martedì , 21 agosto 2018
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Fabbriche e terrorismo Gli anni di piombo e Sesto

I vialoni che non finiscono mai. Come i cortei di quegli anni. L’«odore» del lavoro. Le facce, tutte uguali, degli operai. Cinquantamila, come in nessun posto al mondo. La loro Storia che per conoscerla ti bastava leggere i nomi delle vie. Per quella degli altri ci volevano le insegne delle fabbriche. Marx e Falck. Ercole Marelli e Antonio Gramsci. Le tute blu e i padroni. Casermoni come a Nowa Huta e le villette stile Mulino Bianco. Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia. Sesto, la «rossa». La capitale degli «umiliati ed offesi». Ma anche un posto per cercare un riscatto. Uno stipendio fisso e un figlio da mandare a scuola persino dopo le medie. Gli anni Settanta e una rabbia che non si accontenta più di gridare solo slogan di rabbia. Le sinistre che si guardano in cagnesco. I volantini con parole impregnate di odio. I figli degli operai che parlano una lingua diversa. E poi l’idea di rivoluzione, la lotta armata, le scie di sangue. Giorgio Oldrini è sindaco di Sesto e testimone di quegli anni. Protagonista e spettato… Apri l’allegato pdf per continuare a leggere il contenuto