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23 dicembre 2011, pubblicato “La patria chiamò”, il libro-diario di Luca BARISONZI, l’alpino rimasto paralizzato a seguito di un attentato terroristico in Afghanistan

Esce il libro-diario di Luca Barisonzi, l’alpino gravemente ferito in Afghanistan a seguito di un attentato terroristico

Da oggi è in libreria, a cura di Paola Chiesa, “La Patria chiamò“, il libro del Caporal Maggiore degli Alpini Luca Barisonzi ferito il 18 gennaio 2011 in Afghanistan.

Ogni copia venduta contribuirì alla realizzazione di una casa domotica (tecnologicamente avanzata) per Luca, costretto all’immobilità degli arti ma non dello spirito. A voi, il Caporal Maggiore Luca Barisonzi.

INTERVISTA

Caro Luca, “La Patria chiamò” è il titolo del tuo libro, cosa significa per te oggi Patria? E’ cambiata la tua idea dopo l’Afghanistan?

La Patria è rimasta per me la stessa cosa. Oggi anche senza la possibilità di usare le gambe e le braccia come vorrei prevedo per il mio futuro un impegno nell’aiutare il mio paese e tutti gli italiani in particolare chi come me vive in carrozzina.

Quel giorno, quando ti hanno sparato, quando ti sei trovato a terra, quando, senza retorica l’Italia era a terra con te, vuoi raccontarcelo?

Mi trovavo su una collina sopra la valle di Morghab e avevo con la mia squadra appena terminato il turno notturno di guardia. Da lassù controllavamo il movimento in entrata ed in uscita da Bala Morghab di persone e mezzi con l’obiettivo di intercettare eventuale traffico di oppio. Questa era una delle principali attività che svolgevamo con la collaborazione dell’Esercito Afgano. Quella mattina mentre mi trovavo in prossimità del veicolo LINCE un soldato dell’ANA (Afghan National Army) mi si è avvicinato, convinto che avesse bisogno di qualcosa gli sono andato vicino e lui ha esploso due colpi contro di me. Sono caduto a terra e non potevo muovermi, ho sentito altri spari attorno a me, i miei compagni urlavano, chiamavano il mio nome e mi chiedevano di tener duro di non mollare finché uno di loro non si è avvicinato e mi ha detto che i soccorsi stavano arrivando e che la ferita era lieve. Di li a poco un elicottero americano mi ha esfiltrato portandomi nella base avanzata di Bala Morghab dove sedato ho perso conoscenza.

Qual è stato l’atteggiamento delle istituzioni politiche e dei media? Come ti sei sentito da uomo simbolo?

Tutti mi sono stati vicini fin da subito e si sono interessati alla mia vicenda. Sono onorato di poter continuare a rappresentare l’Esercito e gli Alpini. Dopo ciò che è successo sento di non dover arrendermi perché lo devo a Luca Sanna, a tutti gli italiani alle persone che mi sono state accanto sempre e comunque: la mia famiglia, i miei amici, i colleghi, i fratelli della missione gli Alpini in armi e in congedo perché se ho perso qualcosa ho ora la possibilità di far vedere a tutti che “non mollare”, essere felici e dare agli altri è possibile anche seduto in carrozzina.

Quando sei stato ferito è caduto il caporalmaggiore Luca Sanna, come lo ricordi, che uomo era?

Luca mi ha insegnato tanto perché un ragazzo di vent’anni che va in missione ha le idee chiare su tante cose ma ha ancora tanto da apprendere e capire da chi ha più anni di esperienza di lui. Luca era una persona solare, pieno di voglia di fare, era sempre il primo a proporsi e l’ultimo ad arrendersi. Riusciva a strappare un sorriso anche nei momenti più bui.Preparatissimo in ambito militare Luca era il fratello che ogni soldato vorrebbe a guardargli le spalle.

Perché hai scelto di fare il soldato?

Ho sempre visto il soldato come una persona che va ad aiutare altre persone nei luoghi più remoti. Io ho scelto di essere un Alpino. Credo che soldati si nasca, è una vocazione alla quale ci si dona totalmente.
Mi sono sentito un soldato quando ho iniziato a scoprire che ci sono dei luoghi dove la gente ha bisogno di un aiuto anche senza chiederlo, posti dove la guerra ha distrutto e cambiato ogni prospettiva di vita e le persone hanno bisogno di una mano per trovare un po’ di normalità.

Sei soldato ancora e devi combattere una nuova battaglia, quali sono le armi che hai e quali quelle di cui hai bisogno?

Tutto ciò che sono le mie esperienze, la mia voce e la voglia di far vedere a tutti che non bisogna arrendersi. Ho bisogno dei miei fratelli di sangue e non, vorrei raccontare di come diventare un Alpino e che credere in qualcosa di grande possa cambiarti la vita.

Cosa rappresenta per te questo libro?

La possibilità di diffondere e condividere ciò in cui credo, la mia storia e magari motivare chi sente il bisogno di nuovi stimoli.

I problemi che la vita ci pone ad ostacolo possono essere aggirati o anche evitati, ma ci sono persone che sanno insegnarci come trovare la forza per affrontare i problemi, risolverli e vivere per diventare persone migliori. Luca è un ragazzo che sta scrivendo la storia di tutti noi.

FEDERICO GANGI – IL DISCORSO