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42′ Anniversario della Strage di Piazza Fontana 12 Dicembre 2011 – Intervento Consiglio Comunale

Intervento Consiglio Comunale

42esimo anniversario
della Strage di Piazza Fontana

12 Dicembre 2011

Intervento del Sindaco di Milano, avv. Giuliano on. Pisapia


Signor Presidente,
Signori Consiglieri,
Carissimi Familiari delle Vittime di Piazza Fontana,

vi confesso la mia emozione.

Vi parla un milanese che insieme a tutta la città ha vissuto la Strage di Piazza Fontana come una ferita personale, un attacco alla mia libertà, alla libertà di tutti.

Quel 12 Dicembre Milano vedeva minacciata la democrazia e le libere Istituzioni per cui aveva combattuto in secoli di storia.

A quel funerale solenne e silenzioso era presente tutta Milano.

C’era la Milano dei lavoratori, delle famiglie. C’era la Milano della cultura, delle istituzioni, della scuola.
C’era chi aveva combattuto nella Resistenza per una libertà che qualcuno voleva distruggere.
C’era anche, invisibile ma presente, la Milano della storia, del Risorgimento e delle Cinque Giornate.
Tutti erano lì a dire no, insieme, a un progetto di morte e di tirannia. Un progetto che nasceva sconfitto. Sconfitto proprio dalla risposta unitaria e massiccia a quell’attacco.

Oggi qui noi nella sede della democrazia cittadina rinnoviamo quel no ad ogni eversione.

In questo siamo vincitori, perché insieme abbiamo sconfitto quel disegno autoritario. Perché Milano è oggi una città libera, in grado di scegliere il proprio destino, di cambiare, di decidere.

Ma c’è anche il segno di una sconfitta: quella della giustizia. Lo dico con particolare dolore, da uomo di legge. Non c’è stata Giustizia per Piazza Fontana.

C’è stata una volontà di giustizia, in molti inquirenti e giudici, in molti giornalisti e uomini di cultura.
C’è stata una richiesta forte di giustizia che è salita dalla città per 42 anni fino ad oggi. Ma sono mancati gli atti definitivi di giustizia. E’ mancata la definizione di una verità, e la sanzione dei colpevoli. Questa è una lacuna gravissima, una sconfitta per tutti. Una sconfitta cui Milano non si rassegna.

Milano non si accontenta, lo diciamo forte e chiaro, di mezze verità, di ipotesi, di piste investigative.

La storia ha già tracciato in modo chiaro i contorni di quella che fu l’eversione nera, che attentò alla democrazia con una stagione stragista di violenza inaudita.

12 Dicembre 1969 a Milano, 28 maggio 1974 a Brescia, 2 Agosto 1980 a Bologna: i tre maggiori atti terroristici ed eversivi della storia repubblicana hanno segnato l’avvio e la maturazione di una lucida strategia di sangue, cui si aggiunse il terrorismo rosso, cui Milano pagò un tributo di sangue altrettanto doloroso.

La verità emerge quando c’è unità. Oggi tutte le forze politiche sono qui a testimoniare che la domanda di verità non ammette divisione. Perché la verità è una, è quella dei fatti, e deve essere accertata fino in fondo.

Il Comune di Milano si impegna favore della verità, per le competenze che gli sono proprie.

Vogliamo offrire alla città occasioni di memoria, di conoscenza, di informazione. Con un finanziamento di 10.000 euro della Giunta, a copertura totale della spesa, abbiamo avviato la digitalizzazione degli atti processuali oggi divisi in tre sezioni separate di archivio.

Saremo così in grado di aprire alla città e al mondo, in unico supporto digitale, tutta la documentazione sugli avvenimenti di quegli anni, per una rigorosa ricostruzione dei fatti e per una analisi storica ancora più completa.

In questo progetto collaboriamo con l’Associazione Casa della Memoria, nata nel Duemila dalla collaborazione del Comune e della Provincia di Brescia con i familiari delle vittime.

E’ l’esempio di un metodo di lavoro che vogliamo attuare con perseveranza: costruire insieme la nostra memoria, aprirla alla città con strumenti che la rendano fruibile a tutti, coinvolgere gli Istituti di cultura che possono farne materia di approfondimento e di ricerca.

Tutto questo per sostenere, con ancora più forza, da una parte la richiesta di verità processuale, dall’altra la formazione dei giovani.

Fare memoria significa generare una idea di città che sia in tutto alternativa alla violenza e alla sopraffazione. Una città che ricorda è una città di pace: una pace che non può prescindere dalla giustizia.

Questa è la Milano che vogliamo, questa è l’Italia della nostra Costituzione.

Una costituzione che non piaceva ai terroristi e ai loro mandanti, ma che piace molto a noi.

Una Costituzione che ha vinto e che vogliamo continuare a far vincere. Perché la Costituzione siamo noi: donne e uomini liberi, consapevoli del valore della democrazia e del prezzo pagato per la sua costruzione e la sua difesa.

Grazie a tutti voi.