domenica , 23 settembre 2018
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Dopo l’assoluzione degli imputati per la strage di Piazza della Loggia a Brescia del 1974: testimonianza dei famigliari di Luigi Pinto

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iazza della Loggia – testimonianza dei famigliari di Luigi Pinto

“Chiama mia moglie in ufficio, sai è successo una cosa terribile, a Brescia è scoppiata una bomba ci sono morti e feriti, ho paura per Gino, rispondo ma dai Brescia è una grande città, proprio tuo fratello, stai tranquilla.

Nel 1974 non c’erano i telefonini, Gino si era sposato da poco, il 15 settembre, con Ada conosciuta a Foggia, lei di Mantova, il ricevimento a casa nostra, era scoppiato da poco a Napoli il colera, fummo tutti vaccinati, i locali pubblici chiusi per precauzione, un segno del destino? Una festa intima, in casa, come si usava negli anni 50 e 60, mancava solo l’orchestrina.

La partenza il giorno dopo per Brescia, nessuna luna di miele, bisognava mettere a posto la casa, sistemare i mobili, preparasi per come raggiungere Mont’Isola la scuola posta al centro del lago di Iseo, raggiungibile da Sale Marasino.

Gino insegna Applicazioni tecniche, nel frattempo pensa di laurearsi, l’ insegnamento era il suo sogno. Lo vedo l’ultima volta a Pasqua mi portò a visitare la scuola dove insegnava, mi fece conoscere gli amici pescatori, la signora che ogni mattina lo traghettava all’approdo a due passi dalla scuola. Il 10 novembre verrà scoperta sulla facciata della scuola una lapide con queste parole:

A Luigi Pinto insegnante in questa scuola ucciso a 25 anni a Brescia in Piazza della Loggia da una bomba fascista mentre testimoniava la propria fede per le libertà democratiche.

Sono le 10 e12 minuti del 28 maggio 1974 Piazza della Loggia a Brescia, una bomba ad alto potenziale uccide 8 persone e ne ferisce 102, 5 insegnati, amici, hanno fondato da poco la CGIL scuola.

Gino muore il 2 giugno dopo le 20 al centro di rianimazione, colpito alle spalle aveva riportato gravissime ferite alla colonna vertebrale.

Ai funerali di Luigi Pinto a Foggia parteciparono migliaia di persone, ricordo i Gonfaloni di tutti i comuni della provincia, ricordo, apriva il corteo un lungo striscione con la scritta Federazione Metalmeccanici di Brescia.

La città di Foggia dopo pochissimo tempo gli dedica una strada, un lunghissimo viale che porta agli Ospedali Riuniti. Alla Provincia una lapide scoperta da Pertini ricorda i caduti della guerra partigiana, tra i nomi Luigi Pinto.

Sulle stragi che hanno segnato la storia d’Italia repubblicana a partire da Portella della Ginestra sono state pubblicate inchieste giornalistiche, ricostruzione di istruttorie e procedimenti giudiziari.Chi si è misurato con questa drammatica realtà, giornalisti, storici, ma anche magistrati, ha dovuto fare i conti con la sistematica azione di depistaggio e copertura – unico dato accertato senza possibilità di dubbio – messa in atto dagli apparati dello Stato.

Date queste condizioni non stupisce se sul piano dell’ inviduazione di mandanti ed esecutori non si sia andati molto oltre la celebre invettiva di Pier Paolo Pasolini:

Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974 (…) Io so i nomi di coloro che tra una messa e l’altra hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione a vecchi generali (…) Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste (…) Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle Istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Il paziente lavoro di magistrati come Giampaolo Zorzi e Guido Salvini hanno consentito di ricostruire il disegno d’insieme del piano eversivo che ha insanguinato l’Italia.

C’è un vecchio proverbio che recita: Il tempo è galantuomo!

36 anni e un pugno di mosche, è l’ultimo processo a Brescia, tutti assolti, mi viene da commentare, tutti al mare.

L’ultima beffa, l’articolo 530/ 2′ comma, insufficienza di prove, un articolo in disuso. Mi viene in mente Pilato. Cinque giorni di Camera di Consiglio, centinaia di udienze, un costo per l’Erario pazzesco, una umiliazione senza fine. Un Paese senza Verità è un Paese ingiusto.

Noi continueremo a difendere la Magistratura, decine e decine di magistrati sono stati uccisi perché cercavano la “ Verità ” dal loro sacrificio siamo confortati, a loro noi pensiamo tutti i giorni. Chiesi in occasione di un convegno a Pisa a Rita Borsellino come mai dopo la strage di Falcone e della sua scorta, non furono prese tutte le precauzioni per proteggere Borsellino, rispose: Paolo aveva scelto di entrare in Magistratura, Servire lo Stato, se le Istituzioni lo avessero veramente ritenuto una risorsa, lo avrebbero protetto adeguatamente. Scende il sipario, i familiari delle vittime lasciano l’aula, penso a Troisi. Non ci resta che piangere.

Ringraziamo quanti hanno fatto pervenire all’associazione la solidarietà e lo sdegno.

Possiamo contare sulla società civile, il viaggio continua, la verità esiste, è necessario cercarla senza stancarci, la democrazia e le libertà vanno difese giorno dopo giorno. ”

tratta da www.memoriacondivisa.it