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Cerimonia intitolazione giardino in via Passo Rolle a Ezio Lucarelli 24 novembre 2012 – Cerimonia intitolazione giardino in via Passo Rolle a EZIO LUCARELLI 1945 – 1980 Brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, Medaglia d’Oro al Merito Civile, Medaglia d’Oro Vittima del terrorismo,

24 novembre 2012

giardino dedicato a EZIO LUCARELLI
1945 – 1980
Brigadiere dell’Arma dei Carabinieri
Medaglia d’Oro al Merito Civile
Medaglia d’Oro Vittima del terrorismo
Sabato 24 novembre 2012, ore 11.30
(Via Passo Rolle)

Intervento del Sindaco di Milano, avv. Giuliano on. Pisapia

Care amiche, cari amici,
È sempre triste ricordare un fatto drammatico e atroce come un atto terroristico e lo è soprattutto se ha portato morte e dolore, come è accaduto qui a Lambrate il 26 novembre 1980.

Oggi con questa cerimonia, con l’intitolazione di questi Giardini ricordiamo il sacrificio di un carabiniere ucciso in servizio. Un giovane militare di 35 anni che come tanti, troppi italiani, perse la vita in quegli anni di follia e di terrore.

Il brigadiere Ezio Lucarelli era un servitore dello Stato.

Era uno dei tanti cittadini che, indossando una uniforme, dedicava la sua vita e il suo lavoro alla difesa delle Istituzioni e alla sicurezza dei suoi concittadini.

Quel 26 novembre, mentre stava compiendo una perquisizione nella periferia di Milano, Lucarelli identificò alcuni terroristi di destra. Nel conflitto a fuoco che ne seguì, Ezio Lucarelli fu colpito a morte mentre un suo collega rimase ferito.
I responsabili di quel delitto, Gilberto Cavallini e Stefano Soderini, erano esponenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari, un gruppo eversivo neofascista.

Lo stato non ha mai dimenticato quel delitto.
Le Istituzioni hanno reso omaggio al sacrificio del Brigadiere Lucarelli: a Milano e a Cusano delle targhe commemorative e una piazza ricordano il suo coraggio e la sua dedizione al dovere. Il 1′ Giugno 2004 è stato insignito, dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, della “Medaglia d’oro al merito civile e alla memoria”. Nel 2010 il Presidente Giorgio Napolitano ha consegnato alla signora Annamaria, sua la moglie, la “Medaglia d’oro di vittima del terrorismo”.

Certo sono dimostrazioni formali di riconoscenza, ma rappresentano un sentimento sincero e commosso di affetto.

Ed è proprio per dimostrare, ancora una volta, questi sentimenti che il Comune di Milano ha deciso di intitolargli questo angolo di verde della nostra metropoli, vicino al luogo dove fu assassinato 32 anni fa.

Spero che d’ora in poi, grazie a questo gesto, gli abitanti del quartiere e tutti i milanesi che frequenteranno questo luogo di svago e di tranquillità, dedichino anche solo un attimo alla sua memoria e al ricordo di ciò che quegli anni terribili hanno rappresentato per il nostro Paese.

Una stagione di violenza e di odio che, ne sono certo, ci siamo lasciati alle spalle per sempre.
Sono convinto che ricordare i fatti drammatici di quel periodo, leggere i nomi e ripercorrere le storie di chi allora perse la vita, rappresenta un antidoto affinché nulla del genere possa accadere mai più.

Oggi è particolarmente importante difendere la memoria di chi come il brigadiere Lucarelli è morto per la legalità, la democrazia, le Istituzioni.

Il Paese sta attraversando una crisi economica drammatica; una crisi che sta colpendo sempre più duramente gli italiani e a cui finora non si è saputo dare risposte concrete, incisive e soprattutto eque.

Sono sempre più numerosi gli italiani che perdono il lavoro, le imprese che falliscono, i lavoratori che non riescono ad arrivare alla fine del mese con retribuzioni sempre più inadeguate. Il disagio sociale cresce giorno dopo giorno e sta diventando ormai disperazione.

Accanto all’aggravarsi della crisi assistiamo a un progressivo e allarmante crollo della fiducia nelle tradizionali forme della rappresentanza democratica, a partire dal crescente e dilagante discredito dei partiti tradizionali.

Sono tensioni e pulsioni pericolose per la nostra democrazia. Sono il segnale di un pericoloso cedimento della coesione sociale a cui tutti dobbiamo opporci con determinazione.

Penso che la cerimonia di oggi possa essere una occasione per riaffermare il nostro l’impegno a lavorare e agire concretamente per rinsaldare il senso di appartenenza ad un’unica comunità e restituire ai cittadini fiducia nelle Istituzioni democratiche.

Quelle Istituzioni in cui cittadini come Ezio Lucarelli hanno creduto e per le quali hanno sacrificato la loro vita.

La cerimonia di oggi è un passo in questa direzione.
è un tassello di un progetto condiviso, avviato qui a Milano con il contributo e il sostegno di tutte le forze politiche e di tutte le forze vive della società milanese; un progetto che si propone di creare a Milano un vero e proprio “percorso della memoria”, che ricordi tutte le vittime del terrorismo con una targa, un giardino, una via creando un unico grande monumento alla nostra memoria collettiva. Un monumento per educare, soprattutto i giovani, alla legalità, alla non violenza, al rispetto della vita umana.

Oggi salutiamo ancora una volta il Brigadiere Ezio Lucarelli, lo salutiamo e lo ringraziamo perciò che di vivo e tangibile il suo esempio ha lasciato a tutti noi: un modello di dedizione al dovere e di rispetto e fiducia nelle Istituzioni e nei valori della nostra Repubblica.
Grazie.

***

Rivolgo il mio ringraziamento a Sua Eccellenza Ministro dell’Interno Annamaria. Cancellieri, per la sensibilità e attenzione che ha dimostrato verso i rappresentanti di tutte le Associazioni Vittime di terrorismo e di Stragi, ricevuti al Palazzo del Viminale. Lei, Ministro Cancellieri, ha ascoltato le nostre ragioni sia per una corretta applicazione della legge 206, sia per non scaricare sacrifici economici sulle categorie sociali più deboli e dimenticate. Un ringraziamento particolare va alle autorità presenti all’ ill.mo Sig. Prefetto e al neo Questore Luigi Savina, al Comune e alla Provincia di Milano, ai rappresentanti delle Associazioni di categoria con i loro labari, all’ ANPI, ai Familiari della Strage di Piazza Fontana per la continuità con la quale si persegue l’obiettivo dei “percorsi della memoria” di tutte le vittime del terrorismo, soprattutto, le più sconosciute e dimenticate con la intitolazione di “una targa, di un giardino, di una via, o un cippo “alla memoria.” Ringrazio voi cittadini della periferia, che non dimenticate i caduti per atti di terrorismo, nell’adempimento del proprio dovere. Voi abitanti del Quartiere Feltre – Lambrate, non avete dimenticato anche altri due poliziotti, Carlo Buonantuono e Vincenzo Tumminello, uccisi in via Vallazze ai quali il Comune ha dedicato un giardino in piazza Gobetti e ai due giovani Fausto e Iaio in Piazza Durante, al quartiere Casoretto.
L’Aiviter, ogni giorno, ci ricorda che un popolo che non ha rispetto per la memoria dei sacrifici propri e altrui è senza futuro e senza identità. La nostra vita e quella degli altri non sono che le arcate visibili di uno sterminato ponte gettato tra chissà quale sponda, chissà quale fiume. Ogni arcata poggia su due pilastri: la nascita e la morte. I due pilastri possono essere il fondamento etico, che giustifica il rispetto non solo della mia arcata, ma dell’intero ponte.
Chi non c’è più, anche da lungo tempo, vive in noi e cammina con noi, perché siamo una comunità di vivi e di morti. E questo è il fondamento della nostra rivolta morale contro la violenza, che provoca uccisioni di uomini innocenti.
Ricordiamoli, rintracciamoli i nostri morti, e ogni volta ch’è possibile diamo loro un nome. La memoria è una degna sepoltura. Ricordiamo i caduti di tutte le Forze dell’Ordine, che lottano quotidianamente contro la criminalità organizzata e muoiono nell’adempimento del proprio dovere, a nostra difesa o muoiono in teatro di guerra per garantire la pace. Tanti altri sono i modi diversi e inevitabili del morire a causa della nostra fragile condizione umana. Siamo tutti consapevoli che sono gli innominati, i caduti ignoti quelli che cerchiamo di ricordare con il proprio nome e cognome. Dobbiamo narrarli tutti.
Come facciamo noi dell’AIVITER, come fa il Comune di Milano con la costruenda “Casa della Memoria”, che ha l’obiettivo di non far morire nell’oblio, tutti quelli che hanno lottata per la libertà e la democrazia e per la difesa dell’Ordinamento costituzionale dello Stato!
Oggi diamo una nome al brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, Ezio Lucarelli.
Nato a Cori in provincia di Latina il 2 Luglio 1945, fu ucciso all’età di 35 anni, mentre il collega Giuseppe Palermo, stava compiendo una perquisizione presso un garage-carrozzeria in via Ofanto nel quartiere Feltre, nell’ambito di un’indagine per un sequestro di persona. Mentre i carabinieri procedevano alla identificazione dei presenti, due giovani aprirono il fuoco, uccidendo il brigadiere Ezio Lucarelli e ferendo l’altro componente dell’equipaggio, il carabiniere Palumbo. I responsabili del delitto, Gilberto Cavallini e Stefano Soderini erano due esponenti del gruppo di estrema destra NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), che avevano già compiuto una rapina a Treviso per autofinanziarsi. Lucarelli si arruolò nel 1965 e divenne brigadiere nel 1977, operando in numerosi Reparti del Trentino/Alto Adige a Merano e a Corbara come istruttore di sci, sia come componente del soccorso alpino, sia come sportivo, gareggiando nello slalom sulle piste sciistiche per l’arma. Dal 1979 era passato in forza al Nucleo Operativo di Monza; fece parte del Nucleo Radio Mobile di Sesto S. Giovanni come responsabile delle sale di ascolto (intercettazioni telefoniche) nel Tribunale di Monza e fece parte
anche del nucleo investigativo. Al momento della sua uccisione lasciò la moglie Annamaria e la figlioletta Michela di appena 1 anno.
Il 1′ Giugno del 2004 Lucarelli è stato insignito dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, della Medaglia d’Oro al Merito Civile. Il 18 aprile del 2009 si è svolta la cerimonia di intitolazione del piazzale antistante la Caserma dei Carabinieri di Cusano Milano. I Comuni di Cusano e Milano hanno posto anche un cippo con targa alla memoria del sacrificio del milite.
Il 5 maggio del 2010, la vedova Annamaria Messina ha ritirato la onorificenza del Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, con la consegna della “Medaglia d’Oro di Vittima del terrorismo”.

***

Negli anni ’70 la maggioranza delle Forze dell’Ordine si trovarono ad affrontare una realtà storica difficile e contraddittoria. Furono anni carichi di tensioni e conflitti sociali, di scontro politico, di violenza organizzata e criminale, che portò allo stragismo eversivo dell’estrema destra e alla farneticante e unilaterale guerra civile, dichiarata dalle tante sigle rivoluzionarie di estrema sinistra. Era duro sentirsi addosso lo sguardo sprezzante e rabbioso dei dimostranti, che urlavano; “sbirri servi del padrone; PS = SS; attenti poliziotti è arrivata la P38; più vedove, più orfani, più sbirri morti; l’unico tricolore da onorare e quello sulle vostre bare. E in tempi più recenti altri slogan atroci “10, 100, 1000 Nassirya 10, 100, 1000 Raciti”. E le monetine gettate sul viso dei poliziotti e carabinieri bruciavano come profonde ferite dell’animo!
Quanta carica di violenza organizzata inaccettabile e quanto delirio di distruttiva onnipotenza hanno subito ieri e subiscono oggi le Forze dell’Ordine con la criminale guerriglia degli incappucciati “Black Bloc e degli infiltrati” con passamontagna nelle manifestazioni pacifiche degli studenti e degli operai, che rivendicano i loro sacrosanti diritti. Il rituale si ripete; saccheggi, barricate, distruzioni, roghi, scontri con lanci di pietre, di bombe carta, bottiglie molotov; uso di spranghe, bastoni, cubetti di porfido. Sappiamo che le Forse dell’Ordine, in virtù di un giuramento alla Costituzione, sono chiamati a garantire l’ordine pubblico, la difesa delle istituzioni, la fiducia, la sicurezza dei cittadini. Chi, però, va ad una manifestazione pacifica con scudi, caschi, bastoni e altri corpi contundenti, disseminati in precedenza lungo percorso dei cortei, è sicuramente un provocatore e un professionista della violenza premedita.
Ricordo che poliziotti e carabinieri sono lavoratori malpagati, svolgono il proprio dovere e vivono una condizione umana molto rischiosa. Ad essi va il nostro plauso ed affetto, senza dimenticare l’elevato contributo di sangue versato nella lotta al terrorismo, con 89 morti e 560 feriti e oltre 400 morti caduti nella lotta contro la criminalità comune ed organizzata,
Siamo contro chi insulta il poliziotto Marco Bruno, in Val di Susa, con la frase “ Ehi pecorella vuoi sparare? Siamo contro i professionisti della violenza che si sono intrufolati nella manifestazioni degli Indignados di Roma, ove due carabinieri sono scampati fortunosamente al rogo. Esprimiamo solidarietà all’agente scelto Massimo Contento, circondato e vigliaccamente bastonato dagli autonomi, mentre era a difesa della sede della Provincia di Torino.
Chiediamo, però, ai poliziotti e ai carabinieri, esasperati dal clima di scontro politico, di avere i nervi saldi, di non perdere il controllo, di non abbandonarsi ad interventi di ordine pubblico eccessivi e repressivi, perché le Forze dell’Ordine sono al servizio dei cittadini, devono garantire la sicurezza anche agli studenti e agli operai, che manifestano pacificamente.

***

La Milano civile e democratica oggi si stringe alla famiglia Lucarelli, alla qui presente moglie Annamaria e alla figlia Michela. A loro diamo il nostro attestato di affetto, nel rispetto della loro sofferenza. La figura di Ezio rivive con l’intitolazione di questo giardino alla memoria in un quartiere popolare, tra la gente comune, in questo ampio spazio verde circondato da case abitate da anziani e giovani, mamme e bambini che faranno compagnia ad Ezio. Il Comune di Milano, entro il 2013, completerà “i percorsi della memoria per educare i giovani alla legalità, alla non violenza, al rispetto della vita umana. La memoria vince non solo il silenzio della morte, ma anche l’indifferenza dei vivi. Questi percorsi ci aiutano a non dimenticare.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione
contro l’ordinamento costituzionale dello stato

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