sabato , 24 febbraio 2018
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Caselli e la querela al figlio del collega ucciso

ROMA – Trent’anni fa, ai tempi della lotta al terrorismo combattuta al prezzo di attentati quasi quotidiani, una causa simile sarebbe apparsa impensabile: un magistrato che querela una vittima del fuoco brigatista e ne ottiene il rinvio a giudizio. Una storia antipatica per tutti e gonfia di paradossi, frutto di una rincorsa della memoria che a volte porta con sé ricordi sbagliati e parole mal dette o male interpretate, che a loro volta provocano guasti e irritazioni difficili a frenare. Fino a intasare un tribunale con un processo di cui gli stessi protagonisti vorrebbero fare a meno: imputato, parte offesa, avvocati e giudici. Sul banco degli accusati è finito Massimo Coco, figlio del procuratore generale di Genova assassinato l’8 giugno 1976 da un commando delle Brigate rosse, insieme agli uomini… Apri l’allegato pdf per continuare a leggere il contenuto