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Cerimonia intitolazione giardino in via Tobagi a “Giuseppe Saporito 3 novembre 2012 – Cerimonia intitolazione giardino in via Tobagi a “Giuseppe Saporito” detto Pippo, ucciso il 3 Novembre 1977 in una sparatoria in via Castel Morrone, 3 – Milano

3 novembre 2012

Cerimonia intitolazione giardino in via Tobagi a “Giuseppe Saporito” detto Pippo, ucciso il 3 Novembre 1977 in una sparatoria in via Castel Morrone, 3 – Milano

Buongiorno a tutti i presenti,

sono Roberto Saporito qui oggi con la mia famiglia; mia madre Angela, i miei fratelli Davide e Stefano, Tano e gli zii Vittorio e Ida e tutti insieme desideriamo ringraziare tutti i presenti in questo giorno per noi molto importante.
Chi conosce la nostra storia sa bene quanto abbiamo dovuto perseverare ed inseguire la giustizia che mio padre meritava e che fu negata in tutte le sedi.

Il corso degli eventi è mutato ed oggi siamo qui, esattamente a 35 anni dalla sua scomparsa e desideriamo ricordare mio padre Giuseppe “Pippo” Saporito, riconosciuto VITTIMA DEL TERRORISMO nel giugno 2011.
Per questo motivo sarà un po’ lungo nei ringraziamenti, spero mi possiate perdonare.

Grazie al sindaco Giuliano Pisapia e al comune di Milano per quanto si impegnano nel ricordo di uomini giusti, onesti e valorosi caduti negli anni di piombo, un ringraziamento particolare a Roberto Della Rocca, Maurizio Campagna e al Colonnello Umberto Valloreja per l’impegno e la dedizione profuse in questo viaggio durato 2 anni, senza di loro sarebbe stato un lavoro ancor più lungo e laborioso.

Un ringraziamento ad Aiviter – Associazione Italiana Vittime del Terrorismo – nella figura di Antonio Iosa Coordinatore Lombardo, e all’Avv. Marino di Genova che ha curato la pratica e che ci ha lasciato da circa 1 anno.
Grazie al Procuratore Dr. Armando Spataro e a tutte quelle persone buone e di cuore della prefettura di Milano, del Tribunale di Asti e Torino, del Ministero degli Interni, che ho avuto modo di contattare in questi anni.
Grazie a mia moglie e alle mie figlie che anche quando davo in escandescenza capivano il mio stato d’animo.
Non me ne vogliate, ma un ringraziamento speciale va a mia madre e a Tano per tutti i sacrifici che hanno affrontato per noi in questi anni.

Il 3 novembre del 1977 … alcuni appartenenti ai NAP- NUCLEI ARMATI PROLETARI, assaltarono un ufficio postale in zona Città Studi. Mio padre fu preso in ostaggio insieme a mio fratello Davide; nello scontro a fuoco che ne seguì venne colpito da una pallottola e morì pochi istanti dopo.

Avevo quasi 5 anni, mio fratello Davide 2 e mia mamma 28.
Ricordo ancora quel giorno; lo stupore nel vedere mio zio Giovanni anziché mio padre all’uscita dall’asilo, fatto insolito poiché veniva a prendermi quasi sempre lui.

Nostro padre non era un politico, non era un appartenente alle forze dell’ordine e non era un giornalista.

Non fu scelto, come avvenne per altre persone per quello che rappresentava o per il suo impegno sociale o politico, fu solo più sfortunato di tanti altri trovandosi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.

Era una persona comune, un lavoratore, come me oggi, come molti di voi, come la maggior parte dei milanesi che in quegli anni divennero potenziali bersagli di persone folli ogni giorno.

Lavorava all’Alemagna, era un uomo buono e sapeva di buono, non solo per il suo cognome che era una garanzia, ma anche per il suo forte odore di cioccolato che profumava la casa. Immaginate cosa potesse significare per noi bambini abbracciare il nostro papà che sapeva di cioccolato, una favola !

Nostro padre aveva la passione per il calcio, Tano ci raccontava sempre di un provino con il Milan di Niels Liedholm. Andò bene e fu invitato a presentarsi il giorno seguente, ma una febbre lo bloccò a letto. Ora comprendo questa nostra attrazione fatale per un pallone e un campo verde !!!

Perché il giardino di via Tobagi ?

– perché io e mio fratello eravamo bambini e questo giardino ne è sempre pieno
– perché noi abitavamo in via S.Rita di fronte alla Chiesa a circa 100 metri da qui
– perché frequentavamo l’oratorio ogni giorno giocando fino a sera con gli amici, alcuni dei quali qui oggi
– perché quei pochi ricordi che ho di mio padre mi portano sul piazzale adiacente alla Chiesa mentre do calci ad un pallone insieme a lui
– perché in questo giardino un bambino e il suo papà si ritrovano dopo una giornata di lavoro

Idealmente è come se lo incontrassimo in questo giardino sorridente.

Nel quartiere Barona, che un tempo era covo di molti terroristi ora c’è la via Walter Tobagi per ricordare un giornalista caduto, poco distante il parco dedicato ad Andrea Campagna, poliziotto della Digos e da oggi il giardino Giuseppe “Pippo” Saporito, operaio della Alemagna.

Tutte persone dedite al loro lavoro, alla loro famiglia, a valori sociali.

Una mano assassina li ha portati via ma il loro nome e il loro ricordo verrà tramandato negli anni a venire.

Il nostro impegno morale è che nessuno debba vivere più queste inutili tragedie, che le idee contrastanti vengano affrontate con le parole e non con la violenza.

Questo dobbiamo insegnare ai nostri figli e ai giovani che verranno.

Ciao Pippo; marito, papà, fratello. Grazie per averci amato

Grazie di nuovo per aver partecipato

Buona giornata

Roberto Saporito

***

Ringrazio il Comune di Milano, le Associazioni e i cittadini presenti a questa cerimonia del 35′ Anniversario dell’uccisione di Giuseppe Saporito, con l’intitolazione del giardino in un popoloso e storico quartiere della periferia Sud di Milano.
Non è senza significato che questa cerimonia si svolge in via W. Tobagi 4, una vittima illustre del terrorismo a livello milanese e nazionale e a poca distanza dell’ex Parco Teramo dedicato, solo qualche mese fa, al poliziotto Andrea Campagna. Ora il quartiere Barona si arricchisce di un altro luogo della memoria, che diventa un importante punto di riferimento cittadino per un “itinerario didattico” sia per la popolazione, sia soprattutto per gli studenti del quartiere. Un percorso che ricorda quattro poliziotti, un operaio e un giornalista. Questa cerimonia dimostra che l’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo non discrimina le vittime fra quelle di serie A e di seri B e che non ammette distinzione tra vittime cadute come obiettivi mirati da parte dei terroristi e vittime civili cadute in occasioni di rapine o di scontri politici o di regolamento dei conti fra le stesse organizzazioni terroristiche, come è testimoniato dal volume edito dalla Presidenza della Repubblica “Per le vittime del terrorismo nell’Italia Repubblicana”, distribuito in occasione del “9 Maggio 2008 – Giorno della Memoria.”
Noi, grazie al Comune di Milano, stiamo commemorando tutti i cittadini colpiti con premeditazione e uccisi vigliaccamente alle spalle: poliziotti, carabinieri, guardie carcerarie, docenti, magistrati, dirigenti, operai, cittadini comuni… colpevoli solo di compiere il proprio dovere, di essere cioè cittadini fedeli agli ideali e ai valori della Costituzione Repubblicana e dello Stato Democratico. Oggi rievochiamo la figura di un uomo semplice, di un padre di famiglia, che non è da considerare un eroe, in quanto non ha compiuto nessun gesto eroico. Il nostro “Pippo” è morto all’età di 35 anni; era un operaio, un uomo normale, un cittadino comune diventato “eroe della quotidianità”, perché privato della gioia di vivere e dei i suoi affetti più cari.
Sono passati 35 anni, da quel lontano 3 Novembre del 1977 in cui trovò la morte Giuseppe ,che è sempre rimasto nel cuore dei familiari e dei suoi amici. Oggi la popolazione di Milano e i cittadini del quartiere Barona imparano ad onorare civilmente i morti, per non dimenticare le vittime della spaventosa violenza politica. Noi ora impariamo ad ascoltare, osservare e discernere il messaggio della vita e della storia; impariamo a camminare, alzarci, muoverci e affrontare con coraggio “il dovere della memoria, spingendo la notte più in là”ed elaborando il lutto.
Siamo qui raccolti per meditare su gli anni spietati del terrorismo, che ha insanguinato la nostra Milano.
Giuseppe Saporito, è una vittima civile degli “anni di piombo”. Si ricorda che un gruppo di quattro terroristi, appartenenti ai Nuclei Armati Proletari (N.A.P.), per autofinanziarsi, tentarono una rapina ad un Ufficio Postale del centro, che fallisce. Uno dei banditi si rifugia nella macchina di Giuseppe che, nello scontro a fuoco, viene mortalmente ferito in via Castel Morrone, 3 da una agente della Mondialpol. Salvo, miracolosamente, Davide il figlio di due anni, che era seduto sul sedile posteriore dell’auto paterna.
Giuseppe è nato a Messina il 19 giugno 1942. Nel 1967 si trasferisce a Milano, in cerca di pane, di lavoro e di un futuro. Venne, infatti, assunto come operaio alla ditta Alemagna e subito si sposa con Angela Silvestro. Al momento della sua scomparsa aveva due figli Roberto di 4 anni e Davide di due anni e lascia in lacrime la sua inconsolabile moglie Angela, tre fratelli, una sorella e lo stuolo dei suoi numerosi parenti e amici.

Giuseppe era un uomo che viveva la sua normalità di vita tra casa, famiglia, lavoro ed aveva anche l’hobby di essere un tifoso di calcio e giocatore egli stessi in un campo di periferia.
Il 14 luglio del 2011, dopo quasi 34 anni di attesa e di controversie giudiziarie, Giuseppe Saporito viene riconosciuto dal Ministero dell’Interno come vittima del terrorismo, in quanto la rapina, è stata di chiara matrice terroristica.
In questa Cerimonia, che si svolge in via W. Tobagi, l’AIVITER vuole, ad alta voce, esprimere in pubblico la sua opinione su un tema importante, che interpella la nostra coscienza di familiari delle vittime e dei feriti: il perdono.
Il terrorismo è sempre una ferita che ha eroso profondamente il corpo sociale e comunitario del Paese. La sua elaborazione storica non si esaurisce nel perdono e nella riconciliazione, ma nella presa di coscienza individuale e collettiva del trauma degli anni ’70, per chiudere il conto con un passato di violenza e di odio e che nessuna concessione di perdono potrà mai cancellare.
I familiari vivono dolorosamente questa situazione. Il perdono appartiene, infatti, alle vittime che riconoscono il diritto alla vita e al rispetto della dignità umana, come bene inalienabile per tutti gli uomini. Chi ha violato la vita umana può essere assolto soltanto dalla persona offesa, ch’è titolare del perdono. Il perdono è un fatto privato che non deve mai essere spettacolarizzato in pubblico. In Italia esiste il brutto vizio che a perdonare, spesso non è la vittima, ma una persona terza che si sostituisce alla vittima, recandole una grave offesa, perché il perdonismo becero, sulla pelle degli altri, diventa oltraggio
La forza del perdono è, quindi, un valore altissimo per non lasciarsi imprigionare dall’odio e dalle vendetta. Il perdono stabilisce rapporti personali tra vittime e colpevoli e non riguarda né la legge, né l’opinione pubblica, né la società, né lo Stato, ma solo la coscienza individuale.

Infine, ribadisco l’idea che questo giardino dedicato a Giuseppe Saporito è situato nel cuore del Quartiere Barona e diventerà uno dei percorsi didattici più significativi della memoria di tutta la città di Milano. Sono certo che il giardino costituisce, altresì, un punto d’incontro, soprattutto, per i giovani del quartiere e per gli alunni delle scuole, che vogliono conoscere e approfondire la storia del terrorismo a Milano.
Si tratta di un significativo itinerario della “memoria”, che parte da Piazza Schievano, ove una lapide e un cippo ricordano i tre poliziotti: Antonio Cesari, Rocco Santoro e Michele Tatulli uccisi dalle brigate ross; si prolunga nella via, dedicata alla vittima del terrorismo Walter Tobagi e al n. 4 della stessa via si giunge al gradevole “Giardino Giuseppe Saporito” (un altro caduto degli anni di piombo); prosegue in via Modica ove è stato assassinato Andrea Campagna , il poliziotto della Digos, servitore dello Stato, per mano dell’infame gruppo di fuoco del PAC di Cesare Battisti, sino a raggiungere l’ex Parco Teramo sempre, intitolato alla memoria di Andrea Campagna.
Il percorso della “memoria” si conclude nel cuore del quartiere Barona, in Piazza Miani ove sorge un monumento dedicato ai Partigiani, caduti per la Liberazione dell’Italia dal fascismo.
Le famiglie Saporito e Campagna, che abitano alla Barona, hanno qui un luogo d’incontro comune con la gente del quartiere. Andrea e Pippo, vittime della violenza terroristica, non saranno dimenticati dagli anziani, dai genitori e dai bambini che frequentano questi meravigliosi spazi verdi di uno dei maggiori quartieri popolari della periferia milanese.!

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione
contro l’ordinamento costituzionale dello stato

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