martedì , 19 giugno 2018
Ultime News
Home » Notizie » Cerimonie ed anniversari » 17 febbraio 2011 – 30′ anniversario dall’omicidio di Luigi Marangoni, Direttore Sanitario del Policlinico di Milano – Comunicato stampa

17 febbraio 2011 – 30′ anniversario dall’omicidio di Luigi Marangoni, Direttore Sanitario del Policlinico di Milano – Comunicato stampa

Intervento del Sindaco di Milano, on. Letizia Moratti
in occasione del 30′ anniversario dall’omicidio di Luigi Marangoni,
Direttore Sanitario del Policlinico di Milano

Cari Amici,

– un giardino in città è un luogo di speranza e di riflessione, soprattutto quando viene intitolato a una persona che ha pagato con la vita la fedeltà alla democrazia e alla libertà.

– Luigi Marangoni aveva scelto Milano per la propria professione di medico. Fare il medico era per lui più che un lavoro: era una testimonianza di umanità e dedizione agli altri.

– Un medico che ha messo al centro del proprio lavoro la persona, l’uomo. La sua competenza lo aveva portato ai massimi livelli della carriera: era il Direttore sanitario del Policlinico di Milano.

– Le mani che trenta anni fa lo uccisero vollero colpire in lui la civiltà dell’amore, del dovere, della fedeltà al proprio Paese e alle Istituzioni. Luigi Marangoni venne ucciso da una colonna delle Brigate rosse il 17 febbraio 1981.

– L’omicidio fu l’ultimo atto di una lunga serie di minacce che Marangoni subì per la sua fedeltà alla legge: aveva denunciato gli autori dei molti sabotaggi che avvenivano all’interno del Policlinico, dove si era costituito un nucleo di brigatisti.

– Luigi Marangoni ripudi la logica dell’indifferenza: quella che negli stessi anni faceva dire a molti “né con lo Stato né con le BR”. Marangoni scelse con chiarezza la democrazia e la libertà, e pagò con la vita.

– Oggi sono con noi la moglie Vanna e la figlia Francesca. Oggi come allora Milano si stringe a voi commossa nel ricordo di Luigi. Suo marito, Vanna, suo padre, Francesca, continua ad essere per tutti noi motivo di orgoglio e di impegno civile.

– Milano onora in Luigi Marangoni un testimone della libertà. Milano ha pagato il prezzo più alto negli anni del terrore. Nel 2011 ricorre il 30′ Anniversario di 8 vittime del terrorismo uccise a Milano e in Lombardia: oltre a Luigi Marangoni, Antonio Frasca, addetto alla vigilanza all’Alfa Romeo, Luigi Carluccio, Brigadiere di PS., Francesco Rucci, Vicebrigadiere di custodia a San Vittore; Carlo Buonantuono e Vincenzo Tumminello, Agenti di PS, Eleno Anello Viscardi, Agente Digos.

– Ricordare il sacrificio di Luigi Marangone significa rinnovare l’impegno di una città intera per la libertà e per la democrazia. Sono con noi i ragazzi della Scuola Media Negri: un segno del coinvolgimento delle nuove generazioni nella costruzione di una memoria attiva e condivisa.

– Per questo Milano ha scelto di realizzare insieme a tutte le Associazioni una Casa della memoria che raccolga le testimonianze di coloro che hanno subito la violenza del totalitarismo e del terrorismo nel corso del Novecento.

– Uno spazio che non sia solo celebrativo: una struttura che generi conoscenza, che sia aperta alla città e al contributo di tutti.

– La realizzazione della Casa della Memoria prosegue insieme a tutte le Associazioni. E’ un progetto che ho voluto personalmente e che insieme stiamo realizzando.

Grazie a tutti voi

Comunicato stampa dell’AIVITER in occasione del 30′ anniversario dall’omicidio di Luigi Marangoni, Direttore Sanitario del Policlinico di Milano


associazione italiana
vittime del terrorismo e dell’eversione
contro l’ordinamento costituzionale dello stato

SEZIONE LOMBARDIA
via san marco, 49 – 20121 – milano
cell. 3355458438 – 3334552091 – tel./fax 02-39261019
www.vittimeterrorismo.it , www.casamemoriamilano.it

Nell’ambito del Progetto “Casa della Memoria” del Comune di Milano siamo qui a ricordare l’assassinio di Luigi Marangoni ad opera delle brigate rosse, a distanza di 30 anni.
L’AIVITER e la cittadinanza milanese sono costrette a riflettere, pensare, ragionare, scomporre e ricomporre un periodo storico di lotte e di sconfitte non solo nel settore ospedaliero, ma anche nelle fabbriche, nelle università, nei quartieri popolari della periferia di Milano.
Marangoni fu ucciso per la sua priorità di servire gli ammalati; per il suo impegno alla formazione professionale degli infermieri; per la sua attenzione verso gli ultimi; per il senso della sua lotta per la giustizia sociale sviluppata nel rispetto del malato e della persona umana; per il suo impegno a non desistere di fronte a minacce ed insulti, pur di compiere coraggiosamente il proprio dovere onde garantire un’adeguata assistenza a tutti i ricoverati del Policlinico.
E’ vero Luigi si trovò spesso isolato, perché medici, infermieri e personale ausiliario si sentivano sotto tiro da parte dei terroristi annidati nel Policlinico.

 

***

 

Alle 8.20 del 17 febbraio 1981, il dr. Luigi Francesco Marangoni, Direttore Sanitario del Policlinico di M il ano, fu crivellato di colpi da quattro terroristi della colonna brigatista Walter Alasia a bordo di una Ritmo bianca e armati di mitragliette e di lupara. Il commando terroristico lo aspettò di fronte alla rampa di uscita dal suo garage, mentre si recava a lavorare, proprio sotto casa in via Don Gnocchi, 9 nel quartiere San Siro di Milano.
Il dr. Marangoni cadde sotto gli occhi della moglie Vanna, che assistette a tutta la scena dalla finestra di casa e si precipitò a prestare soccorso al marito morente. I terroristi fuggirono dopo un conflitto a fuoco con un funzionario di Pubblica Sicurezza e il suo autista, richiamati dagli spari e accorsi sul posto.
Luigi Marangoni lasciò la moglie Vanna e due figli ragazzi, Matteo e Francesca.

 

***

 

Nel 2011 ricorre, in Milano e in Lombardia, il 30′ Anniversario di 8 vittime del terrorismo. Il 17/02 abbiamo ricordato con una S. Messa il Luigi Marangoni, Direttore del Policlinico e ricorderemo il 3/Giugno Antonio Frasca, addetto alla vigilanza all’Alfa Romeo, ucciso a Settimo Milanese; il 15/Luglio, Luigi Carluccio, Brigadiere di PS. morto a Como; 18 Settembre Francesco Rucci, Vicebrigadiere agente di custodia a San Vittore; 19 Ottobre Carlo Buonantuono e Vincenzo Tumminello, Agenti di PS, uccisi in via Vallazze e il 13 Novembre Eleno Anello Viscardi, Agente Digos, ucciso alla Stazione Centrale.

 

***

 

L’assassinio del Direttore Sanitario del Policlinico di Milano si inquadra in un’epoca storica in cui lo scontro politico e sociale si radicalizza nel mondo della sinistra storica rivoluzionaria ed extraparlamentare, nel mondo della cultura, degli intellettuali della carta stampata e dell’arte, nei posti di lavoro tra gli operai delle fabbriche, nelle università popolate da docenti e studenti, nei quartieri popolari abitati dal proletariato e sottoproletariato urbano.
Da tale condizione interna nascono i “collettivi autonomi”, che praticano lotte rozze e sono fautori della il legalità diffusa, sino a contrapporsi ai Sindacati tradizionali dai quali vengono tutti espulsi per la loro carica eversiva nella denuncia dello stato in cui versa la sanità, per colpa del sistema delle baronie.
Da tali “collettivi autonomi” si staccano nuclei di dipendenti ospedalieri, che abbracciano la lotta armata.
“ Lo Schizzettone”” era invece il foglio d’informazione delle lotte,del “Collettivo del Policlinico di M il ano”, dove si esaltavano momenti rivoluzionari, non solo teorizzati, ma praticati nella quotidianità del lavoro ospedaliero.
L’antagonismo negli Ospedali cominciò coi picchetti, cortei interni, assemblee, scritte sui muri, smontaggio dei letti, insulti, minacce, scioperi selvaggi.
Si ricorda che, proprio all’interno dell’Ospedale Maggiore di Milano, operava un nucleo delle brigate rosse, che diede vita ad una sezione ospedaliera terroristica intitolata a “Fabrizio Pelli”, uno dei fondatori storici delle br, morto di leucemia.
La vicinanza dell’Università Statale di Milano, epicentro delle contestazioni studentesche e degli scontri politici degli anni ’70, fece del Policlinico un centro di lotta della Facoltà di Medicina. Nel 1978, la sezione brigatista del Policlinico era costituita da 4 infermiere, capitanate da Ettorina Zaccheo delegata sindacale e caposala, che fu condannata all’ergastolo per omicidio , perché individuata come mandante del delitto Marangoni, da lei considerato un “obiettivo irrinunciab il e da colpire”.
Tale nucleo di fuoco ospedaliero si esplicitò non solo con il reclutamento brigatista tra i dipendenti, ma fu protagonista di continue minacce per creare un clima di terrore tra il personale del Policlinico.
Lo spargimento di sangue iniziò con gli attentati brigatisti del 1979, attraverso il feroce rito della “gambizzazione” contro Battista Ferla (24 Gennaio), capo infermiere del Policlinico, Ferdinando Malaterra e Nino Manfredini vice capi infermieri (20 Dicembre).
Questi infermieri furono feriti perché, in accordo col Direttore Sanitario dr. Marangoni, organizzarono turni di sorveglianza per assicurare un’adeguata assistenza ai malati e per prevenire manomissioni e sabotaggi.
Dalle gambizzazioni si passò all’omicidio politico del direttore sanitario, il 17 febbraio del 1981.
I terroristi rivendicavano l’assassinio politico con deliranti comunicati rivoluzionari.
L’omicidio politico, come obiettivo di lotta, dimostrava disprezzo e distruzione della vita umana e rese invalicabile il solco che si creò tra i cosiddetti combattenti e gli obiettivi delle lotte operaie e del movimento democratico; un solco che portò il popolo italiano a ribellarsi e a sconfiggere il terrorismo.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER