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Cerimonia intitolazione giardino a Lino Ghedini 16 febbraio 2013 – Cerimonia intitolazione giardino a Lino Ghedini, Maresciallo di Pubblica Sicurezza Vittima del terrorismo, ucciso sulla strada per Novara nei presi di Rho (Milano) il 19/02/1977

16 febbraio 2013

Intitolazione giardino a Lino Ghedini

Intervento Ada Lucia De Cesaris – Vicesindaco Comune di Milano

Cari concittadini, agenti delle Forze dell’Ordine,
con l’intitolazione di questi giardini vogliamo rendere omaggio a un servitore dello Stato, a un poliziotto assassinato mentre svolgeva il proprio dovere a difesa della collettività.

Il 19 febbraio di 36 anni fa il brigadiere Lino Ghedini, medaglia d’Argento al valore civile, fu colpito a morte da un terrorista durante un controllo a un’auto sospetta. Una morte assurda che precipitò nel dolore una famiglia e privò noi tutti di un cittadino esemplare.

Oggi ci impegniamo perché l’omaggio che il Comune ha deciso di tributargli sia l’omaggio di tutti: perché la perdita di Lino Ghedini sia sentita da tutti, a qualsiasi parte politica ciascuno di noi appartenga, come un’ingiustizia e un’offesa alla nostra dignità di donne e di uomini.

Lino Ghedini ha trovato la morte in anni in cui i valori venivano confusi e sovvertiti.

Anni in cui vi fu chi pensò che il terrorismo potesse essere strumento per la conquista della libertà o della giustizia sociale.

Quella violenza insensata contraddiceva però totalmente gli stessi valori che, a parole, i terroristi dicevano di voler affermare.

Oggi noi tutti sappiamo che la violenza e la sopraffazione sono sempre e comunque il Male.

Fu soprattutto il sacrificio delle vittime di allora a mostrare chiaramente da che parte era la civiltà, da che parte era la ragione. Fu grazie a loro che è stato possibile ricostruire il valore autentico della libertà fondata sulla pace e sulla legalità democratica.

La violenza non può mai avere giustificazione politica.
Allo stesso modo non hanno colore politico l’eroismo e il sacrificio di chi ha difeso la nostra libertà con la vita: uomini come Lino Ghedini appartengono all’intero Paese e il loro esempio di dedizione e di fedeltà alla democrazia è patrimonio di tutti noi.

è un patrimonio di cui il Paese deve essere fiero e che dobbiamo impegnarci a onorare e preservare.

Milano fu colpita dal terrorismo con particolare violenza, ma proprio qui, nella nostra Città, ha subito la sua sconfitta definitiva grazie alla risposta compatta e intransigente della società civile e delle Istituzioni.

I milanesi dissero forte e chiaro il loro no alla violenza: migliaia di persone nei cortei e nelle cerimonie funebri si schierarono con determinazione a favore della democrazia.

Milano è la città della libertà, ma proprio per questo è anche la città della memoria, la città che non dimentica.

è per questo che il Comune ha deciso di intitolare a Lino Ghedini questo giardino, proprio accanto alla sede della Polizia Stradale di cui era un agente.

Si tratta di un’altra, importante tappa di un percorso di ricostruzione e di diffusione della memoria collettiva attraverso l’intitolazione di vie, piazze, giardini pubblici a chi ha pagato con la vita la fedeltà ai valori repubblicani e democratici.

è fondamentale promuovere la conoscenza della nostra storia e dei suoi momenti più difficili, soprattutto tra i giovani, organizzando momenti di studio nelle scuole, realizzando occasioni di approfondimento e di riflessione o anche, come facciamo oggi, legando al nome di chi ne è stato protagonista una piazza o un luogo della città.

Tutto questo contribuisce al progresso del nostro Paese e a rendere ancora più forte la nostra democrazia.
Oggi esprimiamo la nostra riconoscenza a Lino Ghedini; esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro affetto ai suoi cari e con loro, indirettamente, alle famiglie di tutte le vittime innocenti di allora.
Grazie al loro sacrificio possiamo affermare che la follia di quegli anni è definitivamente alle nostre spalle. Oggi l’Italia è un Paese democratico perché persone come il brigadiere Lino Ghedini e tanti altri come lui hanno saputo anteporre il bene collettivo e il proprio dovere alla propria stessa vita.
Milano onora e onorerà sempre la loro memoria e saprà essere sempre degna del loro sacrificio.

Grazie a tutti voi.

36′ Anniversario di Lino Ghedini, Maresciallo di Pubblica Sicurezza Vittima del terrorismo, ucciso sulla strada per Novara nei pressi di Rho (Milano) il 19/02/1977
( Antonio Iosa)

Esprimo il mio ringraziamento per la partecipazione a questa Cerimonia delle autorità civili e militari, in particolare al Sindaco della nostra città e al neo Questore Luigi Savina. Porgo un ringraziamento anche ai rappresentanti della Zona 8, dell’ANPI, dei familiari della Strage di Piazza Fontana e della società civile come i “City Angels”con i quali faremo il nostro gemellaggio di solidarietà. L’ Associazione Italiana Vittime del Terrorismo è grata al Comune di Milano di avere organizzato, in questi anni, Cerimonie pubbliche per ricordare tutti i caduti degli anni di piombo con l’intestazione di strade, posa di lapidi e intitolazione di giardini. Entro il 2013, il Comune di Milano e l’AIVITER Lombardia avranno completato il percorso “della memoria”, che ha, soprattutto, una valenza didattica per gli studenti della scuole della nostra città. Si è trattato di un paziente e doveroso impegno di testimonianza civica, che non ha dimenticato nessuna vittima del terrorismo, dimostrando che non esistono differenze tra vittime eccellenti e quelle di semplici cittadini caduti nell’adempimento del loro dovere di lavoratori, di padri di famiglia, di onesti servitori dello Stato. Milano è la prima città italiana che ha fatto germogliare gesti concreti di “memoria collettiva” sui luoghi, ove sono stati ammazzati cittadini innocenti ed inermi per colpa di stragisti e di terroristi, che hanno seminato odio e cercato di sovvertire l’ordinamento costituzionale del nostro Stato democratico. Oggi ricordiamo il sacrificio di Lino Ghedini, il Brigadiere di Pubblica Sicurezza della Caserma della Polizia Stradale che ha sede, proprio qui di fronte a piazza Prealpi e a solo cento passi dalla sede dell’ex Dc, in via Mottarone 5, ove le brigate rosse, il 1′ aprile 1980, mi hanno gravemente ferito assieme ad altri tre amici di partito. Cagnola – Villapizzone, da 35 anni, è il mio quartiere, come lo è stato prima, per oltre 10 anni, Quarto Oggiaro ove, dal 1964 sino alla sua morte avvenuta il 19/02/1977, abitava anche la famiglia Ghedini, in via Pascarella, 18. Credetemi, sono emotivamente coinvolto in questa Cerimonia dedicata ad una vittima del terrorismo, dimenticata e sconosciuta della Zona 8 e del mio quartiere.

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Il brigadiere Ghedini, al momento della sua uccisione, lasciava la moglie Elisa Cozzi e due figli Giacomo di 16 e Alberto di 11 anni, che sono qui presenti. Una morte emblematica quella di Lino, un fedele servitore dello Stato, ucciso mentre svolgeva la sua attività lavorativa, convinto di potere contribuire alla Sicurezza del cittadino e alla Difesa dello democrazia. Non si sentiva in guerra con nessuno e non avrebbe mai immaginato che la sua vita di agente di pattugliamento e di scorta, sarebbe stata stroncata da un terrorista indottrinato all’odio, alla violenza politica, al delirio del trionfo della rivoluzione armata, in una Italia civile e democratica. Lino viveva la sua quotidianità di vita, col suo lavoro di padre di famiglia per mantenere la moglie e due figli. Era un uomo che sapeva stare in mezzo alla gente semplice, ai cittadini comuni, ai suoi amici sportivi e colleghi poliziotti. Noi lo dobbiamo considerare un “eroe della quotidianità” della periferia milanese.

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Un mese fa è morto un terrorista della Direzione Strategica della Brigate rosse, Prospero Gallinari. L’umana pietà e il cordoglio sono sentimenti inviolabili per rispettare i morti, ma non accettiamo la manipolazione di chi si serve di un funerale per cancellare il ricordo delle vittime innocenti con il riapparire dell’apologia del terrorismo degli anni ’70, che fu e rimane una tragedia nazionale, una pagina orribile e cruenta, un pezzo di storia buia, violenta, spietata, che ha spezzato la vita di circa 500 cittadini innocenti e inermi. Non esistono attenuanti e giustificazioni, per gli autori occulti d’ infami stragi fasciste e per i vili eversori della sinistra rivoluzionaria, che hanno ucciso: poliziotti, carabinieri, magistrati, politici, sindacalisti, avvocati, giornalisti, cittadini comuni. L’episodio del funerale ad un terrorista ci ha sgomentato per il clamore mediatico suscitato, da quei pugni chiusi che celebravano la violenza, anziché l’umanità di un brigatista rosso, che pure aveva commesso, a sangue freddo, 6 delitti. Vecchi reduci terroristi che hanno rivendicato un loro passato, che induce più alla rabbia che alla pena per un’adunata di nostalgici, che imbracciarono le armi come atto estremo di “falsa giustizia rivoluzionaria”. I conti con la storia vanno fatti, una buona volta, rispettando la sofferenza di chi ha visto le vite troncate dei loro cari e portano, tuttora, sulle loro carni le ferite aperte del ferimento. La centralità delle “Vittime del terrorismo” costituisce la memoria storica dell’Italia con i loro ideali e valori, con il senso del loro impegno, testimoniati con l’esempio e il sacrificio della propria vita. La figura di questi martiri della democrazia non può essere dimenticata e annullata, perché continuano a parlarci. Il terrorismo fu una tragedia nazionale; ha portato alla sconfitta le conquiste del movimento operaio e ha ucciso la speranza del cambiamento in Italia”.

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Alla moglie Elena, ai figli Giacomo e Alberto, la Milano civile e democratica esprime il suo affetto e solidarietà. La popolazione qui presente non dimenticherà Ghedini, che vive in questa piazza tra la sua gente e la vicinanza dei suoi colleghi e non mancheremo di portare a Lino un fiore della nostra riconoscenza e della nostra amicizia ! Ciao Lino! Ci rivedremo in Paradiso!

Antonio Iosa – Coordinatore dell’Area Territoriale AIVITER Lombardia

Giacomo Ghedini Poesia in onore di suo papà

19 FEBBRAIO 1977

SULLA TUA TOMBA OGGI PIANGE IL TUO BAMBINO,

UN GIORNO, FORSE, NON RESTERA’ NEANCHE UN FIORE,

LA TUA VITA SE NE E’ ANDATA IN UN SOFFIO DI VENTO,

COME UN TRENO CHE SOLCA LA SERA.

ANCHE TU ERI IRREQUIETO COME ME,

ANCHE TU NON RIDEVI FACILMENTE,

TROPPO PRESO NELL’ANSIA DELLA VITA

HAI SCORDATO COME SI VOLAVA.

NON HAI ATTRAVERSATO VASTI MARI E GRANDI PRATERIE,

HAI SOLO SBATTUTO LE ALI CADENDO NELLA RETE,

COME FACEVANO LE RONDINI E I PASSERI

AL TUO PAESE NELLA CAMPAGNA.