martedì , 26 settembre 2017
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35° Anniversario del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa 3/9/2017

L’AIVITER partecipa con gratitudine e commozione a questa iniziativa per ricordare il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo, in occasione del 35 anniversario della loro uccisione nella strage mafiosa di via Carini a Palermo.
Sono trascorsi 35 anni e oggi possiamo narrare la storia degli “anni di piombo”, grazie al Generale protagonista che, con le sue indagini, sconfisse militarmente e, direi anche politicamente, la galassia dei gruppi di fuoco della sinistra rivoluzionaria e, in particolare, il più pericoloso gruppo: le brigate rosse.
I nemici del Generale non furono solo i terroristi e i mafiosi, ma anche alcuni esponenti dei partiti politici e pezzi dell’apparato dello Stato.
Personalmente non avrei titolo per parlare se non fosse per due episodi che non so se valga la pena raccontare.
Il primo risale nel 1977 quando era in auge l’espansione del terrorismo ed era già stato sciolto il primo Nucleo Antiterrorismo dell’Arma dei Carabinieri, accusato di essere troppo repressivo verso la galassia dei gruppuscoli extraparlamentari.
Ricordo che a Quarto Oggiaro, ove erano forti i conflitti politici e sociali, si parlava molto del Generale anche in alcuni dibattiti al mio Circolo culturale Carlo Perini. All’epoca mi confrontai con un compagno della sezione locale del PCI, che mi chiese cosa ne pensassi del Generale Dalla Chiesa e della natura politica delle brigate rosse. Gli risposi elogiando l’operato investigativo del Generale, dicendo che i militani dei gruppi di fuoco rappresentavano l’ala massimalista e una porzione della cultura marxista-leninista rivoluzionaria, appartenente all’album di famiglia del vecchio PCI.
Il mio interlocutore mi tacitò con tono assertivo che “le sedicenti brigate rosse altro non erano che un’invenzione del Generale per screditare il PCI”.
L’altro episodio mi riguarda più da vicino, quando il Generale gestiva il pentito brigatista “Patrizio Peci” incarcerato a Torino e che fra le tante rivelazioni sulla sua organizzazione terroristica, informò della Colonna brigatista nel covo di via Fracchia a Genova.
Il Generale inviò i suoi uomini per arrestare i capi della colonna genovese e, nello scontro a fuoco con i carabinieri, morirono 4 terroristi, compreso il capocolonna Riccardo Dura, che aveva barbaramente ucciso il sindacalista dell’Ansaldo Guido Rossa.
4 gioni dopo tale attentato di via Fracchia, la colonna milanese delle br. decise un’azione di rapresaglia per vendicare i quattro caduti genovesi.
Il 1 Aprile 1980 ci fu l’irruzione in una sezione della DC da parte di un commando brigatista che gambizzò 4 democristiani.
Fra questi c’ero anch’io, che fui ricoverato all’Ospedale Fatebenefratelli.

Il 2 Aprile, fra le tante visite, vidi giungere, alle 10.30 al mio capezzale, il Generale Dalla Chiesa per darmi la sua solidarietà a nome delle Forze dell’Ordine e mi portò anche i saluti dell’allora Ministro dell’Interno, l’ on. Virginio Rognoni.
Pur frastornato dal dolore per la gravità delle ferite riportate, rimasi stupito dall’umanità dimostrata dal Generale, che interpellò i medici sulla gravità del mie condizioni di salute. Il Generale sembrava un uomo impassibile nella sua divisa militare, ma dimostrò di avere un cuore. Si interessò di me, ferito dai terroristi, parlando con i medici sulle mie condizioni di salute e mi salutò con una calorasa stretta di mano. Il Generale sapeva che io apprezzavo l’impegno dei Carabinieri per garantire la legalità e contrastare la violenza nelle piazze, nelle Università, nelle Fabbriche, nei quartieri di proletariato e sottoproletariato delle periferie urbane.
Ai due motivi personali ne aggiungo un terzo che giustifica la mia partevcipazione a questo incontro presso il Monumento al Carabiniere.
Sono il coordinatore lombardo dell’Associazione Italiana Vitime del Terrorismo ed è mio dovere ricordare l’eredità civile del Generale.
La mia Associazione non può dimenticare “La Notte della Repubblica” e la storia dello stragismo e del terrorismo degli anni ‘70 che ha causato 489 vittime. Il comune impegno civile ci porta a ricordare che Milano è stata la capitale della strategia della tensione e degli opposti estremismi e ha pagato un elevato contributo di sague con 44 morti uccisi per stragi neofasciste, 49 per atti di terrorismo, senza dimenticare 25 giovani studenti di opposte fazioni politiche che si scontravano a Milano tra loro e con le stesse forze dell’ordine, in un contesto storico di violenza e di guerriglia urbana, che rendeva difficile affermare il valore della vita umana in un clima di odio e di resa dei conti con i nemici da abbattere.
Ricordo che ogni volta che il Generale Dalla Chiesa veniva promosso ad incariche nella sua carriere militare la risposta delle brigate rosse fu sempre immediata con attentati terroristici, come successe a Milano quando fu nominato Comandante alla Diviesione Pastrengo.
L’8 gennaio 1980 avvenne a Milano la strage di 3 poliziotti del Commissariao Ticinese in via Schievano (Antonio Cestari,Rocco Santoro, Michele Tatulli).
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L’AIVITER ha sede presso la Casa della Memoria di Milano e considera i caduti uccisi dalla mafia come nostri fratelli maggiori e sente l’impegno di coniugare la memoria delle vittime con il dovere della collaborazione tra associazioni, con gesti di memoria collettiva condivisa, perché la memoria è il fondamento della storia e dell’espereinza umna e ci fa guardare con speranza al futuro per educare i giovani alla legalità, alla non violenza, al rispetto della vita umana, per costruire percorsi didattici come ci ha insegnato Libera, l’Associazione di Don Ciotti e di Nando Dalla Chiesa.
Ci sono storie di uomini veri da raccontare, vite spezzate, che ci fanno toccare l’ingiustizia. Narriamo tutta intera la vita dei nostri caduti in tanti modi diversi con queste e più iniziative della società civile, quasi “Mille e una Notte”, per ricordare le vittime come persone in carne aed ossa, come quella del Generale “un papà in alamari”, raccontataci dai Nando, Simona e Rita Dalla che ci hanno donato un altro libro.
Grazie a Paola Setti Carraro che ricorda la crocerossina, eroina della quotidianità, Emanuela e all’agente autista di scorta Domenico Russo.
Stamattina le istituzioni hanno ricordato degnamente il Generale con la S. Messa di Suffragio alla Basilica di S. Maria alle Grazie e poi con la cerimonia della solenne deposizione delle Corone a questo Monumento.
L’AIVITER ricorda il Generale come l’antesignano della lotta al tragico terrorismo rosso, quando dal 1973 affrontò la sfida sul campo di battaglia.
Non tocca a me fare il curriculm di vita del Generale, che esercitò la sua azione dal 1947 contro il banditismo della Campania e in Sicilia.
So che ebbe incarichi a Roma e a Milano e dal 1966 al 1973 ritornò in Sicilia, col grado di Colonnello e col compito primario nella lotta contro la mafia, ove la mattanza dei servitori dello Stato era in auge nella città di Palermo.
Nel 1973 fu promosso a grado di generale di brigata e nel 1974 a Comandante della Regione Nord –Est (Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria) e si trovò a combattere contro il tragico terrorismo rosso e i tanti gruppi di fuoco rivoluzionari. Nell’Aprile del 1974 gestì, con la Magistratura, il sequestro del giudice genovese Mario Sossi. Nel maggio del 1974 fu costituito il primo Nucleo lotta dell’Arma dei Carabinieri contro il terrorismo, composto da 9 ufficiali, 22 sottoufficiali e 9 militari. Il nucleo arrestò i due capi storici Renato Curcio e Alberto Franceschini.
Nel 1975 sedò una grave rivolta di detenuti nel carcere di Alessandria.
Fra “Tutti gli uomini del Generale” voglio ricordare tre Carabinieri caduti nella lotta contro il terrorismo.
Il primo è il maresciallo dell’Arma Felice Maritano, che faceva parte del primo Nucleo speciale antitetorrismo a Milano. Il suo nucleo investigativo riuscì a scoprire il covo dei terroristi rossi il 15 ottobre 1974 nella frazione di Robbiano a Mediglia, ove fu rinvenuto un covo delle brigate rosse ricco di documentazione importante. Nel corso dell’operazione ci fu una sparatoria e il maresciallo Maritano fu ferito mortalmente da Roberto Ognibene. I suoi funerali si tennero con grande presenza delle istituzione e di pubblico a Genova in un clima pesante d’intimidazione con scritte inneggianti alle brigate rosse, insulti e minacce.
Nel 1975 i Carabiieri del Nucleo speciale liberarono l’industriale Vittorio Vallarino Gancia che era stato sequestrato dai brigatisti a scopo di estorsiome. A Cascina Chiocca ci fu lo scontro con Renato Curcio, ch’era riuscito ad evadere dal carcere con la complicità di Mara Cagol. Nello scontro a fuoco perirono il Carabiniere Giovanni D’Alfonso e la terrorista Mara Cagol, che difese col mitra il suo fidanzato Renato Curcio, in fuga sui monti dell’alessandrino.
Voglio ricordare anche il maresciallo dei Carabinieri Ezio Lucarelli ucciso a Milano in via Ofanto a Lambrate il 25 Novembre 1980 dal gruppo dei fuoco neofascista dei NAR (Nuclei armati rivoluzionari), che nella solo Milano uccisero 8 persone. Il terrorismo rosso al 95% ebbe anche quello minoritario dei NAR di segno opposto e fascista.
Non posso dimenticare maresciallo dei Carabinieri Valerio Renzi, ucciso a Lissone il 16 Luglio 1982 dai Comunisti organizzati per la liberazione proletaria.
Nel 1976 il Nucleo Antiterrorismo del Generale fu stranamente sciolto, perché vi erano contrasti interni e si sottovalutò il pericolo del terrorismo rosso.
Nel Febbraio del 1978 Dalla Chiesa perse, a Torino dove abitava, la moglie Dora (come me di origine pugliese e nativa di Bari) per un infarto. Il Generale visse anni nel dolore e nello sconforto totale, sempre proteso a lottare contro il terrorismo.
Nel 1978 fu nominato Coordinatore del Servizio di Sicurezza degli Istituti di Prevenzione e Pena con poteri speciali affidategli dal Ministro della Giustizia Virgiuio Rognoni. Fu ricostituito il reparto operativo speciale di lotta alla brigate rosse e agli autori dell’uccisione dell’on. Moro.
Ci furono proteste a sinistra perché si catalogò tale concessione come “atto di repressione” e invece fu la salvezza della democrazia, che portò alla sconfitta del terrorismo Non è questa la sede per passare in rassegna i successi ottenuti dal Nucleo Antiterorrismo dell’Arma dei Carabinieri in migliaia di episodi di lotta al terrorismo, individuando covi clandestini delle organizzazioni criminali e arrestando molti capi e militanti delle gruppi terrristici, in primis, delle b.r.
Dalla Chiesa non solo arrestò i capi storici delle br, ma scoprì il covo dei brigatisti in via Montenevoso a Milano e arrestò, Franco Bonisoli, Lauro Azzolini e Nadia Ponti con il rinvenimento delle lettere originali che l’on . Moro scrisse durante i 55 giorni di prigionia.
Il Generale consegnò le lettere al Primo Ministro on. Giulio Andreotti, ma gli originali sparirono e molto è stato scritto sul mistero della loro scomparsa.
Nel 1979 Dalla Chiesa fu trasferito a Milano alla Divisione Pastrengo e riuscì ad arrestare Rocco Micaletto e Patrizio Peci con il quale iniziò la stagione del pentitismo e della sconfitta militare del terrorismo.
Nel 1981 fu promosso Vice Comandante Generale dell’Arma.
Nel 1982 fu nominato Prefetto di Palermo per combattere e sconfiggere la mafia.
Vi rimase solo 3 mesi, perché il 3 settembre avvenne l’agguato mafioso di via Carini con la sua uccisione, quella della moglie e dell’agente di scorta suo autista.
Il Generale Dalla Chiesa, grazie alla sue capacità investigative e al suo fiuto politico diede ai partiti politici di maggioranza e di opposizione la chiave di volta per chiudere il capitolo degli anni di piombo con la la nobile gestione del pentito Patrizio Peci che produsse la legge sul pentitismo, che distrusse il terrorismo decretandone la sconfitta militare e politica delle br e dei tanti gruppi rivoluzionari.
Non c’è spernza senza memoria e tanto meno futuro. Le nostre voci della società civile rafforzano i progetti educativi per dare strumenti conoscitivi alle nuove generazioni per condannare il crimine e non restare indifferenti di fronte alle tragedie di ieri e di oggi.
Ricordiamoli sempre i nostri morti ogni volta possibile con nome e cognome.
Le ferite sono aperte e solo la memoria ci libera dalle scorie del passato, certi che quello che mafia, terrorismo e corruzioni erano un male ieri, rimangano un male anche oggi e in futuro e dobbiamo l’impegno alla legalità alle nuove generazioni.
Antonio Iosa coordinatore AVITER e ferito dalle br. il 1° Aprile 1980