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30′ anniversario dall’assassinio di Manfredo Mazzanti commemorazione e posa della targa in memoria – 28 novembre 2010

28 novembre 2010

Commemorazione di Manfredo Mazzanti

Il Comune di Milano, coerente con i contenuti della legge istitutiva del Giorno della memoria del 9 maggio e con il suo “Progetto di Casa della Memoria”, sente il dovere di ricordare tutte le vittime del terrorismo, per non dimenticare, per chiedere verità, giustizia e certezza delle pene, per promuovere, con ogni mezzo, un’azione permanente di educare le nuove generazioni alla legalità, alla non violenza, al rispetto della vita umana e fare rivivere i nostri morti.

Ringrazio per la sua presenza il figlio di Manfredo Mazzanti, l’amico Mario, ch’è fra noi e al quale tutti rivolgiamo il nostro commosso saluto.

Vorrei ricordare che il 1980 fu un anno tragico per la Milano degli “anni spietati”, quando imperversava “ il terrorismo”.
Solo nel 1980 si contarono ben 9 delitti 15 ferimenti. Ecco i nomi dei caduti:

– Antonio Cestari, Rocco Santoro, Michele Tatulli, i tre poliziotti del Commissariato Ticinese, uccisi in Piazza Schievano dai br. della W. Alasia, l’8/1.
– Paolo Paoletti, direttore tecnico dell’Icmesa, ucciso da Prima Linea in via De Leyda a Monza, il 5/2.
– Guido Galli, magistrato, ucciso da Prima Linea all’Università Statale, il 19/3.
– Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera, ucciso in via Salaino 1 dalla “Brigata 28 Marzo – Guerriglia rossa”, il 28/5.
– Renato Briano, dirigente industriale della Ercole Marelli, ucciso dalle brigate rosse sulla MM1, nel tratto Lima/Gorla, il 12/11.
– Ezio Lucarelli, Carabiniere, che abitava a Cusano Milanino, ucciso a Milano dai NAR in un’azione di controllo ad un garage-carrozzeria di Lambrate, il 26/11.
– Manfredo Mazzanti, dirigente industriale della Falck Unione, ucciso dalle brigate rosse in via P. Orseolo (angolo via Savona), il 28/11.

Il 28 novembre 2010i, il Comune di Milano, in occasione del 30′ Anniversario dell’uccisione di Manfredo Mazzanti, ha scoperto , una targa alla “memoria” qui in via Orseolo (angolo via Savona). Analogamente, alle ore 12, il comune Sesto San Giovani, ha scoperto una seconda targa, all’altezza dell’attuale viale Italia 548, nella scuola di Formazione “Concordia”della Falck.

Manfredo Mazzanti, nato il 25 gennaio 1926 a Santa Croce sull’Arno provincia di Pisa, era un ingegnere direttore tecnico dello stabilimento “Falck Unione”, quando alle ore 7.30 del 28 novembre 1980, fu ucciso, all’età di 54 anni, da un commando terroristico nei pressi della sua abitazione a Milano, in via Orseolo, mentre si recava al lavoro.

Si trattava di una zona della città, che aveva assistito sgomenta, già sei mesi prima a solo “cento passi” da qui, in via Salaino, all’uccisione di Walter Tobagi.

Siamo in una porzione di territorio, compreso tra la stazione di Porta Genova – via Savona, ove sorgevano molti stabilimenti industriali. Ricordo che il giorno dell’uccisione ben due pullman di lavoratori della Falck erano pronti a partire per prestare soccorsi ai terremotati dell’Irpinia, ma che si riunirono in assemblea, assieme ad altri operai, per condannare un vile attentato contro un dirigente di fabbrica aperto al confronto e al dialogo, anche se non era direttamente impegnato nelle trattative sindacali, ma che amava il suo lavoro ed era sempre gioviale come tutti i toscani e quando andava in mensa sedeva al tavolo con i lavoratori, non nella saletta dei dirigenti.

Mazzanti era una persona di profonda umanità e ascoltava tutti i suoi collaboratori. Era una persona normale, con una famiglia normale (moglie e figlio) e con amicizie normali come ce ne sono milioni in Italia.

Ricordo, altresì, proprio nella qui vicina via Tortona, Renato Curcio fondò, nel 1970, il primo nucleo delle brigate rosse a Milano “Il Collettivo Metropolitano” e, successivamente, nacque la prima colonna brigatista nel vicino quartiere popolare di Lorenteggio, ad opera del brigatista Pierino Morlacchi, che è ritornato d’attualità per le gesta dei due figli simpatizzanti delle neobrigate rosse.

I due brigatisti autori del delitto al momento della sparatoria gridarono” abbiamo ucciso un servo dei padroni”! Subito dopo fuggirono prima a piedi e poi in bicicletta. L’omicidio fu rivendicato dalle brigate rosse colonna Walter Alasia, che operava attivamente con omicidi mirati nella città di Milano, causando 8 morti e oltre 25 feriti.

Mazzanti lasciò la moglie e l’unico figlio, Mario, di 24 ed era studente in medicina e pochi anni dopo già anni esercitava la professione del chirurgo ospedaliero. Oggi abita a Treviglio nella provincia di Bergamo e fa il dentista a Peschiera Borromeo.

La direzione strategica nazionale delle brigate rosse “W.Alasia”, capeggiata da Mario Moretti e Barbara Balzerani, smentì l’attentato che, peraltro, fu opera della omonima colonna milanese, capeggiata dalla terrorista Pasqua Aurora Betti, che si sostituì a Moretti e alla Balzerani, accusati di avere provocato il distacco dalle brigate rosse della classe operaia e, soprattutto, nelle fabbriche dell’area metropolitana milanese.

La strategia della direzione centrale terroristica con sede a Roma fu contestata e messa in discussione dal gruppo milanese nell’estate del 1980, che si dichiarò autonomo con il seguente direttivo strategico: Niccolò De Maria, Roberto Adamoli, Maria Rosa Belloli e Michele Galli per compiere una maggiore penetrazione nel tessuto sociale delle fabbriche e nei quartieri popolari della nostra periferia urbana.

Tale contrasto interno non solo mise in evidenza la crisi del gruppo eversivo, ma segnò l’inizio della loro sconfitta militare, che si accentuò nel 1981 con la decimazione degli appartenenti a questa sanguinaria formazione di comunisti combattenti, sino all’arresto di tutti i componenti della colonna terroristica. Nell’inverno del 1983 tutti i terroristi di questo feroce gruppo di fuoco furono incarcerati. Nel 1984/85 gli 87 militanti brigatisti furono , processati con istruttoria dei Pubblici Ministeri Filippo Grisolìa e Antonio Lombardi e furono condannati all’ergastolo, quali autori di ben 83 delitti e centinaia di ferimenti a livello nazionale.

Sono grato ai Comuni di Milano e di Sesto San Giovanni, che rendono onore ad un padre di famiglia, dirigente di una grande azienda metalmeccanica, barbaramente trucidato mentre si recava in ufficio in quel polo industriale sestese delle “tute blu” della Falck, ora diventato una grande azienda del settore energetico a livello nazionale e internazionale.
L’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, che opera da 25 anni per preservare la memoria e garantire i diritti dei familiari delle vittime e dei feriti, invita tutti i presenti a stringersi in uno abbraccio di solidarietà al figlio Mario, qui presente che, non ha mai reciso le radici con le città di Milano e di Sesto San Giovanni.

Oggi 30′ anniversario del’omicidio di Manfredo Mazzanti diventa unanime il nostro ricordo, nella storia dolorosa della città e tutti i familiari delle vittime del terrorismo e i feriti si sentono fratelli di sangue del figlio Mario.

Il 20 novembre Il Comune di Sesto S. Giovanni ha ricordato i tre dirigenti industriali: Renato Briano, Manfredo Mazzanti e Paolo Paoletti con un convegno nazionale di riflessione storica su “Fabbriche e Terrorismo” durante quel tragico periodo della strategia della tensione e degli opposti estremismi che portava sabotaggi e terrore all’interno anche delle fabbriche.

Un convegno che ci ha fatto capire come, grazie alla mobilitazione unitaria dei lavoratori e della società civile, è stato possibile sconfiggere il terrorismo a Milano, in Lombardia e in Italia.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER


associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione
contro l’ordinamento costituzionale dello stato

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