nessuna vittima
Erri De Luca, beffardo scrittore salottiero di Lotta Continua e amico di Adriano Sofri, ha dichiarato in una intervista: “Anni di piombo? Saranno stati per gli idraulici”. Oggi molti intellettuali, simpatizzanti dei gruppi rivoluzionari degli anni ’70, pontificano che gli anni di piombo sono un’invenzione. Si tratta di negazionisti del terrorismo sia di estrema destra, sia di estrema sinistra, che equiparano gli anni di piombo allo scontro politico. Sono i compagni di merenda di ieri, che danno ora una legittimazione politica e storica alla lotta armata e all’eversione contro l’ordinamento democratico dello Stato. Sono persone che si sono illuse di portare la classe operaia e contadina al potere, senza averla mai conosciuta o frequentata.
I terroristi e i loro amici erano bravissimi a giustificare i delitti, come atti di giustizia proletaria ed erano ancora più bravi a diffamare le loro vittime con le deliranti accuse contenute nei bollettini di rivendicazione. Questo conferma la legge sciagurata di molti cinici intellettuali italiani, inclini a dire e scrivere castronerie quando siano in ballo i drammi del Paese senza avere alcun rispetto per la storia, per le vittime, per i loro familiari e i feriti e lo pretendono solo per sé e per i loro compagni di merenda, che fecero scelte eversive di terrore e di morte.
I terroristi pretendono l’assoluzione perché hanno la faccia tosta di sostenere che uccidevano cittadini onesti e innocenti, per nobili motivi e come atti di giustizia proletaria. Il loro fanatismo ideologico era incapace di riflettere che le vittime erano brave persone, che non erano in guerra con nessuno e che vivevano una “quotidianità di vita” dedita alla famiglia, al lavoro, alla normalità di comportamenti come uomini appartenenti alla società civile e democratica.
Nessuno approccio talebano è utile oggi per spiegare gli anni di piombo, lo stragismo e il terrorismo I familiari delle vittime e i feriti nulla hanno da spartire con le ideologie politiche e le farneticanti dichiarazioni strategiche dei teorici della sovversione armata. Il nostro impegno è quello di non smettere mai di lottare in difesa della memoria delle vittime del terrorismo, che non ci sono più e dei diritti dei familiari e dei sopravvissuti. Dobbiamo sempre essere pronti nella ricerca della verità storica e giudiziaria.
La nostra Associazione conferma il massimo rispetto per le idee e per la sensibilità di tutti e interpreta il pensiero della maggioranza delle vittime, nel ribadire che non siamo contrari al reinserimento nella nostra società di chi, ex terrorista, ha regolato i propri conti con la giustizia, ma con discrezione e misura – come ha affermato il Presidente della Repubblica, on Giorgio Napolitano – in occasione del giorno della memoria del 9 maggio 2008 e mai dimenticando le responsabilità morali, anche se non più penali degli ex terroristi, uccidere non è stato un atto di giustizia proletaria, ma un assassinio premeditato di onesti cittadini.
Nessuno tocchi Caino, ma neanche lo colmi di privilegi! Nessuno dimentichi Abele, perché i figli di Abele hanno priorità di diritti, spesso non riconosciuti dalle stesse istituzioni.

Siamo inoltre solidali con le Forze dell’Ordine che negli anni’70 affrontarono una realtà difficile e contraddittoria. Erano anni carichi di tensione, di conflitti sociali, di scontro politico, di violenza terroristica organizzata. Era duro sentirsi addosso lo sguardo sprezzante e rabbioso dei dimostranti che urlavano insulti contro gli sbirri, servi del padrone. E le monetine lanciate sul viso dei poliziotti bruciavano come profonde ferite dell’animo! Quanta carica di violenza hanno vissuto e vivono, tuttora, i poliziotti. Quanta carica di violenza inaccettabile e delirio di distruttiva onnipotenza subiscono oggi con la criminale guerriglia e l’assalto di delinquenti incappucciati.
Diceva Pasolini agi studenti romani: “ quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo per i poliziotti. Siamo oggi solidali con tutte le Forze dell’ordine e col poliziotto insultato e non con il provocatore No Tav, Marco Bruno, che, in Val di Susa, apostrofava: “Ehi pecorella, vuoi sparare? Per quello che guadagni non ne vale la pena!” Persiste, tuttora, una cultura della violenza e della fabbrica dell’odio, che sono una minaccia costante e non conosce tregua. L’attuale crisi economica alimenta le cause di disperazione sociale e di marginalità e può prestarsi a strumentali forme di sovversione, o peggio, fomentare il mai sopito rischio di terrorismo. Diciamo, perciò, no alla violenza, ai rituali di: barricate, distruzioni, roghi, scontri, lanci di bombe carta o molotov, uso di spranghe, biglie di acciaio e sassaiole.
Le Forze dell’Ordine sono lavoratori malpagati e svolgono il loro dovere per garantire la sicurezza. Non dimentichiamo l’elevato contributo di sangue versato nella lotta al terrorismo con 121 caduti e 557 feriti e gli oltre 500 caduti nell’esercizio del loro dovere nella lotta quotidiana contro la criminalità comune e organizzata, per garantirci fiducia e sicurezza.
Il perdono appartiene ai familiari delle vittime e ai feriti sopravvissuti. Chi ha violato la vita umana può essere assolto solo dalla persona offesa, ch’é titolare del perdono. La concessione del perdono diventa oltraggio, quando a perdonare l’offesa sono gli altri, cioè i terzi che si sostituiscono ai familiari delle vittime e ai feriti.
La forza del perdono è un valore altissimo per non lasciarsi imprigionare dall’odio e dalla vendetta. Il perdono stabilisce rapporti personali tra l’offeso e il colpevole e non riguarda la legge, né l’opinione pubblica, né la società, né lo Stato, ma solo la coscienza individuale.
Siamo impegnati a coltivare la memoria come “coscienza civile e prezioso patrimonio per ricordare i caduti e per elaborare la sofferenza dei familiari e dei superstiti.
La memoria da coltivare guarda in avanti e porta con se il passato per trasmetterlo ai giovani come valore storico, civile e morale. Le vittime per la libertà e i caduti per atti di terrorismo si sono sacrificati per darci una vita normale, per costruire un futuro nel quale i giovani non devono imbracciare le armi e organizzarsi in bande armate, ma impugnare “un panino” per essere liberi dall’odio e dalla violenza, per essere educati alla legalità, alla non violenza, al rispetto della vita umana.
Ai familiari delle vittime va il mio commosso pensiero e la mia vicinanza . Ai piedi di questo monumento, allarghiamo l’orizzonte della memoria a livello europeo e internazionale.

Antonio Iosa – coordinatore lombardo Associazione Italiana Vittime del Terrorismo


associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione
contro l’ordinamento costituzionale dello stato

SEZIONE LOMBARDIA
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