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Convegno in occasione del 30′ ANNIVERSARIO SCOMPARSA ERMINIO CARLONI

20 Novembre 2012

Convegno in occasione del

30′ ANNIVERSARIO SCOMPARSA ERMINIO CARLONI

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MILANO – 1115/2012
CONVEGNO ALLA CAMERA DEL LAVORO SUL TEMA “ UNA PROFESSIONE AL SERVIZIO DELLA SOCUREZZA E DELLA LEGALITA’ TRA MEMORIA E ATTUALITA’ ”
20 Novembre 2012 – Intervento di Antonio Iosa Presidente della Fpndazione Carlo Perini – 30′ Anniversario di Erminio Carloni, guardia giurata della Mondialpol, ucciso dai NAR il 18/11/1982 in viale Zara 106 –Mi

Ringrazio la Camera del Lavoro e il Comune di Milano, che hanno voluto ricordare il 30′ Anniversario della morte di Erminio Carloni con due distinte iniziative. La prima è l’organizzazione del convegno della mattinata a lui dedicato in questa prestigiosa sede della Camera del Lavoro. La seconda è quella promossa dal Comune di Milano che, nel primo pomeriggio, deporrà una corona sul cippo di viale Zara 106, intitolato alla memoria di Carloni.
Come Vittima del terrorismo e come Presidente della Fondazione Perini ringrazio la Filcams, le Associazioni della Guardie Giurate e i tanti colleghi della Mondialpol, presenti al convegno sul 30′ Anniversario della sua uccisione .
Oggi siamo qui “Per non dimenticare” Erminio Vittorio, vittima del terrorismo, trucidato per mano dei NAR di estrema destra eversiva, che a Milano hanno compiuto ben 8 omicidi mirati.
Erminio è caduto all’età di 37 anni, il 18 novembre del 1982, mentre, assieme al collega Bruno Lombardi, era nell’esercizio delle sue funzioni di Guardia Giurata della Mondialpol alla agenzia n. 15 del Banco di Napoli, in viale Zara 106. Un gruppo di fuoco dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) dell’estrema destra eversiva tentarono una rapina per autofinanziarsi. Carloni cercò di sventarla e pagò col sacrificio della propria vita. La pronta reazione del collega Lombardi mise in fuga i terroristi individuati, successivamente, in Pasquale Belsito e Stefano Soderini due note figure del terrorismo di matrice neofascista. Carloni non ha compiuto, nessun gesto eroico, ma ha semplicemente fatto il proprio dovere e, negli anni di piombo, chi svolgeva il proprio dovere era un “eroe” della quotidianità.
Sono qui in mezzo a voi, amici della Filcams, per esprimere tutta la mia commossa vicinanza ad una vittima del terrorismo, dimenticata per anni, come se fosse una vittima sconosciuta e di Serie B. Solo grazie ai colleghi di lavoro e del Sindacato, è stata riscoperta e onorata la sua figura di lavoratore, che ha esercitato una professione al servizio della sicurezza e della legalità.
Il “dovere della memoria” ci impone di fare rivivere la sua persona di uomo generoso con affetti e amicizie, di delegato sindacale impegnato in un settore duro e difficile, come quello di garantire i diritti della Guardie Giurate e servire la cittadinanza milanese con la vigilanza, che dà sicurezza, in quanto complementare alle Forze dell’Ordine.
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Carloni era un uomo coraggioso, che conduceva battaglie democratiche all’interno del proprio sindacato di categoria e fu il primo chiedere che le guardie
giurate fossero munite di un giubotto antiproiettile, in quanto i lavoratori di settore, all’epoca, erano esposti a seri rischi di vita contro la criminalità politica, comune e organizzata. Egli è stato per anni una vittime dimenticata e senza alcun diritto risarcitorio da parte dello Stato, nonostante la legge n. 206, che stabilisce norme a beneficio dei familiari vittime del terrorismo. Erminio non aveva familiari in vita, in quanto tutti deceduti e quindi un senza famiglia!
Egli era, infatti, orfano di padre, emigrò con la mamma in Belgio e dopo la morte anche della mamma emigrò in Argentina dove due zii lo accolsero come loro figlio. Ma l’emigrazione transoceanica non sempre produce speranza e ricchezza in una nazione come l’Argentina, ove la gravità della crisi economica ha portato tanta sofferenza al mondo del lavoro in questa grande

nazione dell’America del Sud. Carloni ritornò in Italia, alle radici della sua terra d’origine per trovare, in solitudine, un lavoro come Guardia Giurata della Mondialpol a Milano.
Sono stati il Giudice Guido Salvini, che individuò e processò i colpevoli e i colleghi della Filcams a riscoprire il sacrificio di un loro delegato sindacale, dandogli, “post mortem”, protezione e calore degli affetti familiari mancati. Per me e per tutti i
familiari delle Vittime del Terrorismo, Erminio Carloni è un fratello di sangue al quale ci sentiamo profondamente legati. Penso al suo sacrificio, alla sua tragica scomparsa.
Oggi ricordiamo Erminio con questo convegno sulla sicurezza, dedicato al lavoro delle Guardie Giurate e al loro impegno per garantire la fiducia, la salvaguardia del patrimonio pubblico e privato e per dare una supplenza di sicurezza al cittadino, che vive quotidianamente l’ansia di sentirsi protetto. Ora saldiamo il conto della riconoscenza ad un lavoratore, caduto nell’adempimento del suo dovere.
La Presidenza della Repubblica, proprio il 9 maggio del 2008, nel volume “Per non dimenticare le vittime del terrorismo nell’Italia repubblicana”, a pagina 40, ricorda anche il sacrificio di Erminio Carloni. Questo è stato il primo significativo atto di riconoscimento pubblico da parte dello Stato ad un eroe della quotidianità, che è entrato a far parte di “una memoria condivisa e collettiva” del popolo italiano.
Esprimo tristezza per il respingimento della domanda presentata al Ministero dell’Interno, sin dal maggio 2008, per il riconoscimento della Medaglia d’Oro di “Vittima del Terrorismo”, perché formalmente non richiesta da parenti stretti purtroppo deceduti. Si spera di superare gli inghippi burocratici, da parte del Ministero dell’Interno per tale riconoscimento morale e istituzionale.
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Come vittima del terrorismo voglio esprimere in pubblico e ad alta voce la mia opinione su un tema importante, che interpella la coscienza dei familiari delle vittime e dei feriti: la riconciliazione.
Il Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, in occasione del “Giorno della Memoria del 9 maggio 2008” ha dichiarato, fra l’altro: “Lo Stato ha sconfitto il terrorismo, restando sul terreno della democrazia del diritto, senza concedere alle brigate rosse il riconoscimento politico di controparte in guerra… che esse pretendevano”.
Premesso che qualsiasi riconciliazione prevede, per le parti lese, verità e riconoscimento dei danni. Da vittime ci chiediamo: riconciliazione con chi e per che cosa? Essa comporta un mutuo riconoscimento di torti e ragioni; e quali torti o colpe avrebbero le vittime del terrorismo, forse quelli di essere innocenti e di avere svolto il proprio dovere?
In Italia non ci fu guerra civile, perché il Paese era ed è rimasto democratico con un Parlamento liberamente eletto dal popolo, forte di garanzie istituzionali. Non era certo governato da dittature.
Le vittime sono state cittadini inermi a fronte di atti terroristici unilaterali e mirati. Non era guerra civile, ma eversione di destra estrema e rivoluzione di sinistra rivoluzionaria, che mirarono a destabilizzare e a rovesciare il nostro Ordinamento costituzionale!
Da ciò nasce la fatica di una riconciliazione tra vittime ed ex terroristi, che non sono stati combattenti per la libertà, ma militanti che hanno causato un grave “vulnus” alla democrazia e alla classe operaia. Chi ha vissuto il dramma della violenza ed è stato oggetto di un atto terroristico, come Carloni, non era il nemico storico da abbattere e cancellare, perché è stato un obiettivo sbagliato. Ecco il motivo, per cui non può esserci una riconciliazione politica fra vittime e carnefici, anche se non neghiamo i diritti civili a chi, dopo avere espiato la colpa, viene reintegrato nella società, senza però mai dimenticare che si può essere ex terroristi, ma non ex assassini, perché chi ha violato la legge, uccidendo una persona, ha infranto il diritto inalienabile alla vita di tanti esseri umani innocenti.

I familiari delle vittime e i feriti per atti di terrorismo sono i titolari del perdono e solo loro possono concederlo. Il perdono, tuttavia, stabilisce soltanto un rapporto personale tra vittima e
colpevole, che non riguarda né la legge, né la politica, né l’opinione pubblica, né la società, né lo Stato, ma solo la coscienza individuale.
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Erminio non sentirti solo, siamo qui con te e non ti dimenticheremo mai!
Io non mi sento una ex vittima, ma continuo ad esserlo finchè campo per la gravità delle ferite riportate ed i veri condannati all’ergastolo sono i familiari delle vittime e i feriti e non gli ex terroristi, che grazie anche alla legge di civiltà giuridica “La Gozzini”, sono tutti fuori dal carcere, hanno trovato un lavoro nel settore delle cooperative e, spesso, sono stati osannati dai mass-media come missionari, eroi, benefattori dell’umanità perché, secondo loro, uccidevano a fin di bene! Le vittime al contrario sono state confinate nella solitudine, nella sofferenza, in una fine pena mai, condannate al silenzio. La loro voce non è diventata protagonista della narrazione storica degli anni di piombo, come quella fatta dagli ex terroristi.
Abbiamo dovuto aspettare oltre 30 anni, con la “Giornata della memoria”, per dire le nostre ragioni e narrare anche le nostre testimonianze umane, come parte integrante della storia degli anni spietati.
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Care Gurdie Giurate Erminio Carloni e Antonio Frasca, voi rimanete nei nostri cuori, perché ci ricordate i valori della democrazia, della dignità del lavoro, delle lotte civili e sindacali e dell’inalienabilità della vita umana.
I vostri colleghi, i familiari delle vittime e i feriti del terrorismo vi considerano veramente fratelli di lotta e di sangue versato per la libertà e la democrazia del nostro Paese!

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione
contro l’ordinamento costituzionale dello stato

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