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1 aprile 2020: 40° ANNIVERSARIO ATTENTATO TERRORISTICO DI ANTONIO IOSA

40° ANNIVERSARIO ATTENTATO TERRORISTICO DI ANTONIO IOSA
“Nessuno tocchi Caino-Nessuno dimentichi Abele”!

Sono innumerevoli le testimonianze e le riflessioni di mio padre, Antonio Iosa, sull’attentato terroristico che l’ha ferito nel corpo e nell’anima. Lui prima di tutti, ma anche noi familiari che per quasi 40 anni l’abbiamo visto soffrire quotidianamente per i persistenti dolori fisici e le innumerevoli umiliazioni subite.

Il fatto che persone ed associazioni, abbiano organizzato o promuovano manifestazioni di solidarietà per i terroristi condannati o arrestati, o che taluni si ergano ancora a paladini della giustizia attraverso commemorazioni dei loro compagni assassini caduti, condannando e minacciando le forze dell’ordine, rappresenta il massimo dell’umiliazione per le famiglie delle vittime ed un gravissimo campanello di allarme per le istituzioni.

E questo fa ancora più male delle ferite fisiche perché provocano l’ampliamento della fascia di persone, che possono recepire il contenuto di una violenta contrapposizione.

Un anno fa mio padre lanciò tuttavia una profonda riflessione. Una sorta di testamento su di un tema a lui molto caro. Quello della memoria, l’unica arma per vincere i fantasmi dell’eversione, che ci inseguono da decenni, e che permetterà di trasmettere alle generazioni future i valori di giustizia, legalità e di rispetto della vita umana.

CHRISTIAN IOSA

40° Anniversario attentato terroristico “ Nessuno tocchi Caino- Nessuno dimentichi Abele”!

Il 1° Aprile 1980 le brigate rosse della colonna Walter Alasia condannarono a morte me ed altri tre amici democristiani durante l’attentato terroristico compiuto alla sezione DC di via Mottarone 5 a Milano, in un’azione di rappresaglia per l’uccisione di quattro terroristi il 28 Marzo in via Fracchia
a Genova da parte dei carabinieri dell’antiterrorismo. Quando il giovane brigatista, imbavagliato e incappucciato, mi prescelse per il rito dell’esecuzione sommaria assieme ad altri tre amici di partito osai rivolgergli la parola dicendogli: “Non spararmi ho moglie e due figli di 7 e 10 anni”.
La risposta del terrorista fu quella di puntarmi la pistola alla tempia sinistra, urlando: “Inginocchiati Stronzo! ”.
Poi insieme ad altri tre amici fui sospinto in fondo alla parete della sala per il rito dell’esecuzione, al quale assistevano atterriti una quarantina di soci ammutoliti. Il commando delle brigate rosse, composto da quattro terroristi, c’ingiunse d’inginocchiarsi, ma nessuno dei quattro lo fece, e allora ebbero un momento d’esitazione di fronte alla presenza del pubblico che assisteva alla macabra scena. Per fortuna anziché mirare alla testa come avevano deciso, i terroristi esplosero i colpi delle armi da fuoco mirando alle gambe e non alla testa.
Fu la nostra salvezza!
Gli anni di piombo sono tuttora una “Ferita aperta” e le vicende dei terroristi fuorusciti e il caso emblematico di Cesare Battisti e di Barbara Balzerani confermano quanto sia difficile chiudere la stagione degli “Anni di Piombo”, quando la consapevolezza del male compiuto e il ravvedimento sono troppo tardivi o, peggio, non arrivano.
Ancora più difficile risulta la “riconciliazione” con gli ex terroristi che legittimano la lotta armata come rivoluzione possibile per trasformare la società italiana degli anni ’70 in una logica rivoluzionaria leninista e adducendo nobili ragioni all’eversione armata contro il nostro ordinamento democratico scaturito dalla Costituzione Repubblicana. I terroristi non sono stati né eroi, né nuovi partigiani per regalarci un mondo migliore con un regime comunista in Italia, ma sono “ora e sempre” da considerate delinquenti e assassini di vittime innocenti.
La lotta armata fu una tragedia nazionale che provocò 489 vittime e migliaia di feriti, seminando odio, violenza, fanatismi, omicidi, stragi e distruzione dei valori umani, sociali e democratici. Bene fa la nostra Costituzione a rieducare tutti i detenuti nelle carceri e anche i terroristi per recuperarli e integrarli nella società.
Non è invece scritto nella nostra Costituzione un comma che legittima la lotta armata, dia un riconoscimento a chi ha commesso delitti politici e tanto meno
preveda di mettere in cattedra gli ex terroristi, come spesso accade nella realtà della situazione politica di ieri e di oggi.
Oggi assistiamo con sgomento a terroristi che continuano a predicare il mito rivoluzionario della lotta armata con le loro convinzioni da irriducibili e sono anche invitati a partecipare ad iniziative culturali, convegni e lezioni educative salendo in cattedra persino in ambienti istituzionali per parlare della lotta armata come pentiti, dissociati o nostalgici di una stagione di odio e di violenza.
Gli ex terroristi hanno la pretesa di educare i giovani alla legalità, alla non violenza, al rispetto della vita umana e questo non è scritto nella nostra Costituzione, ma solo nella mente dei perdonisti ad ogni costo che accusano lo Stato di detenzione della violenza carceraria e di pene ingiuste comminate ai protagonisti degli anni di piombo equiparati nelle sofferenze alle vittime. Molti cosiddetti “pentiti o dissociati” cercano sempre la giustificazione dell’ assassinio politico in nome di un fanatismo ideologico e in virtù di una presunta giustizia riparativa che di fatto legittima la lotta, equiparando vittime e carnefici in un unico concetto di sofferenza e d’ingiustizia patita: le vittime con l’uccisione dei loro cari, i carnefici con la carcerazione inflitta da uno Stato detentore assoluto della violenza, per cui viene chiesta l’abolizione carceraria per sostituirla con l’utopia del sistema della giustizia riparativa che spesso aggrava i problemi e distorce la verità storica per mancanza di consapevolezza di chi commette il male e preferisce che il carcere sia anche un centro di educazione alla malavita e al non pentimento.
Capita spesso che i terroristi e gli artefici della campagna innocentista d’intellettuali compagni di merenda e firmatari di roboanti appelli e manifesti continuano a solidarizzare con gli assassini per denunciare la deriva liberticida e autoritaria succube dei servizi segreti deviati degli anni ’70, senza avere la consapevolezza che all’epoca i valori della libertà e della democrazia sono stati salvaguardati dai partiti politici di governo che hanno combattuto e sconfitto le trame eversive di estrema destra stragista e di estrema sinistra rivoluzionaria.
L’allegata riflessione, lunga e barbosa da leggere, offre spunti al dibattito aperto su “Gli Anni di Piombo” e per quanto mi riguarda” Nessuno tocchi Caino, ma nessuno dimentichi Abele” e invito tutti al dovere della “Memoria per non dimenticare le vittime” ed è l’unico modo per farle rivivere tra noi.
Grazie per l’eventuale paziente lettura e molti cordiali saluti
Antonio Iosa

ALLEGATE RIFLESSIONI

 

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